Contano i dettagli a Diritto Internazionale

Mentre il secondo semestre è ai nastri di partenza – le lezioni iniziano il 12 marzo- a Giurisprudenza è ancora tempo d’esami. Continuiamo a curiosare nelle aule nei giorni delle prove. 
Mercoledì  21 febbraio ore 14.30. Si svolgono gli esami di Diritto Pubblico Comparato, cattedra del prof. Salvatore Prisco. L’aula è gremita, i ragazzi attendono l’appello. Molti sono venuti ad assistere alla seduta “a marzo toccherà a noi..”. Incominciano le prime interrogazioni. Una ragazza sembra essere molto confusa, il professore le consiglia di sedersi un attimo e di ritrovare la concentrazione. Bicameralismo, common law e civil law, forme di stato, gli ordinamenti stranieri, creazione, modificazione e abrogazione delle leggi, il modello anglosassone, stato liberale, sociale e socialista, gli enti non statali, la monarchia: gli argomenti più richiesti. Un ragazzo si alza e se ne va. Bocciato. Dopo un po’ anche la studentessa confusa segue la stessa sorte, va via molto dispiaciuta. Ci sono le prime promozioni. 24, 26, un 23: i voti sono bassi e non rispecchiano le aspettative degli studenti. “Si crede erroneamente- spiega Marzia Taviani- che l’esame sia semplice. In realtà il testo è elementare, ma in sede d’esame il professore pretende molto. Fa domande che spaziano oltre il libro e se non ci aggiorna, se non si segue l’attualità, si rischia di fare brutta figura”.  “E’ vero- ribadisce Tony- sono stato bocciato perché mi sono confuso su un argomento d’attualità. Mi è stato chiesto di parlare del bicameralismo, del nostro governo parlamentare ed ho fatto confusione”. “Non è giusto- incalza Mariarita- Non si possono perdere dei mesi per un esame così. Capisco Procedura e Commerciale ma non posso fossilizzarmi ancora su questo libro”. In effetti anche se il prof. Prisco cerca di mettere a proprio agio tutti i candidati, la tensione che si registra è alta. A farne le spese questa volta sono i ragazzi del nuovo ordinamento (3+2 o chi ha optato per l’1+4). Il professore consiglia di posticipare l’esame alla fine del corso di studi “…bisogna conoscere benissimo il nostro ordinamento per poter fare paragoni con ordinamenti stranieri. Questa conoscenza si acquisisce durante gli anni, con l’esperienza, per questo consiglio di rimandare l’esame”. Ma gli studenti sono amareggiati. Dice Paola, studentessa della triennale: “il professore sostiene che siamo troppo giovani per avere l’esperienza giusta per affrontare l’esame. A volte non capisco. I professori non dovrebbero incoraggiarci? Io sono stata promossa con 25 ma sinceramente credevo di meritare di più”.
Giovedì 22 febbraio ore 9:00. Esami di Diritto Internazionale, cattedra del prof. Luigi Sico. Il principio di autodeterminazione dei popoli, la piattaforma continentale, il mare territoriale, le baie, l’adattamento del diritto italiano al diritto internazionale, procedimento solenne, consuetudine, desuetudine, autotutela, la CEE, funzioni dell’Onu: gli argomenti più gettonati in sede d’esame. I colloqui non durano molto, il tempo di tre-quattro domande. Ma le domande sono specifiche, molto mirate e a volte pongono problemi. “Sono appena stata promossa- dice sorridente Mariangela- anche se il voto è un po’ basso, 23.  Sinceramente non mi aspettavo di più, la cattedra del prof. Sico è una delle più temute”. “Concordo pienamente -incalza Roberto- Chi sostiene l’esame sa che un voto alto può essere un miraggio. Il Conforti, il manuale, non è esauriente, non si sofferma sui particolari, ma poi questi particolari ci vengono chiesti all’esame. Per fortuna sono stato promosso con 20, ma al mio amico è toccata una sorte ben peggiore”. “Sono stato bocciato- conferma Pietro- ed avevo la sua stessa preparazione. Solo che ho dovuto fare i conti con domande molto dettagliate. Io rispondevo in linea generale, ma evidentemente i dettagli in quest’esame fanno la differenza”. Il numero di bocciati non è poi così alto, ciò che stupisce sono i voti molto bassi. Solo un 27 e tanti, troppi 20 e 22. Ad un tratto si alza una ragazza e va a sedersi. Tutti la scrutano in silenzio. Una voce dal fondo dell’aula le chiede l’esito dell’esame. Rita si gira e dice: “Ho avuto 30”. Il primo trenta della giornata, i ragazzi cominciano ad avvicinarla. Allora qual è il segreto di un trenta? “Ho studiato molto- spiega la studentessa- non ho tralasciato nulla, nemmeno le note. In soli due mesi ho preparato un ottimo esame. Avevo paura delle dicerie nei confronti di questa cattedra. Io sono la dimostrazione che studiando sodo certe credenze vengono sfatate”. 
Esami di Istituzioni di Diritto Romano, cattedra del prof. Antonio Palma. C’è confusione. L’aula è affollatissima. Le matricole hanno preferito il mese di febbraio per sostenere l’esame. Qualcuno ha già sostenuto la prova a gennaio con esito negativo, c’è chi fa lo spavaldo solo perché ha già sostenuto Costituzionale. Le prime domande: actio iudicati, matrimonio, modo d’acquisto della proprietà, successione, il processo romano, la donazione, il dolo. Ci sono pochissimi bocciati, la maggior parte sono matricole al primo esame. “Il professore mi ha bocciato- rivela in lacrime Antonietta-  perché sostiene che ho imparato tutto a memoria. Ma non è vero, io parlo molto veloce, ho l’ansia di finire”. “Io invece- racconta Alessio- ho divagato un po’ troppo. Niente di più sbagliato. Meglio rispondere direttamente, il dilungarsi non aiuta ma da l’impressione di non conoscere l’argomento”. “Sono d’accordo- incalza Luisa- anche io ho compiuto lo stesso errore e sono stata bocciata. Ma come facevo a sapere qual è l’approccio migliore?”. Accanto alle bocciature vi sono voti alti, si va dal 25 al 30, di solito sono gli studenti che hanno già sostenuto un primo esame ad avere la meglio. “Dopo aver provato due volte Costituzionale, l’esame di Istituzione è stata una passeggiata- afferma Andrea- Sono contento. Ho avuto 30 semplicemente perché ho studiato. Ogni esame ha una storia a se. Io sono stato bocciato a Costituzionale ma questo non ha pregiudicato il mio percorso. Lo dimostra il 30 di oggi”. 
Susy Lubrano
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