Laura Fucci: internazionalizzazione e tutorato per le materie di base

“Prima di tutto voglio ringraziare la prof.ssa Bartolucci: ha fatto un lavoro magistrale gestendo il trasferimento in questa struttura ed ulteriore cambiamento dell’offerta didattica”. Sono le parole di Laura Fucci, docente di Biologia Molecolare e nuovo Presidente del Corso di Laurea in Biologia Generale e Applicata. Ultimo di una serie di incarichi di rilievo: coordinatrice del Dottorato di ricerca in Biologia avanzata, membro del Consiglio della Scuola di Specializzazione in Applicazioni Biotecnologiche, coordinatrice della Commissione Socrates-Erasmus di Ateneo. Il suo interesse scientifico è rivolto allo studio dei meccanismi molecolari responsabili dello sviluppo e del differenziamento in sistemi animali. E’ stata titolare di fondi di ricerca nazionali e regionali. “Quella di candidarmi non è stata proprio una mia scelta. Mi è stato chiesto di dare un contributo ed io ho accettato, nonostante sia già oberata”. Sono essenzialmente due i livelli sui quali pensa di lavorare. Uno esterno, volto alla promozione e all’internazionalizzazione del Corso, l’altro interno, incentrato sui servizi alla didattica. “Penso che l’Erasmus sia un passo quasi obbligatorio. I ragazzi sono sempre contentissimi, i giudizi che riceviamo su di loro sono eccezionali e molti trovano una reale apertura al lavoro. Con il nuovo programma per il Placement, poi, le opportunità aumenteranno. Per quanto riguarda la didattica, invece, bisogna impostare un tutorato per le materie di base, perché il passaggio dalla scuola all’università disorienta molto i ragazzi. Abbiamo molte responsabilità verso gli studenti, il momento è difficile e noi dobbiamo sia rispettarli che qualificarli, senza trattarli con le mollichelle”. Per il resto, più che progetti concreti, per ora ci sono delle idee. “Sto pensando sia a dei corsi in inglese che di perfezionamento e ad un maggiore collegamento con l’Ordine professionale e le industrie”. 
Come è quasi prassi per tutte le persone che fanno ricerca, la prof.ssa Fucci ha scelto il suo lavoro per passione. “Ho sempre amato le materie scientifiche, fin dai tempi della scuola. Questo è un mestiere duro, ma non mi sono mai pentita delle mie scelte”. Anche adesso che ha più tempo da dedicare alla ricerca, continua ad essere guidata dalla curiosità. “Non importa il campo, la curiosità è uno stimolo per la vita e progettare e verificare qualcosa è entusiasmante. Credo sia questo quello che ci ‘frega’ e fa sì che i soldi per la ricerca siano sempre pochi”.
Definisce il suo un percorso ‘classico’, arricchito da un soggiorno negli Stati Uniti, svolto insieme al marito, anche lui biologo, e alla figlia piccola, agli inizi degli anni ’80. “Allora era possibile, oggi non saprei. Ci era stato offerto di restare e certamente lì è più semplice esprimersi, ma avevamo entrambi un lavoro qui ed eravamo affezionati a questa città. In assenza di certezze è più semplice scegliere di andarsene. In effetti, lavoriamo tanto per formare persone valide e poi questi ragazzi sono costretti ad andare via. La mobilità ci deve essere, ma vorrei che fosse una scelta. È doloroso non riuscire a trattenere i laureati bravi”.
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