47 anni vissuti a L’Orientale, ora il prof. Diglio va in pensione

Dopo un’esperienza di studio, insegnamento e ricerca di ben 47 anni a L’Orientale, “sono contentissimo di essere andato in pensione, anche se mi dispiace per gli studenti che sto per lasciare. Sono approdato in quest’Istituto il primo novembre del 1968, allora anch’io come studente”, afferma il prof. Salvatore Diglio, docente di Geografia dell’Asia e dell’Africa, in vista della conclusione dell’attività didattica presso l’Ateneo e di una carriera accademica ricca di soddisfazioni. “Mi sono laureato il 12 novembre del 1972 in Inglese con la tesi in una disciplina denominata ‘Geografia politica ed economica dell’Asia e dell’Africa’. In pratica, tutta la mia vita si è svolta qui, dove ho lavorato con immenso piacere”, racconta il docente. “Ho sempre avuto un rapporto ottimo con i colleghi e soprattutto con gli studenti dai quali ho sempre preteso l’acquisizione di fondamenti conoscitivi indispensabili per il loro futuro professionale attraverso dei programmi ben strutturati inerenti alla Geografia umana dell’Asia”. La materia geografica è, infatti, una componente imprescindibile nel percorso di formazione di un linguista, dal momento che “da noi si insegnano principalmente le lingue il cui studio è arricchito dalla parte antica, cioè la storia, e dalla parte moderna. Però ci sono pochissime discipline che soddisfano il contemporaneo. Conoscere soltanto la lingua di un’area orientale oggi non è sufficiente per l’inserimento nel mondo del lavoro. Il consiglio che mi sento di dare agli studenti è innanzitutto cercare di fare presto e bene per poi dotarsi di tutti i mezzi necessari. La lingua è l’espressione di una civiltà, ma è solo uno degli strumenti per accedere alla conoscenza scientifica, perciò va implementata con informazioni suppletive di base”. Una passione smisurata per la geografia delle realtà culturali del Levante che i prossimi esperti orientalisti devono assolutamente assimilare ai fini del raggiungimento di una formazione professionale di grande successo. “Un insegnamento che si limita alla Geografia in generale può risultare un danno per chi affronta gli studi orientalistici, dal momento che chi coltiva quest’ambizione non può circoscrivere le proprie competenze soltanto all’Italia o all’Europa. Ribadisco, mi mancherà il contatto con gli studenti e soprattutto viaggiare con loro. ‘Geografia dell’Asia e dell’Africa’ è una cattedra quasi unica in Italia e sarebbe un peccato chiuderla. Sono contento che si continuerà a insegnare la mia disciplina”, assegnata per quest’anno accademico alla prof.ssa Libera D’Alessandro. 
Dal 1998 al 2013, nell’ambito del corso di Geografia dell’Asia e dell’Africa, il prof. Diglio ha organizzato una ventina di viaggi in Asia: Cina e Giappone soprattutto ma anche Malaysia e Singapore. “Il primo paese che abbiamo visitato è stato proprio la Malaysia nel 1998. Eravamo un gruppo di 35 persone ed è stato un viaggio memorabile che porto nel cuore. Si tratta di una piccola penisola con meno di 30 milioni di abitanti che, però, è interessantissima dal punto di vista multiculturale e multietnico, perché in essa dagli anni Novanta vivono in simbiosi le comunità di malesi, cinesi e indiani. In effetti, è stato il primo stato a cui ho dedicato le mie ricerche, alcune di queste improntate sullo sviluppo regionale di città come Kuala Lumpur e Shah Alam”. In questi anni, molti docenti hanno accompagnato la delegazione coordinata dal geografo attraverso l’Asia: a titolo d’esempio, il prof. Junichi Oue, docente di Filologia Giapponese, che ha spesso prestato il suo contributo da interprete. Confessa il prof. Diglio: “Paradossalmente, non conosco le lingue orientali. Anni fa pensavo di voler fare il professore di Inglese, poi col tempo questa lingua è diventata lo strumento per entrare in contatto con il resto del mondo”. I viaggi-studio hanno dato la possibilità a diverse centinaia di studenti di individuare sul campo gli aspetti concreti e tangibili degli argomenti affrontati durante il corso ufficiale soltanto a livello teorico. “Volevo effettivamente che i miei allievi toccassero con mano quello che studiavamo in classe. Pertanto, abbiamo portato gli studenti di Cinese a vedere come funzionavano i campus oppure quelli di Archeologia a vedere i guerrieri di terracotta a Xian. Inoltre, siamo andati a visitare Shangai con l’intento di mostrare in che modo questa città sta diventando una metropoli globale oltre che naturalmente le escursioni programmate nelle città storiche”. In aggiunta alle visite guidate, esperienze memorabili di queste iniziative sono stati gli incontri e le conferenze tenute da esperti e studiosi operanti presso le più prestigiose Università locali. Rinforzare l’interscambio culturale oltre che la tendenza all’internazionalizzazione perseguita dalla tradizione plurisecolare dell’Ateneo, l’obiettivo dei viaggi-studio. “La pianificazione dettagliata di un itinerario di viaggio è un lavoro enorme che necessita di mesi di preparazione. Tuttavia, spero vivamente che altri docenti dopo di me cercheranno di tenere in vita questo progetto che rinsalda la vocazione internazionale de L’Orientale e la sua immagine all’estero insieme alle convenzioni e gli accordi di cooperazione scientifica con alcune Università asiatiche”. Un desiderio: “mi piacerebbe un giorno ritornare in Cina, in Giappone e soprattutto nella mia amata Malaysia”. 
Sabrina Sabatino
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