Il prof. Antonio Moccia, docente di Sistemi Aerospaziali nel Corso di Studi in Ingegneria Aerospaziale, è stato riconfermato ad inizio novembre alla guida del Dipartimento di Ingegneria Industriale cui afferiscono un centinaio di professori e una cinquantina di tecnici– amministrativi. Per lui, oltre novanta preferenze. Resterà in carica per tre anni. Qualche giorno prima delle elezioni il decano del Dipartimento, il prof. Pasquale Erto, ha convocato una riunione nel corso della quale i docenti hanno discusso delle esigenze, degli obiettivi del futuro, dei problemi da affrontare. “In qualche modo, le mie priorità per il prossimo mandato, che inizierà ufficialmente a gennaio, sono quelle delineate dai colleghi in occasione di quel confronto”, afferma il prof. Moccia.
La didattica: “Da qualche anno, alla Federico II come negli altri Atenei italiani, assistiamo ad una disaffezione degli studenti nei confronti dell’università. C’è un calo di immatricolazioni. Questo dipende da vari fattori, tra i quali la convinzione che una laurea, oggi, non garantisca un futuro in Italia. Sempre più ragazzi e famiglie ritengono che il futuro professionale sia fuori dai confini nazionali e per questo, se possono, scelgono di frequentare all’estero l’università. Dicono: se poi tanto dovrò emigrare per avere un lavoro soddisfacente e coerente con i miei studi, vale la pena che frequenti in Francia, in Inghilterra o in un altro posto, non in Italia. Ebbene, per fronteggiare questa situazione, occorre proporre una didattica estremamente competitiva sul piano internazionale, che non solo possa convincere i nostri ragazzi a studiare da noi, ma possa anche attirare immatricolati dall’estero”. In concreto, “bisogna che, nell’ambito dei Corsi di studio che afferiscono al Dipartimento, si migliori nettamente il servizio di tutorato, affidandolo agli studenti più grandi ed incentivandoli con un minimo gettone economico. Inoltre, nell’ambito dei Corsi di Studio di secondo livello, la sfida è proporre corsi in inglese, con contributi didattici di esponenti del mondo industriale. In questo modo potremo attirare studenti da altre realtà territoriali ed evitare che i nostri potenziali immatricolati vadano altrove. Non dimentichiamo che, se in un tempo non troppo remoto quello di Napoli era uno dei pochi Corsi in Ingegneria in tutto il Mezzogiorno, oggi ce ne sono molti. Per differenziarci, dobbiamo mantenere alta la qualità della didattica, tradizionalmente un punto di forza di Ingegneria nell’Ateneo federiciano, ed adeguarla alle esigenze di una realtà in continua evoluzione”.
L’organizzazione logistica: “Noi siamo il frutto della fusione di cinque Dipartimenti, quelli che esistevano prima della riforma che ha cancellato le Facoltà, e come tali abbiamo strutture in più punti della città: Piazzale Tecchio, via Claudio, via Forno Vecchio, dove ha sede Architettura. Questa situazione, inevitabilmente, può creare difficoltà. È allo studio una proposta di razionalizzazione degli uffici del Dipartimento, che spero possa essere realizzata nel migliore dei modi”.
Molti progetti in campo sul versante della ricerca: “Si tratta, per sintetizzare, di continuare il percorso che il Dipartimento ha avviato negli ultimi anni. Le valutazioni negative espresse qualche anno fa dall’Anvur sulla qualità della ricerca nell’Ateneo federiciano sono state, per noi di Ingegneria Industriale, lo sprone a fare ancora meglio. Sotto questo aspetto sono molto soddisfatto per quanto è accaduto nel periodo del mio primo mandato. Confido che il Dipartimento prosegua il cammino già intrapreso”.
Fabrizio Geremicca
La didattica: “Da qualche anno, alla Federico II come negli altri Atenei italiani, assistiamo ad una disaffezione degli studenti nei confronti dell’università. C’è un calo di immatricolazioni. Questo dipende da vari fattori, tra i quali la convinzione che una laurea, oggi, non garantisca un futuro in Italia. Sempre più ragazzi e famiglie ritengono che il futuro professionale sia fuori dai confini nazionali e per questo, se possono, scelgono di frequentare all’estero l’università. Dicono: se poi tanto dovrò emigrare per avere un lavoro soddisfacente e coerente con i miei studi, vale la pena che frequenti in Francia, in Inghilterra o in un altro posto, non in Italia. Ebbene, per fronteggiare questa situazione, occorre proporre una didattica estremamente competitiva sul piano internazionale, che non solo possa convincere i nostri ragazzi a studiare da noi, ma possa anche attirare immatricolati dall’estero”. In concreto, “bisogna che, nell’ambito dei Corsi di studio che afferiscono al Dipartimento, si migliori nettamente il servizio di tutorato, affidandolo agli studenti più grandi ed incentivandoli con un minimo gettone economico. Inoltre, nell’ambito dei Corsi di Studio di secondo livello, la sfida è proporre corsi in inglese, con contributi didattici di esponenti del mondo industriale. In questo modo potremo attirare studenti da altre realtà territoriali ed evitare che i nostri potenziali immatricolati vadano altrove. Non dimentichiamo che, se in un tempo non troppo remoto quello di Napoli era uno dei pochi Corsi in Ingegneria in tutto il Mezzogiorno, oggi ce ne sono molti. Per differenziarci, dobbiamo mantenere alta la qualità della didattica, tradizionalmente un punto di forza di Ingegneria nell’Ateneo federiciano, ed adeguarla alle esigenze di una realtà in continua evoluzione”.
L’organizzazione logistica: “Noi siamo il frutto della fusione di cinque Dipartimenti, quelli che esistevano prima della riforma che ha cancellato le Facoltà, e come tali abbiamo strutture in più punti della città: Piazzale Tecchio, via Claudio, via Forno Vecchio, dove ha sede Architettura. Questa situazione, inevitabilmente, può creare difficoltà. È allo studio una proposta di razionalizzazione degli uffici del Dipartimento, che spero possa essere realizzata nel migliore dei modi”.
Molti progetti in campo sul versante della ricerca: “Si tratta, per sintetizzare, di continuare il percorso che il Dipartimento ha avviato negli ultimi anni. Le valutazioni negative espresse qualche anno fa dall’Anvur sulla qualità della ricerca nell’Ateneo federiciano sono state, per noi di Ingegneria Industriale, lo sprone a fare ancora meglio. Sotto questo aspetto sono molto soddisfatto per quanto è accaduto nel periodo del mio primo mandato. Confido che il Dipartimento prosegua il cammino già intrapreso”.
Fabrizio Geremicca







