“Gli studi giuridici non sono statici”

Che si voglia diventare giudice, avvocato, darsi alla carriera politica o diplomatica, la musica non cambia: occorre essere spediti, aggiornati e pazienti. Gli aspiranti studenti di Giurisprudenza e Scienze Politiche sono avvertiti. “Guai a definire gli studi giuridici statici. Non c’è niente al mondo che cambia in modo così progressivo – dice il prof. Angelo Puglisi, docente di Giurisprudenza alla Federico II – Un giurista non può mai sentirsi ‘arrivato’, ci sarà sempre qualcuno o qualcosa che metterà tutto in discussione. Siate pronti fin dal primo anno ai continui cambiamenti. Non sarà facile, ma se si parte con cognizione di causa si potranno evitare quelle continue dispersioni che caratterizzano il Corso di Laurea”. Per il prof. Andrea Patroni Griffi, Seconda Università, occorre: “una scelta ragionata, informata e concreta. Quando pensate al vostro futuro, prendete in mano un manuale universitario. Vi accorgerete dell’approccio completamente diverso alle discipline. Parlare di Diritto Costituzionale è una cosa, farsene un’idea diretta un’altra”. Inoltre: “Andate a seguire qualche corso, chiedete a chi già frequenta cosa significa studiare diritto”. Nel corso degli anni, dice rivolto alla platea il prof. Giuseppe Della Pietra dell’Università Parthenope: “sarete imprenditori di voi stessi. Vi comporterete un po’ come una società di calcio che punta sulle sue doti migliori per emergere in un campionato difficile. Come delle piccole imprese, dovrete investire sul vostro potenziale, in un rapporto quotidiano con il diritto”. Un rapporto che passa: “dal ‘rompersi’ la testa sui manuali. Capire i meccanismi giuridici non sarà facile, una volta però entrati dentro, avrete a disposizione strumenti raffinati che vi permetteranno di cambiare la vostra vita e, perché no, anche quella degli altri”. Il prof. Salvatore Aceto di Capriglia pone l’accento sulla giovane età dei docenti della Parthenope: “Siamo un Dipartimento in cui l’età media dei professori è sui 40, questo ci permette di avere un confronto diretto con gli studenti. Un docente giovane ha ancora una visione fresca del mondo universitario, sa come gestire il difficile passaggio dalla scuola superiore”. Altro punto di forza: “La dialettica e il confronto che derivano da un lavoro attivo e continuo, da un profondo rispetto che si instaura fra docente e discente”. Numero programmato al Suor Orsola Benincasa: ogni anno sono ammessi solo 150 studenti. “Cinque anni di studio vi plasmeranno il cervello”, avverte il prof. Luca Calcaterra. Poi racconta: “Quando sono entrato a Giurisprudenza adoravo la filosofia, quando sono uscito da questa Facoltà ho capito, invece, che non esistono punti fermi e teorie assolute. In questo senso avviene una trasformazione: Giurisprudenza cambierà la vostra prospettiva e il vostro modo di vedere le cose”. Un invito: “Evitate di restare parcheggiati in Facoltà. Se tutto dovesse andare bene, entrerete nel mondo del lavoro a 27 anni. Un’età che di per sé è già limitante”. 
A Scienze Politiche
si acquisisce “un metodo spendibile
in più campi”
Attraversa il mondo del diritto per poi aprirsi ad altre discipline. “Chi si iscrive a Scienze Politiche – spiega il prof. Armando Vittoria, docente alla Federico II – ha possibilità di fare carriera in modo più spedito. A Napoli non c’è più bisogno di avvocati, ma occorrono figure che sappiano spaziare in molteplici campi. Ad esempio, sono richiesti: funzionari amministrativi, agenti dello sviluppo locale, diplomatici. Figure professionali forma il nostro percorso”. Un ambiente stimolante e ricco di occasioni: “Siamo un Dipartimento raccolto e non spersonalizzante. Non sarete persone in un edificio, ma studenti vivi che crescono e si formano in queste strutture, imparando, giorno per giorno, ad utilizzare il proprio potenziale”. Una laurea non specialistica e molto flessibile. “Una volta questi studi venivano considerati ‘deboli’ – spiega il prof. Diego Lazzarich, docente alla Seconda Università – Oggi, invece, il fatto di non essere settoriale rende Scienze Politiche una grande opportunità. Una possibilità unica di acquisire un metodo spendibile in più campi. Oggi il mercato del lavoro cambia ed evolve alla velocità della luce, avere a disposizione saperi critici, capaci di interpretare la società, non ha prezzo”. 28 lingue diverse tra cui poter scegliere a Scienze Politiche de L’Orientale: “Il nostro Corso di Laurea – spiega la prof.ssa Roberta Arbolino – si caratterizza per una visione di stampo internazionale. I nostri studenti vanno quasi tutti a studiare all’estero. Fin dai primi anni, si deve avere voglia di valicare i confini italiani e di imparare più di una lingua. L’inglese è solo la base, occorre specializzarsi in lingue come il cinese, l’arabo, il giapponese, se si vuole essere maggiormente competitivi in Europa e non”. Di parere concorde la prof.ssa Valentina Grado: “L’Orientale è rivolta a tante aree geografiche diverse. Pone come base un dialogo fra popoli, in modo da far conoscere la propria storia, ma anche quella degli altri, interagendo con strategie adeguate”. Il consiglio: “puntare su una lingua inusuale. Di sicuro il cinese va forte ma… buttatevi alla scoperta di qualcos’altro”. 
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