Innovare per competere: un Convegno di SRM

“Innovare per competere” è il messaggio lanciato dall’Associazione Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Soci Fondatori: BIIS, Banco di Napoli, Compagnia di San Paolo, IMI Investimenti, Intesa Sanpaolo e Istituto Banco di Napoli Fondazione) con la nuova ricerca “Il Sud in competizione: l’innovazione nei settori produttivi e la crescita delle imprese emergenti”. Lo studio analizza le componenti innovative del sistema produttivo meridionale affiancando, all’analisi dei dati, verifiche di tipo empirico con interviste agli attori privilegiati (Università, Centri di ricerca, centri per il trasferimento tecnologico, imprese, associazioni di categoria, mondo del credito ed istituzionale) che hanno descritto ed hanno aiutato a comprendere i limiti e le opportunità degli strumenti disponibili per attivare processi di sviluppo del territorio. Tale lavoro sarà oggetto di dibattito nel corso del convegno che si terrà a Roma il 22 ottobre (mentre andiamo in  stampa) presso la prestigiosa sede dell’ABI di Piazza del Gesù. 
L’evento, che ha ricevuto il patrocinio sia del Ministero della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione sia del CNEL, vedrà al tavolo di discussione ad introdurre i lavori della giornata, il Presidente di Srm Federico Pepe e la Coordinatrice Scientifica dell’Associazione Maria Teresa Salvemini Ristuccia mentre la discussione della tavola rotonda è introdotta dal Capo Dipartimento Innovazione e Tecnologie Stefano Luigi Torda; tra gli esponenti illustri del mondo universitario siederanno il Direttore Generale del Ministero dell’Università e della Ricerca Luciano Criscuoli e il professore di Economia Internazionale Fabrizio Onida della Bocconi mentre a rappresentare la finanza innovativa ci sarà il responsabile delle relazioni corporate di Intesa Sanpaolo Giuseppe Castagna. Il dibattito, coordinato da Mariano Maugeri de Il Sole 24 Ore vede presenti anche Gianluigi Traettino di Confindustria e nuove imprese emergenti mentre le conclusioni sono affidate al Presidente del Cnel Antonio Marzano e la presentazione della ricerca è affidata al Direttore di Srm Francesco Saverio Coppola. 
I dati della 
ricerca
I ricercatori ci spiegano che si può provare a comprendere il complesso meccanismo dell’innovazione attraverso le 5 chiavi interpretative classiche (cosa? chi? dove? quando? perché?): Si potrebbe, infatti, dire che l’innovazione (cos’è l’innovazione?), su cui si incentra il dibattito, è un concetto apparentemente molto semplice: innovare significa, secondo l’OCSE, inventare un nuovo prodotto o modificarlo in maniera evidente e migliorativa per il cliente, ovviamente tale contenuto di novità può anche riguardare un processo imprenditoriale o una sua sostanziale modifica. 
Le cose che per definizione sono semplici, hanno talvolta meccanismi complessi di realizzazione e, difatti, l’innovazione è un fenomeno complesso da generare. Riguarda sicuramente la sfera dell’impresa, ma anche quella della conoscenza (universitaria e non), quella istituzionale (nazionale e regionale) e la finanza (pubblica e privata). Se è vero che l’innovazione è un fenomeno difficile da generare perché non è lineare è altrettanto difficile da misurare. La ricerca mette a fuoco questo meccanismo complesso evidenziando che l’equilibrio tra input (offerta di ricerca, capitale umano, finanziamenti, spesa in R&S) e output di innovazione (brevetti, competitività nel mercato internazionale etc…) risulta piuttosto sbilanciato verso i primi. Il rischio reale per l’economia meridionale è dunque che, in ragione della sua limitata capacità di finalizzare le risorse su attività e progetti realmente strategici e coerenti con il suo sistema produttivo e imprenditoriale, le iniziative attuate risultino scarsamente funzionali alla domanda e alle reali esigenze delle imprese così come risultano incompresi i risultati raggiunti.
Per quanto riguarda chi innova bisogna, dunque, dire che esiste una parte di imprese del Sistema Produttivo Italiano che si rinnova: il 36% delle imprese italiane con oltre 10 addetti sono innovative e realizzano una quota di fatturato pari al 65% del totale. In particolare il Sud Italia sta innovando in una buona parte delle sue aziende ed incomincia ad avere un numero rappresentativo nel panorama italiano e difatti le imprese innovative meridionali rappresentano il 14% circa del totale. A sorprendere è il fatto che si innova anche nei settori tradizionali. Nel Mezzogiorno l’innovazione è un fenomeno complesso che coinvolge da vicino soprattutto tali imprese e non è codificato nei brevetti, eppure, le imprese che fanno innovazione sia di prodotto che di processo ci sono e talvolta sono anche leader mondiali. 
Per comprendere, poi, dove si fa innovazione nel Mezzogiorno, la ricerca ha dovuto abbandonare l’analisi desk e affrontare una approfondita analisi sul campo realizzando 18 interviste alle imprese ed avvalendosi dell’esperienza di un importante Advisory Board composto da Ettore Artioli di Confindustria e Ennio Lucarelli di Assinform, Fabrizio Onida della Bocconi, Federico Rossi del CNR, Andrea Vecchia dell’IPI, Carlo Sappino del DPS, e di un comitato tecnico composto da: Fabrizio Cobis del MUR, Massimo G. Colombo del Politecnico di Milano, Mauro Mallone dell’IPI e Salvatore Vescina del DPS. Dall’indagine sul campo ne è risultato che esistono delle realtà eccellenti nel Mezzogiorno sia nel settore High Tech che nei settori tecnologicamente meno avanzati ma la loro presenza “puntiforme” sul territorio non permette di realizzare una massa critica tale da poter parlare di veri e propri sistemi integrati di innovazione. Esistono dunque dei nuclei di eccellenza quale il polo elettronico dell’Etna Valley o  il Polo di Modugno mentre si afferma con forza la realtà aeronautica spaziale di Campania e Puglia .
Sul quando si innova si può con certezza affermare che l’innovazione è passata dall’essere un fenomeno occasionale a processo continuo per le aziende.  L’eccezionale avanzamento delle conoscenze scientifiche nell’arco del secolo passato ed il consolidato ruolo delle scienze sperimentali, hanno reso le invenzioni e la relativa applicazione alle attività produttive fenomeni sempre meno eccezionali . Si è quindi introdotto un “regime di innovazione continua” che riguarda tutti i processi produttivi delle aziende e si concretizza nella frequente comparsa di nuovi prodotti, nuove qualità di prodotti esistenti e nuove modalità di vendita. 
Perché innovare è racchiuso nel messaggio lanciato dall’Associazione: innovare è necessario per competere e per migliorare l’efficienza di impresa. 
Sebbene infatti, la Strategia di Lisbona che si proponeva l’obiettivo di rendere, entro il 2010, l’Europa l’area più competitiva e dinamica del mondo attraverso la conoscenza sia un progetto ancora in fase di realizzazione,  i principi che animano il progetto restano tuttora validi. 
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