Il caso Adler Group in aula

Al corso di Organizzazione delle imprese internazionali si analizza il caso di Adler Group, multinazionale specializzata in componenti in plastica e in gomma per il mercato automotive, alla presenza dell’amministratore delegato l’ing. Paolo Scudieri, dell’avvocato Maria Antonietta Nappo e del dottore commercialista Salvatore Tramontano. “L’obiettivo di questo incontro – ha detto la prof.ssa Filomena Buonocore, docente di Organizzazione presso la Facoltà di Economia, in apertura del dibattito svoltosi il 9 maggio – è affrontare le tematiche relative all’organizzazione in un percorso internazionale da due punti di vista: quello dell’imprenditore, alle prese con rischi e sfide posti dal mercato globale, e quello dei consulenti che lo supportano in scelte e cambiamenti”. Tematiche che diventano sempre più attuali nel contesto globalizzato in cui viviamo. “Il Corso di Laurea che si occupa di Internazionalizzazione – ha detto il Preside prof. Gian Paolo Cesaretti – è storicamente uno dei più importanti e continuamente attualizzato”.
Adler Group è un’azienda nata nel ’53, e attualmente presente in tutto il mondo in diciotto Paesi, con 8mila dipendenti. Scudieri racchiude in poche parole quelle che sono le strategie di conquista del mercato internazionale. “Investire e crescere per linee esterne, acquisendo, quindi, concorrenti – ha affermato – Per avere successo è necessario investire in tecnologia e riuscire ad essere competitivi, in un contesto che deve aprirsi sempre più”. Nel mercato internazionale bisogna tenere conto dell’approccio dei consumatori, differente da un continente all’altro. “Gli europei sono i più esigenti, gli americani, invece, guardano all’efficienza di un prodotto piuttosto che alla durata”. Il primo importante passo di Adler Group verso l’internazionalizzazione è avvenuto circa vent’anni fa. “Da profonde analisi del mercato dell’auto, era già venuto alla luce il forte potenziale di crescita dei Paesi dell’est Europa. Ci siamo, così, lanciati in un piccolo investimento con impianti ammortizzati, in un centro a cinquanta chilometri da Cracovia, la cui direzione è stata affidata ad una giovane polacca che abbiamo formato in Italia (non volevamo imporre un dirigente italiano in Polonia). Si è rivelato un grande successo”. Oggi, intanto, si pensa a nuovi mercati. “Abbiamo uno stabilimento a Pune, in India. Si tratta di un Paese che ha fatto dell’alta tecnologia e della cultura i suoi cavalli di battaglia per affrontare i mercati esteri. Le risorse umane sono valide (le Università all’avanguardia e i laureati altamente preparati) mentre le tecnologie stanno facendo passi da gigante”. A mettere le ruote tra i bastoni, però, spesso arriva la burocrazia con i suoi tempi morti. “Purtroppo, l’Italia è uno degli ultimi Paesi al mondo dove si investe, a causa della rigidità burocratica. Io stesso, nello stabilimento di Ottaviano, devo ancora avere le autorizzazioni per la messa in opera delle componenti della nuova Panda, portata a fatica nel Mezzogiorno. Bisognerebbe potersi sentire liberi, allo stesso tempo, rispettando le regole”. Secondo l’avv. Nappo, l’imprenditore deve essere supportato da un consulente aziendale, il quale  ha il compito di guidarlo nel mercato nazionale ed internazionale. “Non si può restare dietro la scrivania, aspettando l’evolversi delle cose – ha detto il dott. Tramontano – piuttosto è fondamentale accompagnare l’imprenditore nei processi di evoluzione”. Non è mancato qualche accenno all’attuale crisi economica. “La crisi c’è – ha affermato Tramontano, rivolto agli studenti – ma è nel vecchio sistema di fare imprenditoria. A questo punto, è importante capire quali sono i settori in cui è possibile trovare nuovi sbocchi lavorativi”. L’incoraggiamento di Scudieri: “Dovete frequentare l’Università con forte motivazione imprenditoriale, perché il testimone lo passeremo a voi. Avete solo un torto: quello di essere nati al Sud, quindi datevi da fare!”.
Maddalena Esposito
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