L’umanità in tempi bui, il tema del corso di Filosofia teoretica

‘Totalitarismo, terrore e violenza’: è il focus del corso di Filosofia teoretica cominciato lo scorso 7 ottobre per gli studenti iscritti alla Triennale di Storia. Una riflessione in chiave diacronica, imbevuta dello spirito del Novecento eppure fortemente attuale, che si sviluppa a partire da “una metafora, quella dell’umanità in tempi bui, elaborata dalla protagonista assoluta del corso, Hannah Arendt, e che è anche un titolo ricorrente nei suoi scritti”, spiega la docente Rosalia Peluso. In un insegnamento filosofico rivolto ad allievi di Storia, “ritengo importante ristabilire il dialogo tra le due discipline perché gli studenti possano rintracciare attraverso i concetti filosofici coordinate interpretative utili per orientarsi nella lettura dei fatti storici, per meglio comprenderli”. Dopo corsi dedicati alle idee di rivoluzione e di esperienza, che hanno incontrato finora il consenso da parte degli studenti, la domanda ricorrente nelle lezioni di quest’anno sarà: che s’intende per ‘filosofia teoretica’? “L’aggettivo ‘teoretico’ viene da theorein, che prima di diventare il perno della vita contemplativa significa originariamente ‘essere spettatore’. Se non fossi una osservatrice e una spettatrice del mio tempo, non avrei mai sentito l’esigenza di dedicare il corso a questi temi”. 
Totalitarismo, terrore e violenza. Tre concetti che “entrano di diritto in una riflessione filosofica della storia”. Per esempio, “è lecito usare, fino al limite di abusarne, la categoria di totalitarismo al di fuori del contesto in cui è nato?”. Sono argomenti intorno a cui gravitano le lezioni. Parlando di ‘terrore’, “scopriremo come sono mutate le nostre percezioni dalla Rivoluzione francese al terrorismo globale di oggi, a partire dallo shock dell’11 settembre – l’evento inaugurale, almeno per l’Occidente, del XXI secolo”. Se si vuol sapere qualcosa in più sulla violenza, “non serve venire a lezione di filosofia: basta leggere un giornale, anzi, ancora meglio, fare un esperimento antropologico sui social per capire che stiamo tacitamente rilegittimando una riedizione della violenza nelle sue varie forme di espressione”. A questo punto sorge una domanda, “che è la stessa che si poneva la Arendt: allora la violenza è davvero inestirpabile dalla vita politica? Rimane, come diceva Marx, la ‘levatrice della storia?’”. Quando ‘i tempi bui’ pervadono il linguaggio quotidiano della storia e della politica, “la filosofia deve mettersi in agitazione. È chiaro che se queste parole tornano in auge vuole dire che l’umanità sta entrando in tempi un po’ più oscuri del solito. Attenzione però: questo non significa che la storia normalmente sia un idillio o che compito dei filosofi sia fare profezie di sventura. Bisogna comprendere e vigilare”. La filosofia, in tutte le sue possibili declinazioni, e la teoretica in modo particolare, continua a essere “una grandissima risorsa a questo scopo”.
Didattica innovativa. Partiranno, inoltre, nuovi esperimenti didattici nel corso del semestre. “Con altri colleghi di diverse discipline filosofiche abbiamo cominciato di recente a ragionare intorno alla possibilità di sperimentare nuovi approcci didattici”. L’idea è nata dall’analisi di alcuni dati non particolarmente incoraggianti (abbandono degli studi, difficoltà nella redazione della tesi, ruolo non sempre partecipativo degli studenti a lezione) e sulla spinta del nuovo progetto didattico recentemente avviato dall’Ateneo, Federico Project. “Partecipando insieme ad altri docenti ad alcune plenarie, le abbiamo trovate particolarmente interessanti, innanzitutto perché ci hanno stimolato a un processo di auto-riflessione sulle tradizionali tecniche di insegnamento, a partire dalla lezione frontale”. Si lavorerà, pertanto, “allo studiare nuove forme di progettualità didattiche, non senza un briciolo di sana inventiva”. Partendo dalla dotazione informatica. “Veicolare nuovi messaggi didattici significa prima di tutto usare risorse informatiche. Esistono delle app molto utili a questo scopo e mi prometto di usarle in un prossimo futuro”. 
Leggere 
con lentezza
Per il corso di quest’anno, inoltre, “ho chiesto di utilizzare l’aula multimediale per tenere lì alcuni laboratori”. Il primo sarà su: “come si legge un testo filosofico. Può sembrare banale ma non lo è. Il problema non è poi trascurabile se si tiene conto che a volte bisogna insegnare filosofia a chi la incontra per la prima volta”. Per la lettura di un testo filosofico servono, infatti, opportune competenze. Innanzitutto, “leggere con lentezza, un valore da recuperare in tempi di frenesia di massa, individuando concetti fondamentali e domande disseminate qua e là nella scrittura, avendo cura di decodificare un determinato linguaggio e lessico specifico”. Un altro punto: “il ruolo sempre più preponderante delle immagini sulla parola, della dimensione visiva su quella orale. I laboratori saranno occasione anche per insistere su questo aspetto, nel contesto di quella che a ragione è stata definita la svolta iconica che caratterizza il nostro tempo”. Allora in aula si vedrà anche il film sulla Arendt? “No, quello no. Gli studenti possono accedere da soli a questa risorsa. Ma nel corso ho dato alla Arendt, in carne, ossa e soprattutto in voce, con la sua inconfondibile gestualità e la immancabile sigaretta, la possibilità di presentare se stessa”. 
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