La statistica? Un linguaggio

“Presento sempre la mia materia come un linguaggio; la statistica è la disciplina che insegna a raccontare i fenomeni, cioè i fatti che si possono osservare”, spiega il prof. Antonio Mango ai microfoni di Kiss Kiss Napoli (in onda l’11 aprile). Per questo, è impossibile determinare quali sono gli argomenti più importanti ai fini dell’esame: “la statistica è una lingua, come si fa a dire a quale parte del vocabolario della grammatica o della sintassi bisogna fermarsi per parlare una lingua? La statistica è la lingua che in sé racchiude la metodologia della narrazione dei fenomeni. Si impara a raccontarla e ad analizzarla. D’altra parte i grandi scrittori che hanno di bello rispetto a me? Se non che sono degli analisti profondi del linguaggio di cui io posseggo solo una parte? A parte la sensibilità artistica, non dispongo della strumentazione di analisi, sintesi ed esposizione, così i miei romanzi restano non scritti”, specifica il professore, docente di Statistica a Sociologia. I suoi consigli agli studenti “ascoltare bene quello che dicono coloro che ne sanno di più; leggere criticamente le opere che vengono indicate; soprattutto desiderare di apprendere. Molti si iscrivono all’università giusto per fare parcheggio operoso, manca motivazione allo studio. Allora io divento un recitatore sperando teatralmente di coinvolgerli nella disciplina, in modo da interessarli”. I testi consigliati: “preparo degli appunti delle lezioni. Sono, però solo un materiale di appoggio. Un buon strumento per seguire la lezione e poterla ripassare. Agli studenti dico: se voi volete un libro, io ne indico alcuni, ma anche mille. Però andate in biblioteca, per esempio nella nostra dove ci sono molti libri di metodologia statistica. Fatevene prestare uno alla volta; sedetevi in biblioteca, così vivete anche un po’ la vita universitaria, cominciate a leggere, notate se vi piace il colore della carta, se il tipo di scrittura è quello buono, se la carta non dà riflessi per cui si legge malvolentieri, se il linguaggio è a voi comprensibile. Io credo che ogni studente abbia bisogno di un testo specifico. Ma, dovendo stare nella media, perlomeno se non di consultarne cento avvicinarsi a questi testi finché se ne scopre uno che va bene”. Il professore pesca nei suoi ricordi: “quando ero studente al liceo scientifico, era aperta l’Usi, la biblioteca americana. C’erano scaffali di matematica e fisica. Eppure io avevo un buon libro, il Pietrosilva, bello, classico, in italiano. Scoprii che esisteva un libro di Ferri, di Fisica, scoprii un linguaggio in inglese, lingua che conoscevo discretamente perché l’ho sempre amata. Ho imparato un sacco di cose. Non sono un fisico ma ancora oggi utilizzo le mie conoscenze fisiche per capire anche i fenomeni sociali. Bisogna avere un buon rapporto con il libro”. La vocazione per la statistica ”l’ho scoperta preparando l’esame. Come maestro avevo il prof. De Meo, grosso statistico, era Presidente dell’Istat. Il mio non fu un esame brillante, fu un buon esame perché avevo molto riflettuto sulle cose che avevo letto. Lo preparai in due- tre mesi. Fu dunque un bell’esame perché ricordo di aver risposto con giudizio, con convinzione alle domande del professore ma non brillante perché il mio linguaggio non era completo, mancavano alcune pagine del dizionario di cui ignoravo i termini, le parole”.
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