Prosegue il viaggio di Ateneapoli nei progetti di ricerca finanziati per il 2013 nell’ambito del programma Star. Iniziativa varata dalla Federico II e dalla Compagnia San Paolo per sostenere i giovani ricercatori e per stimolarli a confrontarsi poi con i programmi europei Erc. Il saldo del 30% dei finanziamenti ottenuti con Star è, infatti, subordinato alla partecipazione dei gruppi di ricerca ai bandi Erc.
Chiara De Caprio, napoletana, poco più che trentenne, ricercatrice di Linguistica italiana, coordina la ricerca sulla letteratura della catastrofe nel Regno di Napoli. Una sfida entusiasmante per lei che, dopo la laurea in Lettere, ha dedicato energie e tempo proprio all’analisi della cronachistica. “Attraverso l’esame di una pluralità di testi – spiega – cercheremo di capire che cosa rappresentassero, nella sensibilità degli uomini del ’500, del 600 e del 700, le epidemie, i grandi rivolgimenti politici, i terremoti, le eruzioni. Ci proponiamo anche di verificare in che modo questi eventi abbiano determinato la produzione di testi scritti”. Uno studio che attinge ad un materiale solo in parte noto e catalogato. Se è vero, infatti, che per certi aspetti anche opere notissime come il Decamerone di Boccaccio appartengono alla letteratura delle catastrofi, è altrettanto vero che resta misconosciuta la produzione scritta dal basso originata dalle grandi catastrofi di epoca moderna nel Regno di Napoli: lettere, richieste di risarcimenti, suppliche alle autorità, memorie di persone comuni. “Nel corso dei due anni del progetto – dice De Caprio – cercheremo i testi, scandagliando l’archivio di Stato, la Biblioteca della Società napoletana di Storia Patria, biblioteche ed archivi in Abruzzo ed in Calabria. Procederemo poi ad una mappatura e ad una sistematizzazione di quanto raccolto”. L’arco temporale di riferimento va dall’invasione di Carlo VIII (1492) alla conquista francese del Regno. “La nostra idea – prosegue la ricercatrice – è di verificare se le catastrofi ed i disastri siano stati un momento in cui le persone comuni dovevano ripensare lo spazio in cui vivevano ed erano chiamate ad incontrare la scrittura”. Queste le persone coinvolte nel progetto finanziato da Star con 80 mila euro lordi: Francesco Senatore (associato di Storia medievale); Francesco Montuosi (dialettologo); Rita Fresu (storica della lingua); Giancarlo Alfano (insegna Letteratura italiana alla Sun); Emma Milano (docente di Linguistica generale); Flavia Ghepardi (insegna Letteratura spagnola); Di Caprio; Domenico Cecere (assegnista di ricerca di Storia moderna); Carolina Stromboli (ricercatrice in Storia della lingua italiana); Marco Cursi (paleografo alla Sapienza); Alice Colantuoni (dottoranda in Filologia romanza).
Chiara De Caprio, napoletana, poco più che trentenne, ricercatrice di Linguistica italiana, coordina la ricerca sulla letteratura della catastrofe nel Regno di Napoli. Una sfida entusiasmante per lei che, dopo la laurea in Lettere, ha dedicato energie e tempo proprio all’analisi della cronachistica. “Attraverso l’esame di una pluralità di testi – spiega – cercheremo di capire che cosa rappresentassero, nella sensibilità degli uomini del ’500, del 600 e del 700, le epidemie, i grandi rivolgimenti politici, i terremoti, le eruzioni. Ci proponiamo anche di verificare in che modo questi eventi abbiano determinato la produzione di testi scritti”. Uno studio che attinge ad un materiale solo in parte noto e catalogato. Se è vero, infatti, che per certi aspetti anche opere notissime come il Decamerone di Boccaccio appartengono alla letteratura delle catastrofi, è altrettanto vero che resta misconosciuta la produzione scritta dal basso originata dalle grandi catastrofi di epoca moderna nel Regno di Napoli: lettere, richieste di risarcimenti, suppliche alle autorità, memorie di persone comuni. “Nel corso dei due anni del progetto – dice De Caprio – cercheremo i testi, scandagliando l’archivio di Stato, la Biblioteca della Società napoletana di Storia Patria, biblioteche ed archivi in Abruzzo ed in Calabria. Procederemo poi ad una mappatura e ad una sistematizzazione di quanto raccolto”. L’arco temporale di riferimento va dall’invasione di Carlo VIII (1492) alla conquista francese del Regno. “La nostra idea – prosegue la ricercatrice – è di verificare se le catastrofi ed i disastri siano stati un momento in cui le persone comuni dovevano ripensare lo spazio in cui vivevano ed erano chiamate ad incontrare la scrittura”. Queste le persone coinvolte nel progetto finanziato da Star con 80 mila euro lordi: Francesco Senatore (associato di Storia medievale); Francesco Montuosi (dialettologo); Rita Fresu (storica della lingua); Giancarlo Alfano (insegna Letteratura italiana alla Sun); Emma Milano (docente di Linguistica generale); Flavia Ghepardi (insegna Letteratura spagnola); Di Caprio; Domenico Cecere (assegnista di ricerca di Storia moderna); Carolina Stromboli (ricercatrice in Storia della lingua italiana); Marco Cursi (paleografo alla Sapienza); Alice Colantuoni (dottoranda in Filologia romanza).
La giurisprudenza
e la filosofia: due
mondi conciliabili
e la filosofia: due
mondi conciliabili
Da Lettere a Giurisprudenza, dove Star finanzia per 103.500 euro lordi un progetto di analisi e ricerca delle regulae iuris, massime giuridiche in lingua latina contenute nelle fonti del diritto romano. Coordinatore del progetto è Carlo Nitsch. Trentotto anni, napoletano, laurea in Giurisprudenza alla Federico II nel 1999 in Storia del diritto romano con il professore Luigi Labruna e nel 2007 in Filosofia, con una tesi in Storia delle dottrine. Due vite parallele che ha trovato il modo di conciliare con le ricerche che lo vedono attualmente impegnato. Tra le quali, appunto, quella sulle regulae iuris. “Di solito – spiega – la storia di una regula iuris si traccia a partire dalla prima volta che è stata formulata. È la storia di una espressione. Ho provato a realizzare una storia precedente alla sintesi scritta che la condensa, in particolare in relazione al brocardo: Exceptio firmat regulam, (l’Eccezione conferma la regola, n.d.r.). Bisogna avere capacità, intuito e fortuna per capire quale ragionamento giuridico il giurista abbia sintetizzato nella formula. Ho provato già nel 2007 a tracciare una storia del ragionamento giuridico che sta dietro quella formula efficace e forte: Exceptio firmat regulam. Il progetto che intendiamo realizzare con Star si muove nella medesima direzione e prenderà in considerazione un campione di regulae iuris”. Parla al plurale perché la squadra è composita. Ne fanno parte i romanisti del gruppo: Carla Masi Doria, Cosimo Cascione, Fabiana Tuccillo, Valeria Di Nisio ed i filosofi del diritto Angelo Abbignente, Valeria Marzocco, Francesca Scamardella, Giusy Conza. Come si svolge una ricerca di questo tipo? “Certamente – risponde Nitsch – costruiremo un seminario interno al gruppo, al quale progressivamente aggregare persone esterne. L’attività seminariale partirà da febbraio. Altra cosa da fare: implementare le nostre biblioteche. Ne stiamo costruendo una specialistica sulle regulae iuris, per evitare di avere cose sparpagliate. Il seminario sarà attività permanente. Poi, i nostri prodotti della ricerca sono scritti: dobbiamo pubblicare articoli, saggi, volumi”. Conclude: “Per un giurista, capire cosa significhi pensare attraverso le regole è un problema esistenziale. La capacità del filosofo risiede nell’aiutare il giurista tecnico a pensare criticamente i propri punti di partenza”.
Francesca Ungaro coordina il gruppo di ricerca del Breathe, finanziato da Star con 90 mila euro lordi. “Si inserisce – illustra – nell’ambito di un tema di ricerca, attualmente in corso di svolgimento presso i laboratori di Tecnologia Farmaceutica (Drug Delivery) del Dipartimento di Farmacia, riguardante lo sviluppo di nuove polveri per l’inalazione di farmaci da impiegarsi nel trattamento di patologie polmonari severe, quali fibrosi cistica (FC) e cancro al polmone. Da diversi anni il nostro gruppo è attivamente coinvolto nel design, sviluppo e caratterizzazione di formulazioni polmonari innovative. L’interesse verso una patologia orfana, quale la Fibrosi Cistica, è rafforzato da un’attività pluriennale di collaborazione scientifica che ci vede al fianco della Fondazione per la ricerca in Fibrosi Cistica”. Spiega: “L’approccio previsto nel progetto Breathe, estremamente innovativo, prevede la produzione di polveri per il rilascio prolungato al polmone di farmaci biotecnologici, corti frammenti di Dna e Rna, in grado di inibire specificamente l’espressione di singole proteine e geni coinvolti nella patogenesi di Fibrosi Cistica e cancro”. Un punto di forza del progetto è sicuramente la multidisciplinarità. Il team di ricerca coinvolto è costituito, infatti, da altri giovani ricercatori del Dipartimento con specifiche expertise in campo biochimico (Carlo Irace) e farmacologico (Roberta d’Emmanuele di Villa Bianca), e prevede la collaborazione esterna di esperti di genetica molecolare (Istituto Giannina Gaslini di Genova), di oncologia (Fondazione Pascale) e di colleghi dell’Università cattolica di Louvain, in Belgio. Ungaro, napoletana, ha 39 anni e si è laureata in Farmacia nel 1999 (tutor la docente Patrizia Morrica). Ha svolto il dottorato di ricerca in Scienze Farmaceutiche nel 2003 (tutor la prof.ssa Maria Immacolata La Rotonda).
Francesca Ungaro coordina il gruppo di ricerca del Breathe, finanziato da Star con 90 mila euro lordi. “Si inserisce – illustra – nell’ambito di un tema di ricerca, attualmente in corso di svolgimento presso i laboratori di Tecnologia Farmaceutica (Drug Delivery) del Dipartimento di Farmacia, riguardante lo sviluppo di nuove polveri per l’inalazione di farmaci da impiegarsi nel trattamento di patologie polmonari severe, quali fibrosi cistica (FC) e cancro al polmone. Da diversi anni il nostro gruppo è attivamente coinvolto nel design, sviluppo e caratterizzazione di formulazioni polmonari innovative. L’interesse verso una patologia orfana, quale la Fibrosi Cistica, è rafforzato da un’attività pluriennale di collaborazione scientifica che ci vede al fianco della Fondazione per la ricerca in Fibrosi Cistica”. Spiega: “L’approccio previsto nel progetto Breathe, estremamente innovativo, prevede la produzione di polveri per il rilascio prolungato al polmone di farmaci biotecnologici, corti frammenti di Dna e Rna, in grado di inibire specificamente l’espressione di singole proteine e geni coinvolti nella patogenesi di Fibrosi Cistica e cancro”. Un punto di forza del progetto è sicuramente la multidisciplinarità. Il team di ricerca coinvolto è costituito, infatti, da altri giovani ricercatori del Dipartimento con specifiche expertise in campo biochimico (Carlo Irace) e farmacologico (Roberta d’Emmanuele di Villa Bianca), e prevede la collaborazione esterna di esperti di genetica molecolare (Istituto Giannina Gaslini di Genova), di oncologia (Fondazione Pascale) e di colleghi dell’Università cattolica di Louvain, in Belgio. Ungaro, napoletana, ha 39 anni e si è laureata in Farmacia nel 1999 (tutor la docente Patrizia Morrica). Ha svolto il dottorato di ricerca in Scienze Farmaceutiche nel 2003 (tutor la prof.ssa Maria Immacolata La Rotonda).
Baldi, “emigrante”
al contrario
al contrario
Tra i premiati da Star, anche un emigrante al contrario. Si chiama Pietro Baldi, ha 36 anni, è nato a Verona e si è laureato a Padova. Dottorato a Trieste, poi un post doctor in Inghilterra ed un altro a Napoli, dove è rimasto e dove si è sposato. Ricercatore di Analisi matematica, coordina un progetto finanziato per 107 mila euro ed al quale partecipano anche Vittorio Coti Zelati, ordinario di Analisi, e la ricercatrice Gabriella Pinzari. “Il progetto – dice Baldi – fa parte di un ampio tema di ricerca, quello delle equazioni differenziali alle derivate parziali, con struttura miltoniana”. Tematica non propriamente di facile approccio, al di fuori della cerchia dei matematici. A prezzo di inevitabili semplificazioni, il ricercatore prova a spiegare anche ai non addetti ai lavori: “Siamo nel campo dei calcoli che ci aiutano a comprendere fenomeni oscillatori del mondo nel quale viviamo. Penso, in particolare, all’acqua. Comprendere i fenomeni oscillatori, misurarli, aiuta a costruire macchine e strumenti che ci consentano di prevederli e gestirli. Capire cosa fa la terra e cosa fa l’acqua è un sogno antico dell’uomo”. Il “premio” di Star sarà utilizzato dai tre ricercatori per tre scopi: dare assegni di ricerca; finanziare missioni per convegni, conferenze e seminari: acquistare attrezzature. Voce, quest’ultima, che sarà la meno pesante. “Per un matematico – sottolinea Baldi – non è che poi occorra chissà cosa. Un pc, una stampante. Carta e penna”. Ritorna al tema del progetto. “Mi si potrebbe domandare”, dice, “ma i conti che farete in questi mesi a cosa servono? Migliorano la comprensione di un fenomeno naturale è la risposta. Un’altra potrebbe essere che, nella storia della scienza, quasi tutto ciò che è stato scoperto sembrava inizialmente che potesse servire a poco”. Regola d’oro, questa, in una fase nella quale in Italia è sempre più arduo il reperimento di fondi per la ricerca di base. Chiude ancora su Napoli: “La frequento dal 2004, ci abito dal 2008. Mi lamento spesso dei problemi della città, segno che sono ormai anche io un po’ napoletano. Nel mondo universitario, peraltro, lo spostamento da nord a sud è più o meno equivalente al flusso contrario. La mia sensazione è che all’università i professori che vengono da fuori sono ben mescolati”. La caratteristica più bella di Napoli? “Sarà banale, ma lo dico: l’affaccio dal Parco Virgiliano sui Golfi di Napoli e di Pozzuoli”.
Alessandro Cilardo, trentacinque anni, casertano, coordina il progetto sullo sviluppo di architetture parallele di calcolo in ambiente di programmazione, finanziato da Star con 83 mila euro lordi. Laurea in Ingegneria elettrica, ricercatore, lavorerà con Nicola Mazzocca, docente ad Ingegneria e Direttore di Dipartimento, e con Massimo Santoro, docente di Patologia generale. Cosa è un’architettura di calcolo? È la maniera in cui sono collegati tra loro i componenti hardware elementari di un sistema di elaborazione. “Nel computer che ciascuno di noi utilizza a casa – spiega Cilardo – c’è un singolo processore con software generici. Per prestazioni spinte bisogna costruire architetture apposite con migliaia di processori non generici, ma specifici, per esempio il sequenziamento del dna. Gli utenti possono essere biologi, chimici, fisici, medici. Non a caso, il mio gruppo ha un taglio interdisciplinare e prevede la presenza del professore Santoro, che non è ingegnere e non è esperto di informatica”. Conclude: “È proprio questo l’aspetto che mi affascina in maniera particolare del settore di ricerca che ho scelto già dai tempi del dottorato. È una tematica di ingegneria informatica, ma ha risvolti applicativi fortissimi nella ricerca farmacologica, nella bioinformatica, nella chimica computazionale. Ovunque bisogna fare girare algoritmi di calcolo estremamente complessi”.
Alessandro Cilardo, trentacinque anni, casertano, coordina il progetto sullo sviluppo di architetture parallele di calcolo in ambiente di programmazione, finanziato da Star con 83 mila euro lordi. Laurea in Ingegneria elettrica, ricercatore, lavorerà con Nicola Mazzocca, docente ad Ingegneria e Direttore di Dipartimento, e con Massimo Santoro, docente di Patologia generale. Cosa è un’architettura di calcolo? È la maniera in cui sono collegati tra loro i componenti hardware elementari di un sistema di elaborazione. “Nel computer che ciascuno di noi utilizza a casa – spiega Cilardo – c’è un singolo processore con software generici. Per prestazioni spinte bisogna costruire architetture apposite con migliaia di processori non generici, ma specifici, per esempio il sequenziamento del dna. Gli utenti possono essere biologi, chimici, fisici, medici. Non a caso, il mio gruppo ha un taglio interdisciplinare e prevede la presenza del professore Santoro, che non è ingegnere e non è esperto di informatica”. Conclude: “È proprio questo l’aspetto che mi affascina in maniera particolare del settore di ricerca che ho scelto già dai tempi del dottorato. È una tematica di ingegneria informatica, ma ha risvolti applicativi fortissimi nella ricerca farmacologica, nella bioinformatica, nella chimica computazionale. Ovunque bisogna fare girare algoritmi di calcolo estremamente complessi”.
Organizzazione
aziendale, asse
Italia-Svezia
aziendale, asse
Italia-Svezia
La squadra di Paolo Canonico, ricercatore di Organizzazione Aziendale, si occuperà, invece, di un progetto di studio delle forme organizzative nel settore delle società di consulenza tecnologica. “Il focus – sottolinea lo studioso, attualmente in Svezia per impegni connessi alla sua attività di ricerca – sarà sulla gestione delle risorse umane. Svilupperemo l’analisi attraverso questionari somministrati nelle grandi aziende italiane e svedesi che si occupano di consulenza tecnologica. Esamineremo poi alcuni casi studio specifici, attraverso il metodo dell’osservazione partecipata”. Progetto di 24 mesi, finanziato con 84 mila euro lordi. Il gruppo è composto, tra gli altri, dal professore Riccardo Mercurio.
Verte sui droni, i velicoli senza pilota, il progetto finanziato per 85 mila euro lordi e condotto dal gruppo di ricerca del quale sono parte: Giancarmine Fasano, il coordinatore; Antonio Moccia, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Industriale; Domenico Accardo ed un assegnista di ricerca da individuare. Si chiama i–Teams: innovative TEchniques for Autonomous Micro-UAV Swarms. “Ci occuperemo – dice Fasano, 34 anni, laurea e dottorato in Ingegneria aerospaziale della Federico II – dello studio di tecniche di guida, navigazione e controllo degli stormi di microdroni”. Apparecchi che pesano al più qualche chilogrammo e che, osservati dall’esterno, appaiono simili agli aeromodelli tanto cari agli appassionati. La differenza, non da poco, consiste nei sensori che montano a bordo e nelle tecniche di guida a distanza particolarmente sofisticate. Prosegue il ricercatore: “Ad oggi la tecnologia ha fatto grandi progressi in relazione al controllo dei singoli droni. La nuova frontiera dell’innovazione è lo studio di metodiche che consentano di pilotare simultaneamente a distanza stormi di apparecchi”. Una possibilità che può risultare utilissima per raccogliere una mole maggiore di dati ed informazioni in relazione, per esempio, a fenomeni di inquinamento ambientale, oppure in caso di catastrofi naturali, quando è fondamentale conoscere lo scenario per pianificare al meglio dall’alto gli interventi dei soccorritori. Altro campo di applicazione: il contrasto all’abusivismo edilizio. Il progetto finanziato da Star, primo passo in vista della competizione su scala europea, nell’ambito dei programmi Erc, sta per partire. “Cominceremo con simulazioni numeriche ed algoritmi – riferisce Fasano – poi passeremo ad avviare le attività sperimentali vere e proprie”.
Fabrizio Geremicca
Verte sui droni, i velicoli senza pilota, il progetto finanziato per 85 mila euro lordi e condotto dal gruppo di ricerca del quale sono parte: Giancarmine Fasano, il coordinatore; Antonio Moccia, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Industriale; Domenico Accardo ed un assegnista di ricerca da individuare. Si chiama i–Teams: innovative TEchniques for Autonomous Micro-UAV Swarms. “Ci occuperemo – dice Fasano, 34 anni, laurea e dottorato in Ingegneria aerospaziale della Federico II – dello studio di tecniche di guida, navigazione e controllo degli stormi di microdroni”. Apparecchi che pesano al più qualche chilogrammo e che, osservati dall’esterno, appaiono simili agli aeromodelli tanto cari agli appassionati. La differenza, non da poco, consiste nei sensori che montano a bordo e nelle tecniche di guida a distanza particolarmente sofisticate. Prosegue il ricercatore: “Ad oggi la tecnologia ha fatto grandi progressi in relazione al controllo dei singoli droni. La nuova frontiera dell’innovazione è lo studio di metodiche che consentano di pilotare simultaneamente a distanza stormi di apparecchi”. Una possibilità che può risultare utilissima per raccogliere una mole maggiore di dati ed informazioni in relazione, per esempio, a fenomeni di inquinamento ambientale, oppure in caso di catastrofi naturali, quando è fondamentale conoscere lo scenario per pianificare al meglio dall’alto gli interventi dei soccorritori. Altro campo di applicazione: il contrasto all’abusivismo edilizio. Il progetto finanziato da Star, primo passo in vista della competizione su scala europea, nell’ambito dei programmi Erc, sta per partire. “Cominceremo con simulazioni numeriche ed algoritmi – riferisce Fasano – poi passeremo ad avviare le attività sperimentali vere e proprie”.
Fabrizio Geremicca







