Costernati, sorpresi – ma neanche più di tanto – gli studenti di Giurisprudenza nell’apprendere che ben 808 matricole dell’anno 2012 non hanno sostenuto alcun esame. I dati contenuti nel Rapporto di Riesame del Corso di Laurea sono drammatici. Il primo anno è un inferno, un tunnel dal quale è difficile uscire. C’è da sudare. Gli studenti degli anni superiori lo sanno bene. Nelle loro testimonianze si leggono gli sforzi per superare un periodo caratterizzato da disorientamento e solitudine. “Il problema – dice Gaetano Basile, iscritto al terzo anno – è da ricercare nei tempi brevi del semestre. Nei primi mesi da matricola si deve pensare a studiare, a sopravvivere al sovraffollamento, ad entrare nel mondo del linguaggio giuridico: un po’ troppo per chi è alle prime armi. Si corre il rischio di lasciarsi prendere dal panico. È successo anche a me, praticamente ho bruciato 6 mesi. Ho cominciato a sostenere esami solo dalla sessione estiva. Prima mi era stato impossibile, non riuscivo a capacitarmi dove fossi capitato”. “Al primo anno ero un outsider – racconta Rocco Nardi – Vedevo gli altri correre da una lezione all’altra, con i libri sottobraccio già sottolineati, pronti a porre domande. Io non riuscivo ad inserire nemmeno la prima, mi sentivo ingolfato dalla mole di materie da studiare, mentre i miei colleghi viaggiavano in quinta. So cosa vuol dire far parte degli 808 ‘esclusi’: sono stato ‘schiacciato’ dall’ambiente universitario, dai termini giuridici, dalla mancanza di aiuto”. La mancanza di accoglienza è un disagio. Sottolinea Daniela Fazi: “la totale assenza di tutor e di uno sportello orientamento si fa sentire. Non avendo un interlocutore che aiuti a capire come muoversi fra esami, studio e frequenza, ogni matricola deve fare per sé”.
“Anch’io ero
una dispersa,
nessuno è venuto
a cercarmi”
una dispersa,
nessuno è venuto
a cercarmi”
Lo sa bene Francesca Rondelli, studentessa al quarto anno: “Nel mio primo semestre da matricola mi cimentai con l’esame di Istituzioni di diritto romano. La maggior parte dei miei colleghi optava per questa scelta. Senza troppa convinzione, seguendo la massa, iniziai a studiare”. Un’esperienza diventata poi traumatica: “Ho scoperto solo mesi dopo – passando attraverso due bocciature – che Istituzioni, almeno come primo esame, non faceva per me. Dovevo dedicarmi a qualcosa di pratico per rompere il ghiaccio, Costituzionale sarebbe stata una scelta più appropriata. Senza nessuna guida, basandomi solo sul sentito dire, sono arrivata a giugno considerandomi una ‘fallita’. Pensavo che il diritto non fosse nelle mie corde e stavo quasi per lasciare”. Però poi: “L’orgoglio ha preso il sopravvento e, dopo più di 8 mesi, ho superato a pieni voti Costituzionale. Anche io ero una ‘dispersa’ e nessuno è venuto a cercarmi. Mi sono dovuta trovare da sola”. “Asserire che la maggior parte delle matricole è a Giurisprudenza per una scelta ‘residuale’ – commenta Pietro, studente all’ultimo anno – è una scusa che raccontano i nostri docenti per giustificare le loro mancanze. Non abbiamo un orientamento in entrata, dei tutor, o uno sportello per consulenze. Siamo da soli, con uno ‘stadio’ come aula, manuali da far impallidire e Dipartimenti che ricevono solo per appuntamento. Quest’elenco può bastare, per commentare la mole di studenti che perdono la strada senza concludere nulla?”. La questione è delicata e surriscalda gli animi. Chi ha vissuto momenti di sofferenza, non ci sta ad essere ‘bollato’ come uno scansafatiche. “I nostri docenti dovrebbero impegnarsi nell’ascolto – suggerisce Fabrizia Cananzi – Più che etichettare un numero cospicuo di studenti, bisogna puntare il dito nella propria direzione e chiedersi ‘Sto dando il massimo per i miei ragazzi?’. Ognuno deve farsi un esame di coscienza, non esistono buoni o cattivi studenti, esiste solo una platea studentesca che ha bisogno di aiuto. Sono stata una matricola e posso affermare che al primo anno c’è da impazzire”. “Ciò che manca – incalza Sabina Fontana – è un approccio soft al mondo giuridico. Nei primi mesi occorrerebbero dei corsi per introdurre al linguaggio giuridico, al metodo di studio. C’è bisogno di una chiave di lettura universale”. Tanti gli studenti che hanno una storia che li accomuna a quelle matricole considerate ‘fuori dal circuito’ solo perché a zero esami. Racconta Luciana De Santis: “Non ho sostenuto esami per ben 12 mesi ma pagavo regolarmente le tasse. Non avevo la forza di presentarmi agli esami”. In tutto questo tempo: “Nessuno è venuto a chiedermi perché fossi ferma, perché non sostenevo alcuna prova. Non mi ritengo una ‘scansafatiche’, anzi sono sempre stata una studentessa brillante, eppure l’impatto con questo mondo ha freddato il mio entusiasmo. Sono una di quelle 808 matricole di cui nel 2012 si erano perse le tracce. Ora ho all’attivo 4 esami, ma è stata davvero dura riprendermi”. Perché uno stop così lungo? “Non siamo fatti tutti allo stesso modo, io ho bisogno di essere seguita, e ritrovarmi in un’aula con tanti sconosciuti mi metteva a disagio. Poi non riuscivo a studiare, a memorizzare. Mi occorreva più tempo per ambientarmi. Il 2012 mi è servito a capire che direzione prendere. Mi ha fatto molto male leggere l’articolo ed essere etichettata per quella che non sono. Amo Giurisprudenza, non è stata affatto una scelta residuale, solo che non tutti siamo pronti a questo marasma”.
“Non credo
che quasi
1000 ragazzi
siano stupidi”
che quasi
1000 ragazzi
siano stupidi”
Massimo Fenzi commenta: “nessuno vuole ammettere che ci sono dei problemi seri di vivibilità-adattamento. Non credo che circa 1000 ragazzi siano stupidi e non credo che i docenti raccontino a loro stessi simili frottole. I nostri Maestri dovrebbero aprire gli occhi, vedere in che stato versano i neo iscritti”. La soluzione per Andrea Frisina: “Avviare corsi di recupero, aprire un dialogo costruttivo, senza paura che il Corso di Laurea perda la propria reputazione. Che considerazione può avere un’Università che ‘bolla’ un quarto dei propri iscritti come ‘nullafacenti’?”. Chi ha un percorso di studi già delineato, sa bene cosa non sia andato nel proprio passato, le cose da fare e da migliorare. Non è così, ovviamente, per le neo-matricole. “Questi dati mi fanno impallidire – dice Beatrice Zanca, neo iscritta – Mi sento un numero fra centinaia di studenti e posso ben capire la sensazione di abbandono che si prova. A due mesi dall’inizio dei corsi non mi sento sicura di niente, sto studiando ma non so se a gennaio affronterò il primo esame”. Donatella Alboretti ammette: “Ogni volta che ripeto mi accorgo di essere indietro rispetto ai miei colleghi. Tuttavia speravo, a settembre, che i seminari Introduttivi allo studio del diritto fossero delle vere e proprie lezioni. Invece le discussioni, seppur interessanti, erano troppo complicate”. Sarebbe auspicabile: “nelle prime settimane un corso che avvii allo studio con esperienze concrete. Solo chi vive sulla propria pelle la desolazione, il senso di inadeguatezza e di abbandono dei primi mesi, può capire cosa spinge uno studente a non far nulla per un grande lasso di tempo”. Ci sono mille motivi che spiegano ‘l’immobilità’ di alcuni ragazzi. “Senza voler generalizzare – afferma Saverio Leonangeli – credo che una delle regioni vada ricercata nella scarsa accoglienza riservata ai neo iscritti. Sono una matricola e nessuno mi ha aiutato a capire cosa dovessi fare, anche le cose più elementari le ho dovute affrontare da solo. La ‘solitudine’ distorce il percorso di tanti ragazzi, un aiuto da chi ha più esperienza potrebbe evitare le dispersioni”. Una richiesta ai docenti: “non dare tutto per scontato e sorridere di più. A lezione, smussare un po’ i toni renderebbe la lezione più umana. Spero che alla luce delle nostre considerazioni cambi qualcosa, magari nel prossimo semestre vi saranno corsi aggiuntivi, che ci aiutino ad affrontare lo studio con maggiore serenità”.
Susy Lubrano
Susy Lubrano







