L’impegno della moderna museologia è abbattere la barriera del vetro che separa il pubblico dai reperti e consentire una piena visione delle opere e dei fenomeni. È anche l’obiettivo della mostra dedicata agli uccelli d’Europa che inaugurerà il 5 maggio presso la Sala degli Uccelli del Museo di Zoologia della Federico II. Si tratta di un progetto interattivo promosso dal Centro Musei delle Scienze Naturali e dall’Associazione Ardea (ardeaonlus.it, rivista Naturalis: ardeaonlus.it/naturalis-numero-1) volta a valorizzare la straordinaria collezione dell’Ateneo e il talento di uno studente. Fulcro dell’esposizione, quindici fotografie in formato 70×50 dedicate all’avifauna europea, scattate fra l’Italia e la Scozia da Francesco Riccio, 29 anni, laureando Magistrale in Scienze Naturali, il quale, seguendo le migrazioni e le attività d’inanellamento, ha documentato la fauna del Paleartico Occidentale. “Tutto è cominciato in autunno, al mio rientro dalla Scozia. Ho mostrato alla Direttrice del Polo, la prof.ssa Maria Rosaria Ghiara, le mie fotografie chiedendole disponibilità per una piccola mostra di un paio di settimane. Lei, invece, è rimasta così colpita dal mio lavoro che ha deciso di lavorare ad un allestimento più imponente, nel quale inserire anche la collezione del Museo”, racconta Francesco. Ogni fotografia di rondine, gufo reale o pulcinella di mare sarà, quindi, affiancata dal suo reperto e da una monografia che illustrerà caratteristiche e habitat della specie ritratta.
“Mi sono avvicinato alla fotografia da pochi anni, dopo aver seguito un corso di divulgazione naturalistica, mentre l’ornitologia è il campo di studi che coltivo con alcuni colleghi, perché l’Università non ci fornisce una preparazione specifica in questo senso”, dice Francesco che svela alcuni segreti degli uccelli: “Sono preziosi indicatori biologici, vivono dovunque, anche in città, sono facilmente riconoscibili e forniscono molte informazioni sulle dinamiche del territorio”.
Quella del naturalista è una scelta professionale vocazionale, nella quale non mancano difficoltà e potenzialità. “La fotografia naturalistica soffre la mancanza di un vero mercato del lavoro. Ci sono molti fotografi dilettanti che io definisco ‘cacciatori di gloria’, i quali svendono le proprie immagini generando, di fatto, un ‘non mercato’ – spiega lo studente – Anche dal punto di vista della ricerca e dell’applicazione scientifica, noi naturalisti siamo fortemente penalizzati dall’assenza di un Ordine professionale. Eppure, la nostra è una figura completa, in grado di leggere tutti i pezzi del puzzle ambientale sia dal punto di vista biologico che geologico”.
Dalla conservazione, agli studi d’impatto ambientale, alla gestione dei rifiuti, la formazione di un naturalista può contribuire allo sviluppo di molti settori: “e sempre ad alto livello, perché quasi tutti quelli che scelgono questo Corso lo fanno per passione. È raro, perciò, non riuscire a trovare in tutte le materie almeno un po’ di fascino o interesse”, aggiunge Francesco. Poi insiste su un punto: “Un luogo comune da sfatare è che questi siano studi facili. Scienze Naturali è una delle Facoltà più antiche del mondo dove nel ’700, all’Orto Botanico, i medici studiavano le proprietà delle piante officinali. Nonostante le difficoltà, non conosco naturalisti che non abbiano trovato collocazione. Anche chi non lavora direttamente nel campo ambientale trova il modo di applicare i propri studi nel tempo libero”.
Per info: www.musei.unina.it/ mostre.php, www.ardeaonlus.it, info@ardeaonlus.it.
Simona Pasquale
“Mi sono avvicinato alla fotografia da pochi anni, dopo aver seguito un corso di divulgazione naturalistica, mentre l’ornitologia è il campo di studi che coltivo con alcuni colleghi, perché l’Università non ci fornisce una preparazione specifica in questo senso”, dice Francesco che svela alcuni segreti degli uccelli: “Sono preziosi indicatori biologici, vivono dovunque, anche in città, sono facilmente riconoscibili e forniscono molte informazioni sulle dinamiche del territorio”.
Quella del naturalista è una scelta professionale vocazionale, nella quale non mancano difficoltà e potenzialità. “La fotografia naturalistica soffre la mancanza di un vero mercato del lavoro. Ci sono molti fotografi dilettanti che io definisco ‘cacciatori di gloria’, i quali svendono le proprie immagini generando, di fatto, un ‘non mercato’ – spiega lo studente – Anche dal punto di vista della ricerca e dell’applicazione scientifica, noi naturalisti siamo fortemente penalizzati dall’assenza di un Ordine professionale. Eppure, la nostra è una figura completa, in grado di leggere tutti i pezzi del puzzle ambientale sia dal punto di vista biologico che geologico”.
Dalla conservazione, agli studi d’impatto ambientale, alla gestione dei rifiuti, la formazione di un naturalista può contribuire allo sviluppo di molti settori: “e sempre ad alto livello, perché quasi tutti quelli che scelgono questo Corso lo fanno per passione. È raro, perciò, non riuscire a trovare in tutte le materie almeno un po’ di fascino o interesse”, aggiunge Francesco. Poi insiste su un punto: “Un luogo comune da sfatare è che questi siano studi facili. Scienze Naturali è una delle Facoltà più antiche del mondo dove nel ’700, all’Orto Botanico, i medici studiavano le proprietà delle piante officinali. Nonostante le difficoltà, non conosco naturalisti che non abbiano trovato collocazione. Anche chi non lavora direttamente nel campo ambientale trova il modo di applicare i propri studi nel tempo libero”.
Per info: www.musei.unina.it/ mostre.php, www.ardeaonlus.it, info@ardeaonlus.it.
Simona Pasquale







