L’inquinamento atmosferico sulla Regione Campania, caratterizzata da elevata densità abitativa nella fascia costiera e da un’orografia complessa, ha tre cause principali:
Traffico veicolare urbano, autostradale ed extraurbano (circa il 35% in media annuale);
Riscaldamento e condizionamento di civili abitazioni e grandi complessi pubblici;
Residue attività industriali e artigianali, attività di servizio tuttora in atto, come centrali termoelettriche, depositi di carburanti, attività portuali e aeroportuali, scali ferroviari.
A queste cause si sono aggiunte fonti estemporanee (roghi di rifiuti) e se ne aggiungeranno altre in prospettiva (inceneritori e impianti di smaltimento di rifiuti, altre centrali di potenza). Grande giovamento si otterrà dalla parziale trasformazione del traffico veicolare privato in quello su vettore ferro, secondo l’eccellente piano portato avanti dall’Assessore Regionale Prof. Cascetta. Ma altri interventi strutturali e amministrativi saranno indispensabili.
Nel frattempo i provvedimenti presi dall’Amministrazione Comunale di Napoli rischiano di essere molto poco efficaci e di penalizzare in maniera indiscriminata proprio gli automobilisti più coscienziosi. Le avverse condizioni meteo che hanno caratterizzato l’estate e l’autunno del 2008 hanno portato al frequente superamento dei limiti normativi per l’inquinamento da polveri sottili e da inquinanti gassosi. Durante un Forum presso l’Automobil Club, presenti Assessori Comunali e Regionali, nonché il Comandante e un Ufficiale dei V.U., sono emerse alcune perplessità sull’efficacia dei provvedimenti comunali di blocco del traffico. Qui provo a riassumere l’essenziale degli interventi.
A) I provvedimenti sono stati basati sui ripetuti superamenti dei limiti di legge relativi alle polveri sottili (PM10): questo parametro però non distingue tra le polveri sottili dovute alle combustioni e quelle sollevate dai cantieri e dai lavori di manutenzione delle strade (polveri che si risollevano continuamente a causa dello scarso lavaggio delle strade e perché i cantieri non vengono obbligati a farlo a fine di ogni giorno di lavoro e alla fine dell’impegno contrattuale). Inoltre i dati delle Centraline ARPAC possono fornire, a norma di legge e per motivi tecnici, solo i valori complessivi sulle 24 ore e non orari, come sarebbe richiesto da taluni provvedimenti anche di tipo penale. Occorrerà quanto prima un ammodernamento dei sistemi di monitoraggio delle polveri sottili, anche al di là dell’attuale normativa, in attesa di un adeguamento della stessa, con l’utilizzo di tecnologie più avanzate (impattatori differenziali, misure di diffusione della luce usando un laser a bassa potenza e altre come discusse a ottobre a Bari in un Convegno nazionale sulle polveri sottili (PM2008). La determinazione semi continua e automatica della PM10 e delle frazioni PM4 e PM2.5 , cosa oggi possibile, consentirebbe già di poter distinguere in prima approssimazione la natura delle polveri e decidere se provengono da combustioni (nerofumo e particolato organico) o dall’erosione dei suoli provocata dai lavori in corso, e ciò senza ricorrere a più lente o molto più costose analisi. Si tenga presente che anche le polveri sahariane, trascinate dai venti in quota, precipitano occasionalmente sulla Campania e la frazione più sottile di esse passa i filtri e viene registrata come PM10. Inoltre vi sono troppe categorie di conducenti esentate dal rispettare i decreti (ben 84!), cosa che rende quasi impossibile ai Vigili Urbani controllare ad esempio le uscite della Tangenziale e aumenta l’irritazione degli automobilisti esclusi. E’ ovvio che l’Assessore Comunale deve operare degli interventi a pena di essere incriminato per “inerzia amministrativa” e l’intervento qui riportato non può che essere un parere costruttivo per un futuro non troppo lontano. A tal proposito si è anche accennato al ricorso alle targhe alterne. Per gli stessi motivi su esposti questo provvedimento può risultare anche esso inefficace. Anzi se prolungato per mesi può risultare disastroso, come dimostrato da un “esperimento” condotta anni fa: i napoletani reagirono comprando una seconda macchina usata con aumento dell’inquinamento pro capite e intasamento delle strade per il numero di macchine parcheggiate nelle strade cittadine.
Provvedimenti limitati al solo Comune di Napoli sono in buona parte inefficaci, se non sono coordinati con analoghi provvedimenti a livello provinciale o meglio a livello dell’intera conurbazione o area metropolitana, attraversata da tangenziali e assi attrezzati. Intorno Napoli e fino a Caserta e a Sorrento abitano e circolano almeno altri 1.5 milioni di cittadini che si aggiungono al milione di residenti nel Capoluogo. Il regime dei venti in quota e al suolo crea un continuo scambio di inquinanti gassosi e di polveri sottili su tutto l’ambito regionale. Anche nei periodi di ristagno dell’atmosfera agiscono sempre le brezze di mare e di terra e i venti catabatici che scendono dal Vesuvio e dagli Appennini e che comunque effettuano un trasporto intercomunale. (A tal proposito che fine ha fatto la legge che istituiva le Aree Metropolitane come Autorità dotate di poteri?!?)
Presso l’Università Federico II in collaborazione tra i Dipartimenti di Chimica e di Matematica e Applicazioni e con il contributo di ricercatori dell’Università Parthenope, sono stati sviluppati metodi di calcolo avanzato, che consentono l’elaborazione di scenari meteo realistici e modelli di differenti regimi di emissione (validabili con i dati da eventi passati e con opportune sperimentazioni) che possono mostrare l’efficacia di provvedimenti restrittivi del traffico in ambito regionale e i rischi connessi all’insediamento di nuove attività produttive e di servizio, suggerendo anche delle localizzazioni ottimali. Lo sviluppo di queste applicazioni è stato finora ostacolato da assoluta carenza di fondi: si spera di poterli riprendere nello scorcio del 2008 e durante il 2009 sulla base di fondi Regionali (Misura 3.17) se questi fondi verranno sbloccati e non resteranno virtuali.
Traffico veicolare urbano, autostradale ed extraurbano (circa il 35% in media annuale);
Riscaldamento e condizionamento di civili abitazioni e grandi complessi pubblici;
Residue attività industriali e artigianali, attività di servizio tuttora in atto, come centrali termoelettriche, depositi di carburanti, attività portuali e aeroportuali, scali ferroviari.
A queste cause si sono aggiunte fonti estemporanee (roghi di rifiuti) e se ne aggiungeranno altre in prospettiva (inceneritori e impianti di smaltimento di rifiuti, altre centrali di potenza). Grande giovamento si otterrà dalla parziale trasformazione del traffico veicolare privato in quello su vettore ferro, secondo l’eccellente piano portato avanti dall’Assessore Regionale Prof. Cascetta. Ma altri interventi strutturali e amministrativi saranno indispensabili.
Nel frattempo i provvedimenti presi dall’Amministrazione Comunale di Napoli rischiano di essere molto poco efficaci e di penalizzare in maniera indiscriminata proprio gli automobilisti più coscienziosi. Le avverse condizioni meteo che hanno caratterizzato l’estate e l’autunno del 2008 hanno portato al frequente superamento dei limiti normativi per l’inquinamento da polveri sottili e da inquinanti gassosi. Durante un Forum presso l’Automobil Club, presenti Assessori Comunali e Regionali, nonché il Comandante e un Ufficiale dei V.U., sono emerse alcune perplessità sull’efficacia dei provvedimenti comunali di blocco del traffico. Qui provo a riassumere l’essenziale degli interventi.
A) I provvedimenti sono stati basati sui ripetuti superamenti dei limiti di legge relativi alle polveri sottili (PM10): questo parametro però non distingue tra le polveri sottili dovute alle combustioni e quelle sollevate dai cantieri e dai lavori di manutenzione delle strade (polveri che si risollevano continuamente a causa dello scarso lavaggio delle strade e perché i cantieri non vengono obbligati a farlo a fine di ogni giorno di lavoro e alla fine dell’impegno contrattuale). Inoltre i dati delle Centraline ARPAC possono fornire, a norma di legge e per motivi tecnici, solo i valori complessivi sulle 24 ore e non orari, come sarebbe richiesto da taluni provvedimenti anche di tipo penale. Occorrerà quanto prima un ammodernamento dei sistemi di monitoraggio delle polveri sottili, anche al di là dell’attuale normativa, in attesa di un adeguamento della stessa, con l’utilizzo di tecnologie più avanzate (impattatori differenziali, misure di diffusione della luce usando un laser a bassa potenza e altre come discusse a ottobre a Bari in un Convegno nazionale sulle polveri sottili (PM2008). La determinazione semi continua e automatica della PM10 e delle frazioni PM4 e PM2.5 , cosa oggi possibile, consentirebbe già di poter distinguere in prima approssimazione la natura delle polveri e decidere se provengono da combustioni (nerofumo e particolato organico) o dall’erosione dei suoli provocata dai lavori in corso, e ciò senza ricorrere a più lente o molto più costose analisi. Si tenga presente che anche le polveri sahariane, trascinate dai venti in quota, precipitano occasionalmente sulla Campania e la frazione più sottile di esse passa i filtri e viene registrata come PM10. Inoltre vi sono troppe categorie di conducenti esentate dal rispettare i decreti (ben 84!), cosa che rende quasi impossibile ai Vigili Urbani controllare ad esempio le uscite della Tangenziale e aumenta l’irritazione degli automobilisti esclusi. E’ ovvio che l’Assessore Comunale deve operare degli interventi a pena di essere incriminato per “inerzia amministrativa” e l’intervento qui riportato non può che essere un parere costruttivo per un futuro non troppo lontano. A tal proposito si è anche accennato al ricorso alle targhe alterne. Per gli stessi motivi su esposti questo provvedimento può risultare anche esso inefficace. Anzi se prolungato per mesi può risultare disastroso, come dimostrato da un “esperimento” condotta anni fa: i napoletani reagirono comprando una seconda macchina usata con aumento dell’inquinamento pro capite e intasamento delle strade per il numero di macchine parcheggiate nelle strade cittadine.
Provvedimenti limitati al solo Comune di Napoli sono in buona parte inefficaci, se non sono coordinati con analoghi provvedimenti a livello provinciale o meglio a livello dell’intera conurbazione o area metropolitana, attraversata da tangenziali e assi attrezzati. Intorno Napoli e fino a Caserta e a Sorrento abitano e circolano almeno altri 1.5 milioni di cittadini che si aggiungono al milione di residenti nel Capoluogo. Il regime dei venti in quota e al suolo crea un continuo scambio di inquinanti gassosi e di polveri sottili su tutto l’ambito regionale. Anche nei periodi di ristagno dell’atmosfera agiscono sempre le brezze di mare e di terra e i venti catabatici che scendono dal Vesuvio e dagli Appennini e che comunque effettuano un trasporto intercomunale. (A tal proposito che fine ha fatto la legge che istituiva le Aree Metropolitane come Autorità dotate di poteri?!?)
Presso l’Università Federico II in collaborazione tra i Dipartimenti di Chimica e di Matematica e Applicazioni e con il contributo di ricercatori dell’Università Parthenope, sono stati sviluppati metodi di calcolo avanzato, che consentono l’elaborazione di scenari meteo realistici e modelli di differenti regimi di emissione (validabili con i dati da eventi passati e con opportune sperimentazioni) che possono mostrare l’efficacia di provvedimenti restrittivi del traffico in ambito regionale e i rischi connessi all’insediamento di nuove attività produttive e di servizio, suggerendo anche delle localizzazioni ottimali. Lo sviluppo di queste applicazioni è stato finora ostacolato da assoluta carenza di fondi: si spera di poterli riprendere nello scorcio del 2008 e durante il 2009 sulla base di fondi Regionali (Misura 3.17) se questi fondi verranno sbloccati e non resteranno virtuali.
Prof. Guido Barone
Professore di Chimica Fisica e Chimica Fisica Ambientale – Dipartimento di Chimica – Università Federico II, socio della IAS (Italian Aerosol Society)
Professore di Chimica Fisica e Chimica Fisica Ambientale – Dipartimento di Chimica – Università Federico II, socio della IAS (Italian Aerosol Society)







