Via libera alle lauree professionalizzanti, la Federico II punta sull’Ingegneria Meccatronica

Al via ufficiale dall’imminente anno accademico la laurea professionalizzante in Ingegneria Meccatronica. A differenza del convenzionale percorso di tre anni, si tratta di un modello sperimentale orientato allo sviluppo di competenze trasversali di rapida ed efficace spendibilità nel tessuto produttivo in virtù del paradigma ‘learning by doing’. Insomma, “meno apprendimento libresco e più interazione diretta con problemi concreti”, con lo scopo di formare “figure ibride di ingegneri junior capaci di intervenire in più fasi della realizzazione di prodotti e processi industriali rispondendo con flessibilità alle esigenze delle aziende”. Presentato lo scorso 10 settembre nell’Aula Magna Leopoldo Massimilla presso la sede di Ingegneria di Piazzale Tecchio, il Corso costituisce un’assoluta new entry nel quadro di una revisione della formazione terziaria in Italia (penultima nella statistica dei Paesi Ocse per numero di laureati tra i 25 e 34 anni), “ma non in confronto con l’attuale scenario europeo, dove il ‘professionalizzante’ ormai rappresenta un esperimento collaudato con successo da molti Atenei stranieri”, in primis la Germania. Sono le parole con cui il prof. Piero Salatino, Presidente della Scuola Politecnica e delle Scienze di Base, accoglie calorosamente una platea di futuri studenti (provenienti in quota maggioritaria da istituti tecnici), genitori, docenti delle scuole superiori e indecisi dell’ultimo minuto che approfittando delle iscrizioni ancora in corso (scadenza prevista il 21 settembre, immatricolazioni aperte fino al 31 dicembre) hanno ben pensato di non sottovalutare le possibilità offerte da “un’area disciplinare nella quale convergono differenti ma contigui comparti del settore ingegneristico – elettronica, informatica, automatica e meccanica – in sintonia perfetta con i temi dell’industria 4.0 e delle tecnologie digitali”, spiega il prof. Giorgio Ventre, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione. Il Corso di Studio prevede il numero programmato, fissato a un numero massimo di 50 posti disponibili. “Né troppi e nemmeno troppo pochi: la cifra perfetta per strutturare un’offerta didattica all’altezza degli interessi di giovani fortemente attratti dagli aspetti più operativi e pratici dell’ingegneria nonché dalle metodologie impiegate nella filiera produttiva e i domini applicativi del cosiddetto Piano 4.0”, relativo cioè a “macchine sempre più complesse, connesse alla rete, sensori e software”, interviene il prof. Antonio Moccia, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Industriale. L’iniziativa ha radici in una riflessione maturata lo scorso anno in un clima di vivace fermento culturale tra Università – imprese che ha visto peraltro la nascita di un gemellaggio con l’Università degli Studi di Bologna. “Siamo entusiasti di inaugurare insieme questo progetto, avendo alle spalle una linea di indirizzo comune: una grandissima tradizione e la volontà di rinnovarla reagendo alle spinte dei recenti processi di innovazione”, comunica via skype il prof. Lorenzo Marconi dell’Alma Mater Studiorum. 
Call aperta 
alle aziende
I principali stakeholder sono le aziende associate (non solo locali) “sulla base di intese preliminari che confluiranno in proficue convenzioni di tirocinio presso soggetti di elevata qualificazione nei dispositivi meccatronici”, prende la parola Michele Lignola, Direttore Generale dell’Unione Industriali di Napoli. Inoltre, “le realtà aziendali e imprenditoriali sono risultate interlocutori fondamentali nella definizione dei piani di studio e lo saranno ancor di più sia nella governance che nella docenza stessa”. Un’interessante partnership che fornisce una risposta pragmatica allo spauracchio della disoccupazione. “Sebbene il profilo dell’ingegnere sia tra i più ricercati e facilmente collocabili sul mercato, spesso la domanda delle imprese non è soddisfatta dall’offerta di competenze messe a disposizione dai nostri laureati”. Motivo per il quale “un’impresa non può far altro che recuperare il gap attivando corsi di formazione al suo interno”, lo dice in videoconferenza Valentina Marchesini, marketing manager. Per non parlare delle nuove tecnologie, che “hanno drasticamente accentuato il divario cultura-lavoro. L’Università sta cambiando, anzi deve necessariamente cambiare per stare al passo coi tempi”. Simmetricamente, “per qualsiasi imprenditore contribuire alla formazione accademica rappresenta un furbo investimento”. 
Sabrina Sabatino
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