Un nuovo presidente per il Corso di Laurea quinquennale in Architettura. E’ la professoressa Roberta Amirante, eletta pochi giorni fa con oltre cinquanta preferenze. Subentra al professore Fabrizio Spirito, che per tre anni è stato al vertice del Corso. Una successione, quella della Amirante, imprevista e determinata dalle dimissioni che Spirito ha presentato non molto tempo fa. “Sarei dovuto restare in carica per un altro anno, ma ho preferito lasciare”, conferma il presidente uscente.
Non è stata solo la stanchezza per un incarico indubbiamente pesante e faticoso, che ha indotto il professore Spirito a gettare la spugna. Da tempo, infatti, nel Corso di laurea è in atto una contrapposizione tra diverse aree disciplinari e tra il Dipartimento di Progettazione architettonica e ambientale – recentemente è stato eletto al vertice Rolando Scarano – e il Dipartimento di Progettazione urbana, diretto dal professore Claudio Claudi. La quasi unanimità ottenuta dalla Amirante, che appartiene a questo secondo Dipartimento, non illude, sotto questo profilo, il presidente uscente, che anzi profetizza: “le tensioni ci sono, si fronteggiano diverse interpretazioni del Corso di Laurea, immagino che nei prossimi mesi si svilupperà un’intensa dialettica”.
Il casus belli, che ha indotto Spirito a rassegnare le dimissioni, risale a qualche tempo fa e lo racconta lui stesso ad Ateneapoli. “A luglio, in fase di programmazione didattica, molti docenti che tenevano corsi al primo anno hanno ottenuto la titolarità di insegnamenti per gli anni successivi. Sono rimaste scoperte alcune discipline, che andavano assegnate per supplenza. Io sarei stato favorevole a dare spazio a docenti giovani, ma i colleghi di esperienza, quegli stessi che avevano optato per gli insegnamenti degli ultimi anni, hanno chiesto anche le supplenze per le discipline dei primi. La legge lo consente, certo, ma io ero nettamente contrario. Tra l’altro, il primo anno è molto delicato, è quello dell’impatto con l’università, per gli studenti. I colleghi, per quanto bravi possano essere, difficilmente riescono a conciliare alla perfezione due o più corsi. Alla fine il rischio è che gli studenti non abbiano tutta l’attenzione che meritano. La mia posizione, però, non è passata. Il Consiglio si è astenuto e io ho tratto le conseguenze del caso, presentando appunto le dimissioni”.
Si concede un breve sfogo: “constato, non senza rammarico, che tra molti colleghi permane la preclusione nei confronti delle nuove immissioni, dell’apertura ai giovani. Verifico anche che è dura a morire la tendenza a considerare ciascuno se stesso ed il suo corso come una monade, senza legami col resto. Su questo scoglio si è arenato il progetto complessivo, che mi stava molto a cuore, dei corsi integrati. Durante i quattro anni del mio mandato ho dovuto assistere al progressivo sgretolamento del progetto. La realtà è che molti docenti interpretano l’integrazione come una lesione della propria autonomia disciplinare. Sbagliano, però, e secondo me, in questo modo, non fanno gli interessi degli studenti”.
Fabrizio Geremicca
Non è stata solo la stanchezza per un incarico indubbiamente pesante e faticoso, che ha indotto il professore Spirito a gettare la spugna. Da tempo, infatti, nel Corso di laurea è in atto una contrapposizione tra diverse aree disciplinari e tra il Dipartimento di Progettazione architettonica e ambientale – recentemente è stato eletto al vertice Rolando Scarano – e il Dipartimento di Progettazione urbana, diretto dal professore Claudio Claudi. La quasi unanimità ottenuta dalla Amirante, che appartiene a questo secondo Dipartimento, non illude, sotto questo profilo, il presidente uscente, che anzi profetizza: “le tensioni ci sono, si fronteggiano diverse interpretazioni del Corso di Laurea, immagino che nei prossimi mesi si svilupperà un’intensa dialettica”.
Il casus belli, che ha indotto Spirito a rassegnare le dimissioni, risale a qualche tempo fa e lo racconta lui stesso ad Ateneapoli. “A luglio, in fase di programmazione didattica, molti docenti che tenevano corsi al primo anno hanno ottenuto la titolarità di insegnamenti per gli anni successivi. Sono rimaste scoperte alcune discipline, che andavano assegnate per supplenza. Io sarei stato favorevole a dare spazio a docenti giovani, ma i colleghi di esperienza, quegli stessi che avevano optato per gli insegnamenti degli ultimi anni, hanno chiesto anche le supplenze per le discipline dei primi. La legge lo consente, certo, ma io ero nettamente contrario. Tra l’altro, il primo anno è molto delicato, è quello dell’impatto con l’università, per gli studenti. I colleghi, per quanto bravi possano essere, difficilmente riescono a conciliare alla perfezione due o più corsi. Alla fine il rischio è che gli studenti non abbiano tutta l’attenzione che meritano. La mia posizione, però, non è passata. Il Consiglio si è astenuto e io ho tratto le conseguenze del caso, presentando appunto le dimissioni”.
Si concede un breve sfogo: “constato, non senza rammarico, che tra molti colleghi permane la preclusione nei confronti delle nuove immissioni, dell’apertura ai giovani. Verifico anche che è dura a morire la tendenza a considerare ciascuno se stesso ed il suo corso come una monade, senza legami col resto. Su questo scoglio si è arenato il progetto complessivo, che mi stava molto a cuore, dei corsi integrati. Durante i quattro anni del mio mandato ho dovuto assistere al progressivo sgretolamento del progetto. La realtà è che molti docenti interpretano l’integrazione come una lesione della propria autonomia disciplinare. Sbagliano, però, e secondo me, in questo modo, non fanno gli interessi degli studenti”.
Fabrizio Geremicca







