A Delft per la tesi

Si laureeranno con una sessione di ritardo sul regolare tabellino di marcia, ma per scelta: sono all’estero, impegnati col progetto Erasmus a fare ricerche per la tesi e, perché no, una bella esperienza di vita. Tra maggio e giugno, dunque, altri sette dei venti studenti della Specialistica in Ingegneria Elettronica taglieranno il traguardo della laurea. Tra questi, Maristella Spella e Mauro Marchetti, entrambi 24 anni, entrambi a Delft, cittadina olandese che ospita un politecnico tra i primi al mondo per importanza. 
A Delft per “sprovincializzarsi”, Maristella commenta: “Secondo me, è importante uscire dalla realtà di Napoli per crescere e confrontarsi con persone di culture diverse”. Della stessa opinione il collega Mauro, alle prese con “un’esperienza umana più che didattica”. In Olanda dal 1° novembre e sino a maggio, entrambi gli studenti hanno terminato gli esami prima di partire (l’una con la media del 27,6, l’altro con 29,6) e sono a Delft per completare la loro tesi. ”Sto cercando di sviluppare un sistema che caratterizzi dispositivi a microonde e a radiofrequenza”, racconta Mauro. Maristella, invece, punta a progettare “un amplificatore a basso rumore per un sistema di risonanza magnetica”. Entrambi possono contare sul sostegno a distanza del loro relatore di tesi, il prof. Rinaldi.
A Delft gli studenti sono stati accolti da un’università che eccelle in termini di strutture. “La differenza fondamentale sono i soldi. Qui ne hanno davvero tanti e li usano tutti”, dice Mauro. La Federico II, invece, si distingue “per la qualità della didattica; la Facoltà ci ha trasmesso un’ottima preparazione teorica”, aggiunge Maristella. All’università dalle 10 alle 7 di sera, gli studenti si muovono in un ambiente multietnico e dotato di ogni comfort: caffè gratis, mensa, laboratori e spazi a volontà. La sera si va fuori per una birra o si resta a casa a chiacchierare con gli amici, “rigorosamente in inglese, così facciamo anche pratica con la lingua”. 
Sei mesi spesi all’estero è altresì un modo per rifiatare dai ritmi frenetici imposti dalla riforma. “Per concludere gli esami in cinque anni ho dovuto studiare molto, qualche volta rinunciando anche ai miei interessi”, dice Maristella. “In periodi di esami – confessa Mauro – ho passato più di un sabato sera a casa”. Tutto sommato, il nuovo percorso ha soddisfatto i ragazzi. “La riforma ti costringe a studiare giorno per giorno, altrimenti sarebbe difficile sostenere quattro o cinque esami dopo tre mesi di corsi”, spiega Maristella. Che suggerisce ai colleghi: “Studiate, ma coltivate anche i rapporti con le altre persone. Perché è vero che nella vita bisogna affermarsi professionalmente, ma ciò che conta sono soprattutto gli affetti, gli interessi e le passioni”. 
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