Materia amata, odiata, usata, evitata, la Matematica soffre da sempre un destino controverso, eppure è impossibile immaginare di poter laurearsi in Economia senza. “C’è da sempre un blocco nei confronti di questa disciplina, si avverte dalla tendenza diffusa tra i ragazzi di accettare anche un voto basso, dal momento che non c’è alcuna correlazione fra il voto di laurea della Triennale e quello della Magistrale – dice il prof. Ciro Tarantino, docente di Metodi Matematici per l’Economia al Corso di Laurea in Economia Aziendale, che incoraggia i più timorosi e quelli che provengono da scuole con indirizzi non scientifici – I corsi ripartono da zero. Non sono richiesti prerequisiti particolari. Se una persona segue con profitto, ponendo domande, intervenendo a lezione, chiedendo spiegazioni, l’esame si può superare tranquillamente. I corsi si tengono solo tre volte la settimana, questo significa che ce ne sono altri quattro nel corso dei quali studiare, e non è poco”. La disciplina, in effetti, non presenta lunghe code: “ad ogni appello, circa una metà dei candidati supera l’esame, sebbene accontentandosi anche di un voto basso. Un danno alla preparazione perché si arriva alla Magistrale meno preparati”.
Altra disciplina fondamentale per gli studi in Economia è l’Economia Aziendale. “Anno dopo anno, gli studenti arrivano all’università sempre più disorientati – dice il prof. Roberto Tizzano, docente al Corso di Economia Aziendale – In aula ci sono, allo stesso tempo, ragazzi motivati e concentrati ed altri che vagano senza mostrare di avere un’idea dell’importanza di ciò che stanno facendo”. Il primo anno è cruciale perché può bloccare il prosieguo della carriera: “in alcuni casi ci sono esplicite propedeuticità ma, più in generale, al primo anno vengono forniti strumenti senza i quali non si capisce ciò che viene dopo”. Seguire i corsi è molto importante: “la preparazione scolastica degli studenti è drammaticamente differenziata, pertanto la partecipazione ai corsi rappresenta un modo per abituarsi, identificarsi e dare dignità a questo loro nuovo ruolo di studenti universitari e massimizzare il valore di ciò che stanno facendo”. Concentrazione è la parola chiave più volte ripetuta dal docente: “Lo dico anche in aula, fino alla noia. È la vera criticità dell’insegnamento che non richiede chissà quanti sforzi, ma ha bisogno di autodisciplina, dedizione e impegno costante”. Tutto per non disperdere tempo prezioso: “il valore del tempo è un concetto che gli studenti non hanno perché, fino a questo momento della loro vita, è stato cadenzato da altri. Non si comprende fino ai 27-28 anni, quando può essere tardi per provare a fare delle esperienze all’estero o che abbiano una componente di rischio. Inoltre, il confronto oggi è con laureati che vengono da paesi in cui si terminano prima gli studi universitari”. Consigli da seguire, anche se non si comprendono subito appieno, “fidandosi anche delle parole di un docente”. E poi una raccomandazione dal prof. Tizzano: “vivere l’università a tutto tondo sforzandosi di studiare in sede, anche se prende più tempo, perché il solo seguire fa perdere tante opportunità – seminari, incontri, vita associativa- che il contesto offre. Ed anche perché questo è l’ultimo percorso di vita che consenta di stringere delle amicizie durature”.
Simona Pasquale
Altra disciplina fondamentale per gli studi in Economia è l’Economia Aziendale. “Anno dopo anno, gli studenti arrivano all’università sempre più disorientati – dice il prof. Roberto Tizzano, docente al Corso di Economia Aziendale – In aula ci sono, allo stesso tempo, ragazzi motivati e concentrati ed altri che vagano senza mostrare di avere un’idea dell’importanza di ciò che stanno facendo”. Il primo anno è cruciale perché può bloccare il prosieguo della carriera: “in alcuni casi ci sono esplicite propedeuticità ma, più in generale, al primo anno vengono forniti strumenti senza i quali non si capisce ciò che viene dopo”. Seguire i corsi è molto importante: “la preparazione scolastica degli studenti è drammaticamente differenziata, pertanto la partecipazione ai corsi rappresenta un modo per abituarsi, identificarsi e dare dignità a questo loro nuovo ruolo di studenti universitari e massimizzare il valore di ciò che stanno facendo”. Concentrazione è la parola chiave più volte ripetuta dal docente: “Lo dico anche in aula, fino alla noia. È la vera criticità dell’insegnamento che non richiede chissà quanti sforzi, ma ha bisogno di autodisciplina, dedizione e impegno costante”. Tutto per non disperdere tempo prezioso: “il valore del tempo è un concetto che gli studenti non hanno perché, fino a questo momento della loro vita, è stato cadenzato da altri. Non si comprende fino ai 27-28 anni, quando può essere tardi per provare a fare delle esperienze all’estero o che abbiano una componente di rischio. Inoltre, il confronto oggi è con laureati che vengono da paesi in cui si terminano prima gli studi universitari”. Consigli da seguire, anche se non si comprendono subito appieno, “fidandosi anche delle parole di un docente”. E poi una raccomandazione dal prof. Tizzano: “vivere l’università a tutto tondo sforzandosi di studiare in sede, anche se prende più tempo, perché il solo seguire fa perdere tante opportunità – seminari, incontri, vita associativa- che il contesto offre. Ed anche perché questo è l’ultimo percorso di vita che consenta di stringere delle amicizie durature”.
Simona Pasquale







