“All’indomani della laurea un tasso di occupazione pari all’80%”

Alla vigilia dei corsi, in dirittura d’arrivo il prossimo 1° ottobre, e in attesa della pubblicazione della graduatoria di merito (che sarà redatta sulla base del punteggio ottenuto al TOLC-I, test di valutazione obbligatorio per l’accesso a tutte le Ingegnerie), i potenziali immatricolandi chiedono ai relatori: ‘Ma, quindi, quanta teoria si studia?’. L’itinerario formativo, elaborato già nello stadio embrionale in stretta collaborazione con l’Unione industriali di Napoli e col patrocinio dell’Ordine degli Ingegneri, è impostato secondo tali proporzioni: “un terzo di didattica frontale improntata a un’adeguata formazione di base, un terzo di tirocinio nelle imprese per imparare ‘on the job’ e, infine, un terzo di esperienza negli specifici cicli produttivi”, risponde il prof. Salatino. 
‘Cosa cercano le aziende?’. Candidati che dimostrino adattabilità ai contesti, capacità di problem solving, apprendimento, autonomia di giudizio nel processo decisionale, abilità comunicative, team building, creatività. In pratica, soft skills. “Nemico del lavoro è l’iperspecialismo. Il laureato più appetibile e competitivo porta nel suo bagaglio la giusta dose di cultura arricchita dall’integrazione flessibile di più discipline”, sottolinea l’imprenditrice di successo.
‘Cosa si studia?’. Entra nel vivo della proposta curricolare il prof. Andrea Irace, Coordinatore del Corso, che sottopone all’attenzione dell’uditorio la struttura degli insegnamenti, dipartiti per annualità e semestre. “Al primo anno: Programmazione, Matematica, Disegno per la Meccatronica, Fisica, Sicurezza sul lavoro, Architetture di Elaborazione, Elettrotecnica Industriale, Meccanica e Azionamenti Meccanici, Inglese. Al secondo: Elettronica per l’Industria, Telecomunicazioni, Sensori e Strumentazione di Misura, Reti di Calcolatori, Controllo di Sistemi Meccatronici, Soft Skills, Attuatori e Azionamenti Elettrici, Costruzione di Meccanismi. Al terzo: Robotica e Automazione Industriale, più tutta una serie di insegnamenti a scelta libera ramificati in due curricula (percorso Meccanico o Informazione)”. 
‘Perché è diversa da una classica Triennale?’. “Qualsiasi Corso di Laurea Triennale in Ingegneria è strutturato in previsione del prosieguo degli studi con l’iscrizione alla Magistrale. Il Corso Professionalizzante, invece, è autoconclusivo”, continua Irace. ‘E se si volesse comunque continuare col biennio?’. “Non è stata ancora ben definita questa possibilità, che in ogni caso richiederebbe l’integrazione di un debito formativo”, riprende Salatino.  Dulcis in fundo, l’interrogativo in sospeso per tutti gli aspiranti ingegneri in sala: ‘è davvero possibile trovare subito lavoro?’. È questa la sfida più grande, ma i docenti rassicurano: “i nostri calcoli prevedono all’indomani della laurea un tasso di occupazione pari all’80%”.
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