Diritto Penale, prova estenuante

Squilli di trombe, rullo di tamburi: per gli studenti di Giurisprudenza è finalmente iniziata la sessione straordinaria. Studio matto, riti scaramantici, manuali sottolineati all’inverosimile, poche parole e solo fatti. In questo periodo ghiotto di opportunità, non c’è tempo di pensare ad altro, occorre concentrarsi. Tre appelli d’esame per ogni disciplina, la possibilità di laurearsi entro fine sessione, l’occasione di dare uno sprint alla propria carriera: accade una volta all’anno e solo in questi mesi. “Quando inizi a non uscire più il sabato sera e l’evidenziatore si scarica non appena comprato, quando entri a Porta di Massa e il silenzio irreale spinge a chiederti se hai sbagliato posto, capisci tutto – dice Lucio Prete, studente al IV anno – Si è nel pieno della sessione che tutti aspettano, nel vivo dello studio, in quei mesi che o la va o la spacca”. “Sono settimane frenetiche – racconta Nunzio Della Ragione, studente al III anno – Ho in programma di dare tre discipline diverse, una tabella di marcia da rispettare e un intervallo fra una data d’esame e l’altra di 20 giorni. Devo sfruttare tutte le opportunità, prima che a marzo ruotino le cattedre”. 
Un 30 d’esordio
La grinta, la voglia di dimostrare a se stessi di aver fatto la scelta giusta, si fa largo anche fra le matricole. Primo banco di prova: l’esame di Istituzioni di diritto romano, prof.ssa Francesca Reduzzi. “Mi tremano le gambe dall’ansia, ho la mente vuota e una paura indescrivibile – dichiara Monica Frullo – Fra pochi minuti ci sarà l’appello del mio primo esame universitario, un’emozione unica. Credo di essere pronta, ma non avendo termini di paragone, non so come andrà. L’importante è esserci, stasera penserò al risultato, ora voglio solo sedermi e ripetere ancora”. Un brusio di sottofondo, qualche chiacchiera per distrarsi, un’ultima occhiata al manuale. Poi comincia la seduta e, ad uno ad uno, i ragazzi vengono chiamati. “Che botta di adrenalina – racconta Arianna Di Palma – Pensavo di non ricordare nulla ed invece dopo la prima domanda è stato tutto più semplice. Mi hanno chiesto del processo romano, una parte che mi è sempre piaciuta. Dopo, sono partite domande a raffica. Poco tempo per rispondere, si bada alla concretezza”. “Successio, proprietà e matrimonio le mie prime domande – spiega Franco Di Micco – I collaboratori volevano risposte semplici ed esaurienti, senza paroloni. Purtroppo la paura di sbagliare, di dimostrare più del dovuto, mi ha fatto cadere in errore. Ho rifiutato ‘20’, credo di poter fare di meglio”. Voti alti si alternano a qualche piccola sconfitta. “Alla domanda sulla ‘donatio’ sono caduta – afferma Lucia Feola – Cercavo in tutti i modi di allargare il discorso, ma ho notato che questa cattedra è molto tecnica, poche parole ma appropriate. Invece sono troppo discorsiva e questo ha compromesso il mio colloquio fin dalle prime domande. Sono stata invitata a ripresentarmi fra un mese e a studiare in modo più concentrato, attraverso parole chiave. Che peccato tornare a casa con un nulla di fatto, dopo la prima sfida, lascia davvero l’amaro in bocca”. Un trionfo per Valeria Farina, un 30 al primo esame non è cosa da poco: “Molti colleghi volevano sapere come ho fatto – racconta la studentessa – Mi sono sentita una rock star. Dal canto mio posso solo dire di aver studiato. Da ottobre non ho mai smesso, neanche durante le vacanze di Natale. Evidentemente questa cosa è stata recepita e sono stata premiata”. 
Molti bocciati a
 Diritto del Lavoro
Studiare, studiare e solo studiare è lo slogan che accompagna gli esami del II anno di Diritto del lavoro, prof. Giuseppe Ferraro. “Fino a quando la materia non entra a far parte del tuo quotidiano – commenta Dina Catuogno – non puoi dire di essere pronta per questa disciplina. Il diritto del lavoro è particolare, ha norme molto specifiche e argomenti che possono cambiare da un momento all’altro. Per questo, se non sei pronta all’aggiornamento continuo, non puoi sederti su quella sedia. Il docente lo sa e la bocciatura è proprio dietro l’angolo”. Le domande, infatti, sono molto specifiche: “è importante conoscere non solo la legge, ma anche le date che accompagnano il prima e il dopo del decreto – spiega Antonio Bonavita – Sono scoraggiato, ci sono stati molti bocciati e il mio turno è vicino”. “Purtroppo non è andata come speravo – dice Pasquale Basilone – Non ho saputo spiegare l’excursus storico della legge sul contratto collettivo. Torno a casa con 22, dopo tanta fatica avrei voluto qualche punto in più. Sono stato fregato dalla minuziosità delle domande. Ai miei colleghi suggerisco tanti schemi e collegamenti fra leggi. Vi salveranno in sede di prova”. Una bocciatura amara per Carmine Borelli: “Iniziare la sessione con tanto entusiasmo e ritrovarsi con un pugno di mosche non è proprio il massimo. La cattedra è esigente e l’esame molto discorsivo e dettagliato. Devi saper spiegare e commentare le leggi anche con casi specifici. Diciamo che la mia preparazione era meno minuziosa e per questo dovrò ripetere tutto”. Nota positiva per Clementina Cicero: “Un bel 25 e non mi lamento. Se guardo alla giornata di oggi posso dire di essere stata nella media, non ho visto eccellere nessuno. Adesso potrò dedicarmi con serenità a Diritto Civile, marzo non è poi così lontano”. 
Non va tutto liscio nemmeno agli esami del III anno di Diritto Penale, prof. Sergio Moccia, “un docente esigente che non si ferma solo ad appurare se una nozione è stata appresa o meno. Il professore vuole accertarsi se si è capito e l’esame diventa estenuante – racconta Marco Polise – Esempi pratici, domande a raffica che richiedono risposte pronte ed argute. Sopravvivere non è impossibile, ma di sicuro difficile”. “È la seconda volta che affronto il colloquio – afferma Maria Grazia Amato – Ad ottobre non ero preparata ad un simile bombardamento, ne sono uscita con le ossa rotte. Dopo aver frequentato il corso ho capito che il prof. Moccia dà tanto, ma deve ricevere di più. Oggi ho superato la prova con 25, ma sono 4 mesi che non faccio altro che ripetere, tralasciando tutto il resto”. Anche superare l’esame con un ‘semplice’ 18 non è una passeggiata. “Credevo di sapere di più, di essere maggiormente preparato – commenta Giuseppe Porrino – invece, in sede di prova, non ho fatto una bella figura. Ho saputo rispondere a tutto, sia chiaro: nessuna scena muta. Mi è mancata, però, la sicurezza nel fare esempi, nel ricordare sentenze, che richiede il docente. 18 è proprio quello che non volevo, tuttavia, se avessi rifiutato, avrei dovuto dire addio ai progetti di tutta la sessione”. “Prendi tutto quello che puoi e scappa – il motto di Ludovico Perrella, studente al IV anno – All’inizio mi fossilizzavo sui voti, cercando di avere una media alta. Al quarto anno la penso diversamente e cerco di accelerare i tempi. Oggi torno a casa con 24, ma, anche se avessi avuto 18, sarei stato contento lo stesso. La sessione straordinaria è troppo importante per fasciarsi la testa già a gennaio. Recriminare sui voti serve solo a perdere tempo, il mondo fuori è ancora più duro e spietato”. 
Decisamente più rilassati gli studenti del IV anno all’esame di Diritto Amministrativo, prof. Ferdinando Pinto. “La materia piace a tutti e il docente è veramente disponibile ed equilibrato – dichiara Marzia Delle Donne – Oggi non ci sono stati grossi problemi e i voti alti non sono mancati. Il professore tiene molto alle sentenze; una volta che sai quelle, hai già fatto mezzo programma”. “La disciplina ha una valenza diversa rispetto al passato – sottolinea Filippa Cacciapuoti – Oggi lo sbocco amministrativo è considerato fra quelli più importanti e redditizi per il futuro lavorativo. Per questo all’esame si viene preparati, cercando di avere un buon risultato, ai fini della tesi. Torno a casa con 28, il frutto di un duro lavoro fra corsi, manuale e seminari d’approfondimento”. Soddisfatto anche Giuliano D’Ambrosio: “Gli Istituti amministrativi non sono difficili, il problema semmai consiste nel ricordarli tutti. La cattedra però non è ostile e, qualora sfugga qualcosa, i collaboratori aiutano, indirizzando nella giusta prospettiva, aiutando a ricordare. Per fortuna è andata bene, un nuovo 24 sul libretto non mi spaventa. Mi avrebbe spaventato di più la bocciatura, l’impossibilità di non poter sfruttare la sessione appieno. Ora siamo in un periodo di guerra e si guarda solo al risultato finale”. Ed in questo caso quale sarebbe il miglior auspicio? “Avere all’attivo, a marzo, 3 esami su 3 appelli. Sono sulla strada giusta, vediamo cosa mi riservano le altre discipline”, conclude lo studente. 
Susy Lubrano
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