La ‘cura del ferro’ per una mobilità sostenibile

“Una città con un sistema di trasporti che non funziona è destinata al declino”, ha dichiarato il professor Ennio Cascetta nella sua conferenza del 13 novembre su “Il futuro della mobilità urbana tra energia e ambiente” del ciclo “Come alla Corte di Federico II”.
Il relatore, ordinario di Teoria dei Sistemi di Trasporto alla Federico II, docente al Massachussetts Institute of Technology di Boston, assessore regionale ai Trasporti e coordinatore della Commissione Infrastrutture, Mobilità e Governo del Territorio nell’ambito della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, è stato, come sempre, presentato dal Rettore Guido Trombetti.
Cascetta ha iniziato il suo intervento annunciando che da pochi mesi metà della popolazione mondiale vive in aree urbane. Soprattutto in metropoli e megalopoli. “Le città occupano il 4% dello spazio del pianeta e consumano il 75% dell’energia. In Europa l’80% del Pil viene prodotto dalle città. Dove vi è una minore densità abitativa, vi è un più massiccio uso dell’auto. A Napoli il trasporto pubblico è molto cresciuto negli ultimi anni, ora si attesta sul 47%”. Un nuovo modo di vivere il territorio si sta diffondendo grazie alla diffusione delle linee ad alta velocità, che il professore chiama ‘la metropolitana d’Italia’ perché consente ormai di vivere in una città e lavorare in un’altra. “L’Italia è il secondo posto al modo dopo gli USA per numero di auto per persona. Io apprezzo l’automobile, come tutti ne posseggo una, ma un sistema basato prevalentemente sull’auto è inefficiente e inefficace”.
Le automobili creano congestione del traffico, occupano spazio, provocano inquinamento acustico, fanno consumare 3 volte l’energia necessaria per muoversi in autobus e 7 volte in treno. Inoltre l’auto è la principale causa di emissioni di CO2.  “L’Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che 8000 decessi l’anno in Italia siano attribuibili alle polveri sottili e alle emissioni dannose. E poi guidare nel traffico stressa. Si calcola che ognuno di noi vi trascorra 88 ore all’anno”.
Gli incidenti stradali sono la principale causa di morte tra i giovani. Inoltre l’auto è un mezzo di trasporto niente affatto economico: “Un abbonamento al trasporto pubblico costa meno di 1/10”, mette in guardia il professore che definisce l’efficienza del trasporto pubblico una precondizione per una mobilità sostenibile: “La mobilità è sostenibile se riesce a soddisfare i nostri bisogni senza compromettere quelli delle prossime generazioni. Non esiste un’unica ricetta: bisogna ricorrere a più azioni. Migliorare i trasporti pubblici, incentivare l’uso di sistemi alternativi all’auto, sviluppare una pianificazione integrata del territorio”. 
La ferrovia è un’alternativa ideale: consuma meno, occupa  poco spazio ma costruirla e gestirla risulta molto dispendioso. Si giustifica solo se c’è un grande flusso di traffico. “Napoli è tra le città del mondo con maggiore densità abitativa, è adatta allo sviluppo del ferro. 43 km di nuove linee e 34 stazioni sono state realizzate per il nuovo sistema di metropolitana regionale ed il progetto è a poco più di un terzo dell’opera”.
Per immaginare quali possano essere le soluzioni ottimali in questo settore è di grande aiuto l’ingegneria dei sistemi di trasporto: “E’ una disciplina essenziale per progettare utilizzando modelli matematici. Calcolare, ad esempio, quanto diminuirebbe il traffico sulla tangenziale con la costruzione di un nuovo ramo metropolitano, quanti passeggeri lo utilizzerebbero”.
Il tema, di scottante attualità nella città partenopea, ha richiamato non solo docenti ma anche semplici cittadini. Tra i tanti rappresentanti della Facoltà di Ingegneria presenti, i professori Bruno Montella, Marino De Luca, Vittorio Betta, Andrea Papola. Alla fine della relazione ferve il dibattito. “Il piano dei trasporti deve essere collegato a quello energetico e ambientale, altrimenti non si centra l’obiettivo”, asserisce il professor Vincenzo Naso. “Ci sono state polemiche sulla restrizione del traffico a Napoli. Mi chiedo a cosa serva chiudere il centro se poi si continua a circolare nelle aree esterne?”, aggiunge il professor Guido Barone. Una nota ottimista viene dal Preside Edoardo Cosenza: “Uso molto i mezzi pubblici e mi sembra che siano in calo coloro che viaggiano senza biglietto”. “La diminuzione dei così detti ‘portoghesi’ è dovuta solo all’aumento del numero dei controllori”, ribatte la professoressa Rosalba Aponte. “La ‘cura del ferro’ è un buon primo passo – afferma Francesco Seminara, iscritto al II anno di Ingegneria meccanica – Io sono per disincentivare ancor di più le auto vecchie che non rispettano gli standard della Comunità europea”. Per la professoressa Maria Rosaria Doria aumentare i chilometri di ferrovia non basta: “Bisogna moltiplicare il numero delle vetture” e il dottor Vincenzo Vivace concorda: “Sono stato a Tokio e lì passa una metropolitana ogni 90 secondi”. 
La platea ha apprezzato anche la piacevolezza dell’esposizione. “Sono pochi i politici capaci di esprimersi così chiaramente”, nota la dottoressa Teresa Valerio. “Bella l’idea di proiettare la celebre scena di Sordi nel traffico de ‘Il sorpasso’ di Monicelli e quella in cui Gwyneth Paltrow entra nella metro in ‘Sliding Doors’”, commenta il dottor Paolo Gargiulo. Parte del merito della accuratezza della presentazione va agli ingegneri Andrea Porpora, Dario Gentile e Francesca Pagliara che hanno collaborato con il professore.
Ma c’è anche qualcuno che si aspettava un intervento un po’ diverso: “mi sarebbe piaciuto avere qualche spunto ‘più avveniristico’, invece il professore ha illustrato cosa la Regione sta facendo”, sostiene Tullio Rispoli, al V anno di Ingegneria civile, che ha molto apprezzato l’accenno del professor Cascetta al proprio sogno di utilizzare pannelli solari per alimentare una quota significativa del trasporto ferroviario, pur dichiarando che “un treno a emissione zero per adesso è un’utopia”.
Manuela Pitterà
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