C’è chi punta in alto e chi accetta qualsiasi voto

Se per gli studenti del primo anno di Ingegneria questa sessione invernale di esami è una novità, di certo i colleghi iscritti agli anni successivi non possono dire lo stesso. Di periodi come questo loro ne hanno già affrontati e sanno bene cosa aspettarsi: bisogna fermarsi, chiudersi in un’aula studio o nella propria camera, aprire i libri e mettersi a studiare perché in una data ben precisa ci sarà un professore pronto a verificare quello che si è appreso. Stress e ansia diventano i migliori compagni di studi e l’unico grande e comune desiderio è che il tutto termini al più presto. Possibilmente con esiti positivi.
Alex, al III anno di Ingegneria gestionale della logistica e della produzione, non ha ancora sostenuto nessuno degli esami in programma per questo semestre. “Sono previsti tre esami più uno di inglese. I primi tre sono distribuiti nell’arco dei mesi di gennaio, febbraio e inizio marzo. Per ora ho affrontato solo una prova intercorso ed è andata abbastanza bene. Per il resto sono ancora in fase di preparazione”, afferma. Tenendo conto delle sue speranze, in effetti lo studente è un po’ in ritardo con lo studio: “Spero che il tempo basti. Due mesi e mezzo non sono male, ma devo impegnarmi per essere puntuale”. Forse, però, il trovarsi senza aver sostenuto ancora un esame a pochi giorni dalla fine di gennaio è in stretto collegamento con il suo obiettivo principale: “Il mio principio base è puntare al massimo, non solo per il voto e per mantenere la media, ma per avere una preparazione adeguata anche per il post-università”. Non mancano le lamentele. “Per quanto riguarda l’esame di inglese non so ancora cosa e come debba essere fatto”, conclude lo studente.
Il primo anno “è lo scoglio più grande”
La critica sulle poche informazioni riguardo ad un esame appare connessa, in parte, a quella di Dario, III anno di Ingegneria informatica. “I compagni di corso, se non ti conoscono, sono molto restii a fornire informazioni, aiuto o materiale nei gruppi universitari o sui social network”, dichiara infastidito. Parole negative alle quali lo studente giunge dopo aver affrontato una problematica più grande: “I mezzi pubblici per raggiungere l’università sono al collasso. È per questo che ho dovuto scegliere di preparare gli esami a casa da solo e senza seguire i corsi che, molto spesso, non danno più di quanto puoi trovare sui libri”. Tutti fattori che, probabilmente, contribuiscono ad uno status universitario che non è proprio dei migliori: “Devo ancora dare esami del secondo anno. Durante questa sessione ho tre esami con date fino al 3 marzo. Uno, Basi di dati, l’ho provato oggi, ma è andato male. Lo riproverò tra due settimane. Restano Programmazione I e Introduzione ai circuiti. Considerando come è andato il primo, penso che quest’ultimo dovrò rimandarlo al II semestre”. Ovviamente anche lo studente ha le proprie responsabilità: “Devo ammettere che il mio studio è incostante, ma quando mi preparo cerco di farlo per bene anche se credo vi sia, in ogni caso, una inevitabile componente ‘fortuna’ all’esame. Di solito, però, se non sono preparato a dovere, non vado a tentare l’esame per evitare brutte figure”. Di certo per Dario non è un problema accettare voti non proprio alti: “Sono iscritto all’università da troppo tempo per potermi consentire di rifiutare un voto, anche nel caso in cui dovessi pensare che non rappresenta pienamente le mie capacità e conoscenze”. Poi conclude con una riflessione sugli anni precedenti: “Il primo anno penso sia lo scoglio più grande. Vieni dalla scuola, che molto spesso non ti ha formato a dovere, e senza un metodo di studio adeguato a sostenere i carichi di lavoro di alcune Facoltà universitarie. O trovi il tuo metodo di studio o rimani bloccato e, magari, scegli di abbandonare. Arrivato al secondo anno, di solito sei entrato abbastanza nei meccanismi universitari per poter far fronte agli esami in modo più agevole e consapevole”.
“Studio, in media, 10
 ore al giorno”
Un problema, quello del primo anno, riscontrato anche da Federica, ora al III anno di Ingegneria gestionale della produzione e della logistica: “Rispetto al primo anno è cambiato tantissimo perché sono migliorata tanto dal punto di vista applicativo. Ho anche più scioltezza negli esami e meno difficoltà. All’inizio, invece, venendo da un liceo classico, non sapevo fare neanche le disequazioni”. Per quanto riguarda gli esami di questo semestre è a buon punto: “Ho sostenuto due esami e mezzo e sono andati tutti bene. Eliminati Tecnologia meccanica e Fisica matematica, ora mi mancano Fisica tecnica e Meccanica applicata alle macchine”, racconta la ragazza. Lei è una che non si accontenta: “Punto in alto. Non accetto qualsiasi voto. Nonostante il tempo fosse scarso, ero preparata, altrimenti gli esami sostenuti non sarebbero andati bene”. Infine, rivela: “Sono stressatissima! Studio in media 10 ore al giorno”.
Il numero dieci si ripresenta anche nelle parole di Antonella, III anno di Ingegneria aerospaziale, quando dichiara: “Ho accettato sempre qualsiasi voto non perché non mi interessassi alla media, ma perché abbiamo 10 esami all’anno. È già estremamente difficile farli tutti, figuriamoci decidere di sostenere un esame due o più volte quando, invece, lo si può togliere di torno”. Per lei in programma ci sono due esami: “Uno lo darò a febbraio, l’altro a marzo. Ad ogni esame cerco di dare il meglio. Ovviamente ad alcune prove si è più preparati e ad altre meno. Tutto dipende dal tempo a disposizione e dalla difficoltà dell’esame”. Poi conclude con una nota negativa sui docenti: “A volte i professori danno alcuni concetti di base per scontato, soprattutto per quanto riguarda gli esami del primo anno di Ingegneria. Capita, quindi, che gli allievi abbiano una preparazione di tipo umanistico e non siano preparati ad affrontare questo Corso di studi. A questo punto può capitare di dover ricorrere a lezioni private e non tutti se lo possono permettere”.
5 tentativi per Fisica II
Quello dei professori risulta un tasto dolente anche per Mario, al II anno di Ingegneria aerospaziale. “In questa sessione ho già sostenuto Fisica II. Ho preso 20 pur non avendo sbagliato quasi nulla. Era la quinta volta che lo preparavo. Evidentemente il professore non mi riteneva all’altezza”, dichiara con tono amareggiato lo studente. Lo attendono altri tre esami: “In programma ho Meccanica del volo (modulo I), Sistemi aerospaziali (modulo I) e Fisica matematica. Non ho aspettative, mi impegno, poi qualsiasi voto viene lo prendo”. Un bel carico da studiare per questo ragazzo, ma lo fa ben volentieri: “Se devo trovare una differenza rispetto al primo anno, questa consiste nel fatto che ora gli argomenti da studiare mi piacciono e appassionano di più”.
Ansia a mille per Sabrina, studentessa del II anno di Ingegneria biomedica. “Il primo esame lo devo sostenere a brevissimo. Per questo semestre conto di riuscire a dare quattro esami. Si tratta di Analisi matematica, Principi di ingegneria elettrica, Fenomeni di trasporto e Termodinamica. Sono molto stressata”. La ragazza cerca di restare con i piedi per terra: “Sono preparata, ma non lo si è mai abbastanza. In ogni caso cerco di accettare qualsiasi voto, anche se mi faccio influenzare molto dal tipo di esame e dai crediti”.
Non ha dubbi, invece, Francesco, al III anno di Ingegneria aerospaziale: “Accetto tutto! Mi manca un solo esame e poi la laurea, non potrei mai rifiutarlo”. L’ultimo ostacolo prima del traguardo finale prende il nome di Sistemi II. La voglia di chiudere questo percorso è così tanta che lo studente ne ha già sostenuti due a breve distanza l’uno dall’altro: “Ormai, gli esami di Affidabilità e qualità e Metodi numerici sono solo un ricordo. Li ho superati con una votazione, rispettivamente, di 28 e 24”. 
Fabiana Carcatella
- Advertisement -




Articoli Correlati