Le sofferenze e le difficoltà degli studenti nell’incontro con i candidati alla presidenza

Un dibattito fittissimo. Ricco di spunti. E la spia di un profondo malessere. Che proviene dagli studenti sia del nuovo che del vecchio ordinamento. Questioni già da tempo evidenziate ma che assumono quasi uno stampo di ufficialità nell’incontro studenti-candidati alla Presidenza di Ingegneria del 9 maggio. Indipendentemente dal risultato, riteniamo che il dibattito pre-elettorale possa ben radiografare il clima di incertezza e di sofferenza vissuto dalla componente studentesca della facoltà: troppi esami in poco tempo, lo spettro del numero chiuso, la scarsità di strutture e attrezzature, la sensazione di abbandono che sentono sulla pelle gli studenti del vecchio ordinamento. Impegni per il futuro Preside, ma anche priorità all’attenzione del corpo docente.
IL DIBATTITO
Una quarantina gli studenti partecipanti, quasi tutti rappresentanti tra Consiglio di Facoltà, Corsi di Laurea e Senato Accademico. La griglia delle domande era stata precedentemente fatta pervenire ad entrambi i candidati: Edoardo Cosenza e Mario Raffa. 
Ha coordinato e moderato Antonio Cioffi, senatore accademico uscente, “intendevamo avere un confronto con i candidati. E parlare del futuro dei nostri laureati” ha introdotto. 
Perché vi siete candidati, visti anche gli altri incarichi che ricoprite dentro e fuori l’Università?
Cosenza. “Ci si candida perché piace l’idea. Perché lo ritengo un impegno fondamentale, istituzionalmente utile per dare un contributo in una città e in una Regione come la nostra. Tralascerò quasi tutti gli impegni, come ha fatto il Preside Naso, per svolgere in modo adeguato la funzione di Preside. Ad esempio, il 12 e 13 maggio dovevo essere alla CEE a rappresentare la mia area disciplinare, spero non facciano danni in mia assenza e non mi bidonino”. Cita Tessitore: “solo chi fa già tante cose può fare anche questo”. 
Raffa. “Avevo dei dubbi e li ho ancora. Fra questi il grande impegno che la carica richiede. Negli ultimi otto anni ho rifiutato altri incarichi extra attività di ricercatore, per non snaturare il mio impegno accademico. Tra gli impegni attuali ho lo Start up e Start cup delle piccole imprese”. “Perché mi sono candidato? Perché nonostante gli anni passino, riscontro una buona resistenza. Perché l’impegno di studi sulle piccole imprese, da Preside si può meglio portare avanti nell’interesse generale”. “Ho collaborato con tanti Presidi, da Massimilla ad altri, cioè sempre con un’idea cooperativa della Facoltà”. “Ci attendono anni difficili, ritengo sia importante ed utile dare un contributo”. “Questi ultimi 4 mesi hanno dimostrato che era utile sviluppare un dibattito che può avvenire soprattutto in periodo elettorale”. 
Quali le differenze fra voi? Perché votare Raffa o Cosenza? 
Raffa: “è l’elettorato che deve cogliere le differenze. Ho fatto dieci anni il Presidente di Corso di Laurea. Gli studenti lo sanno”. Spazi? “Gli studenti sanno che a Gestionale, la sala riunioni è, nei limiti, anche ad uso degli studenti”. Differenze? “Io propongo una Giunta di Presidenza, con tutte le componenti  della Facoltà”.  Rapporti con il territorio. “È nella mia storia”. Il fair play? “Non è un comportamento elettorale. Per il futuro dobbiamo lavorare insieme in maniera innovativa e competere con i migliori, in Italia ed all’estero, altrimenti perdiamo a livello di competitività, indietreggiamo, questo è il pericolo. La Bocconi ha fatto selezioni in Campania: ebbene, 400 giovani campani hanno scelto di trasferirsi lì. Noi dobbiamo competere”. 
Cosenza: si sceglie, partendo dalla storia, dalla simpatia. A mia memoria, Ingegneria ha sempre avuto due candidati. La Facoltà ha 200 anni di esistenza, quasi 800 l’Ateneo. Posso dire che appartengo ad una gloriosa storia, quella dell’area civile, con personalità di grande stile, come Franciosi, Greco, Raithel. Perciò mai alzare la voce, venendo da una storia così gloriosa”. “Ho iniziato giovanissimo, ho fatto il dottorato ed il ricercatore, 6 anni fuori Napoli. Con Raffa ho tanti punti in comune, come l’innovazione dei gestionali applicati all’urbanistica, cosa che ci invidiano anche a Milano”.  Giunta. “C’è una lieve differenza. Non sono molto convinto, non vorrei che la facoltà si riducesse all’interesse di solo una decina di persone”. 
Cosenza
“più esami
a 9 crediti”
Riforma Zecchino e Moratti. Troppi esami e poco tempo; un grande nozionismo, corsa all’esame senza approfondimenti, ansia dello studente. C’è stata una corsa dei docenti alla laurea triennale. Come si può andare incontro alle esigenze degli studenti? E come lenire le loro sofferenze? 
Cosenza: “questa riforma ha una storia lunga e tanti responsabili. Si disse che ci si rifaceva all’accordo di Bologna sullo spazio europeo della formazione. Tutte palle. Un mio collega che si era trasferito in Inghilterra, il prof. Pellegrino, mi riferì che lì stava accadendo l’esatto contrario, passando dalla laurea triennale a quella di 4 anni. Noi invece applichiamo le leggi: ci hanno chiesto di formare un laureato triennale professionalizzato, abbiamo cercato di farlo. Come risolvere ora? Dobbiamo portare più esami a 9 crediti. Né si può sostenere gli esami tutti i mesi, perché bisogna anche spingere a seguire i corsi. Del resto abbiamo dei buoni docenti, è bene seguirli”. 
Raffa. “Tutte le politiche che portano ad una riduzione di esami vanno bene. Avere corsi addirittura con 3-4 crediti, porta ad uno spezzettamento del sapere. Ma ciò non basta. L’idea di abbassare il numero di anni in cui lo studente consegue la laurea, invece, è da salvaguardare. Certo, non mantenendo gli stessi supporti della laurea di 5 anni. Occorre mettere a disposizione strumenti didattici anche più adeguati: a Gestionale abbiamo una collana con 32 titoli di libri. In facoltà ci sono 400 docenti, è uno sforzo che va fatto”. “Cambiare l’informazione: ad esempio il front-office per i gestionali non deve essere al 6° piano, ma sul portale della facoltà, che va potenziato”. Servizi: “si può pensare ad un periodico monitoraggio della qualità dei servizi attraverso sondaggi rivolti a studenti, docenti e personale”.
Come spostare o ridurre gli esami e i crediti? E come coinvolgere i docenti in questa vostra volontà di cambiamento? 
Raffa: “non è facile ma va fatto. Alcuni Corsi di Laurea hanno proposto un monitoraggio permanente sulle carriere degli studenti. Già con la prova di orientamento del 6 settembre abbiamo compreso quali parti di Matematica e Fisica necessitano di integrazione al deficit di partenza manifestato dagli studenti. Una modifica che va fatta già nella scuola superiore, perché occorrono anni”. Occorre anche: “un osservatorio permanente sull’occupazione dei nostri laureati. Perché non aprirsi al mondo delle professioni e delle aziende, significa non avere velocità e non creare opportunità per lo studente. Ma va prodotta eccellenza, eccellenza integrata, però, come sistema. Altrimenti non siamo competitivi. All’esterno sono più note singole eccellenze che non la Facoltà come sistema. Occorre, però, battere anche un certo conservatorismo presente in Facoltà”.
“Parlate di wireless, ma qui mancano
le sedie”
Cosenza: “concordo, dobbiamo fare più sistema. Abbiamo individualità, ma occorre cambiare. Come va anche aiutato lo studente a laurearsi prima. È questione fondamentale”. “L’immagine della nostra facoltà all’esterno è eccezionale, i nostri laureati trovano lavoro e dunque molti colleghi non si pongono il problema di cambiare, ammodernare, fare più squadra e più comunicazione fra noi stessi”. Ma questo è un limite. “Abbiamo l’orientamento ma pochi vi ricorrono. Non so perché”. 
Sta per nascere un nuovo CdiL in Ingegneria dei Trasporti, nonostante le molte perplessità, soprattutto nostre. Seguono una serie di domande di studenti. “Sono del vecchio ordinamento. Non dimenticate noi che siamo qui da 8 anni”. Un altro “sono di Edile, vecchio ordinamento, iscritto dal ’96”, lamenta “corsi accavallati che creano caos, piani di studio presentati ad ottobre ed approvati a maggio-giugno, con perdite di tempo ulteriori per lo studente e mancata possibilità di programmare”.  Ancora, un altro: “a novembre c’è stata la protesta dei ricercatori, noi siamo stati danneggiati. Cosa intendete fare per evitare questo problema in futuro?”. Altro intervento: “ho fatto esperienza di studio all’estero. In Italia nelle Facoltà di Ingegneria non si fa esperienza pratica e c’è ben poco di rapporto con gli sbocchi occupazionali. Parlate di alte tecnologie, di wireless,  ma mancano addirittura le prese elettriche, le sedie nelle aule, abbiamo solo 5 computer per migliaia di studenti”. 
Cosenza: “capisco che gli studenti del vecchio ordinamento si sentano abbandonati. Noi abbiamo seguito una legge che ci imponeva di attivare i nuovi corsi e spegnere il passato. Si potrebbero però organizzare dei corsi, ad esempio serali, per il vecchio ordinamento. Ma mantenere i due sistemi insieme -nuovo e vecchio- è impossibile. I piani di studio dipendono dai singoli Corsi di Laurea. Certo, su alcuni aspetti, ho dei sogni, a favore degli studenti, che spero di realizzare”. 
Raffa: “occorre un coordinamento unico, fra tutti i corsi di laurea insieme al Preside. Per migliorare e dare subito delle risposte. Il Preside lo immagino come un coordinatore delle diverse forze”.  Qualità ed identità. “La prima deve crescere, perché siamo una buona facoltà, anche se non è più quella di un tempo. Perciò ho proposto un ufficio del manager per le tre macro aree della facoltà”. “Si aprono nuovi corsi di laurea, ma vanno programmate le iscrizioni, altrimenti raggiungiamo dei numeri insolvibili, non diamo buoni servizi agli studenti ed alle loro famiglie. Su questo vedo poco coraggio negli studenti e nei docenti. Come è assurdo che un CdiL con 5 docenti accolga centinaia di studenti”. Meritocrazia. “Bisogna dare, a chi merita, l’opportunità di essere sostenuto anche se non ha le possibilità economiche. Lo studente che entra in facoltà deve sapere che c’è una struttura che lo aiuta. Anche ai fini degli alloggi. In Regione si stanno facendo sforzi per realizzarli. Ma almeno c’è bisogno che tutti abbiano la garanzia di servizi minimi comuni”.
Lo spettro del 
numero chiuso
Requisiti minimi, relaziona una studentessa, Francesca Pettinati (UDU, responsabile didattica).
“Da quest’anno le università pubbliche debbono avere un tot di docenti e studenti. Le facoltà che non rispettano i requisiti minimi avranno tagli ai finanziamenti, il non riconoscimento della laurea di primo livello e il blocco della successiva specialistica, con l’eliminazione dei CdiL che non rispettano questi requisiti. Risultato: il numero chiuso. Ad esempio, Biotecnologie perderà il 50% degli immatricolati, le specialistiche di Sociologia saranno a numero chiuso. Ingegneria per ora rispetta i requisiti, ma se cresce, come sta accadendo, il numero di iscritti, dove andremo anche noi, cosa accadrà?”.
Cioffi: “c’è il rischio numero chiuso. Dunque, quale la vostra proposta? Qualità ma per pochi?”. 
Cosenza: “sono nettamente contrario al numero chiuso e non è nella tradizione della nostra facoltà”. Biotecnologie? “Non so 900 studenti al primo anno poi cosa andranno a fare”. “Non vorrei che poi con l’imposizione dei requisiti minimi, si sottraggano docenti ad Ingegneria, che pure ne ha bisogno, per darli a Biotecnologie. Io farò battaglia perché ciò non avvenga”. “Io sono per qualità alta e picchi anche alti. Ma anche per evitare la proliferazione di corsi di laurea che poi non hanno docenti”. 
Nascono nuovi Corsi di Laurea ma in quali spazi? 
Cosenza concorda: “occorrono spazi, soldi, necessiterebbero 28 grandi aule. Ma dove le prendiamo? Certo nel 2009 avremo spazi per mille studenti a Napoli est. Qualche anno fa abbiamo inaugurato via Nuova Agnano. Negli anni ’50, avremmo dovuto espanderci alle nostre spalle, ma poi l’edificio è stato dato ad altri”. 
Raffa: “per quest’anno e per il prossimo siamo in una botte di ferro. Cosa accadrà dopo? Posso solo fare un ragionamento: credo non ci sarà una ulteriore crescita, perché l’indice di natalità è sceso e sta scendendo ulteriormente. A meno che alcuni non abbandonino la facoltà di Ingegneria di altri atenei, perché la qualità non è comparabile alla Federico II. Dunque dobbiamo mettere insieme qualità ed eccellenza. Il problema però è delicato: necessitano laboratori e tecnologie aggiornate periodicamente, aule didattiche attrezzate. Sui requisiti minimi non vedo particolari difficoltà. Sul fronte spazi, invece, penso che Mostra d’Oltremare, ex Formez, e i locali dell’ex Albergo dei poveri, possano fornire opportunità, anche di tavole calde, punti ristoro e spazi ricreativi. Ho già parlato con il Presidente Cercola e un ragionamento si può fare”. 
Uno studente dell’Associazione ‘Ulisse’: “ci sono spazi solo per alcuni studenti, al triennio, quelli dell’UDU e non è giusto. Occorre invece che tutti possano utilizzarli. Come pensate per il futuro di valorizzare le organizzazioni studentesche”. 
Cioffi. “Perché non dare la possibilità alle organizzazioni di offrire anche servizi, ad esempio orientamento, connessioni, internet ecc”. Danilo Trivisano, rappresentante in CdiF: “stage. Non sono noti a tutti, soprattutto non è facile per tutti ottenerli. Poi gli studenti contano poco, sono un quarantesimo del Consiglio di Facoltà, a Bari contano molto di più. È possibile modificare lo Statuto?”. Un altro studente: sbocchi occupazionali, “si è fatto poco”. “Ci sono docenti per nulla selezionati, ma non è possibile prendere qualche provvedimento?”. Carenze di spazi: “perché non mandare i 10-15 studenti di Matematica (Scienze) in aulette più piccole e prenderci noi le grandi aule di Monte Sant’Angelo?”. 
Raffa: “è indispensabile intervenire su alcuni servizi critici: ascensori e servizi igienici, ad esempio”. Spazi ed opportunità “una libreria che in facoltà ancora non c’è. Però debbo anche dire che tuttora non esiste uno spazio biblioteca dell’Ingegneria Gestionale, nonostante abbia dato disponibilità ad accettarlo ovunque, a via Claudio ad Agnano o altrove”. Lavoro: “ho proposto un centro permanente, insieme alle aziende, sugli sbocchi occupazionali, struttura a maggioranza naturalmente dell’Università”. 
Cosenza: riconosce che anche altre Facoltà – Agraria, Veterinaria, Architettura, Lettere- hanno delle indubbie difficoltà di spazi “ma in democrazia, saranno loro a portare avanti le loro istanze”. Più potere agli studenti? “Certo, ma è difficile modificare lo Statuto”. Spazi: “vanno aumentati per tutti, rappresentanti e non”. “La macchinetta delle bevande, vicino ai bagni sporchi è un fatto indecente”. Tirocini: “vanno ampliati dando l’opportunità a tutti gli studenti che lo vorranno”. La rappresentanza degli studenti “è di buona qualità, la vedo intervenire, è un fatto positivo. Non sempre, insomma, è un problema di numeri”. “Università è didattica, ricerca e impatto sul territorio. Altrimenti diventiamo un liceo. Però dobbiamo fare più sistema, più gruppo, al di là delle individualità di Sergio Vetrella (CIRA), Rocco Papa (Comune) etc”.
Spazio verde 
ad Agnano, 
una chimera
Daniele Capocelli, rappresentante in CdiF. “Occorrono spazi sociali per gli studenti ma vanno attuati anche i protocolli d’intesa. Ad esempio, perché non si apre lo spazio verde della sede di Agnano (art. 4 del protocollo d’intesa con il Comune di Napoli)?”.
Gabriella Maguto: “il vecchio ordinamento, è un po’ nel dimenticatoio. Come si risolve il problema dei piani di studio: perché non si da la possibilità a tutti di rivederlo, visto che non è possibile garantirci corsi e didattica? Perché i laureati vecchio ordinamento non vanno nell’Albo Unico dei loro vecchi colleghi?”. Vittorio Acocella, ex rappresentante studenti, pone in evidenza la questione degli “stage”. 
Giannantonio Scotto di Vetta rappresentante in CdiS, ha posto la “questione dell’Europa. Possono venire in Italia, università straniere e togliere risorse alle università italiane”. Diritto allo studio: “da parte della Regione per gli studenti si è fatto poco, molto di più per i centri di eccellenza”. 
Cosenza. “Il giardino di via Nuova Agnano si dovrebbe aprire agli studenti e alla città, senza farlo distruggere. Non so perché non venga aperto. Il problema c’è”. Il piano S di via Claudio “va rimesso a posto e migliorato”. Collaborazione università-privati, “non sempre il dialogo è semplice”. Albi: “l’iscrizione dovrebbe essere più difficile per i laureati triennali che per quelli specialistici. Problemi ce l’hanno comunque entrambi. Ci sono interessi lobbistici”. Edisu/Adisu. “C’è un’articolazione di problematiche che è storica. Con la grave carenza di alloggi, anche se a breve dovremmo avere buone notizie”.
La centralità 
dello studente
Raffa. Spazi: “innanzitutto quelli sulla piazza, il pericolo è la sicurezza, di giorno e di notte”. I giardini di Agnano “ho parlato con la Presidente della Circoscrizione, il problema pare sia l’assenza di vigilanza. La responsabilità è del Comune”. Coordinamento dei corsi e dei programmi: “credo che possiamo fare di più, ma occorrono strutture di supporto stabili. Bisogna tornare al sistema precedente, con corsi da 9 crediti”. Vecchio-nuovo ordinamento: “bisognerà concordare che nel passaggio dal vecchio al nuovo sistema ci debbano essere dei tempi transitori”. Manager didattico: “bisogna accelerare le innovazioni su cui sta muovendo il Rettore”. Piani di studio: “dobbiamo rapidamente dare risposte agli studenti, anche con meccanismi preordinati. Con soluzioni trasparenti, anche nell’assegnazione delle tesi, fissando dei tetti. Allo studente garanzie, ma anche ai docenti che il lavoro venga distribuito fra tutti”. Ordini professionali: “neanche il governo Berlusconi è riuscito a fare nulla. Qualche settimana fa abbiamo tenuto un dibattito con l’Ordine degli Ingegneri. Ma è difficile, c’è una battaglia in corso, ci sono interessi forti. Però voi studenti non dovete sopravvalutare il problema, perché sul complesso delle professioni dell’ingegnere, l’iscrizione all’Albo interessa solo il 15-20%, cioè i civili ed in parte gli elettronici”. Università-Imprese. “Tutta la mia vita è in difesa dell’Università pubblica. Ma, detto questo, non si può pensare ad una Università, ancora oggi, autoreferenziale. L’Università dev’essere una casa di vetro, chi investe deve  poter vedere con trasparenza cosa c’è dentro. È un tema di cui mi occupo da tempo”. Investimenti. “Sono importanti. Ma è un problema soprattutto nazionale. Per essere più competitivi dobbiamo farci valutare da enti terzi”.
I professori Cosenza e Raffa ribadiscono la centralità dello studente nella loro visione dell’università. Cosa si attendono dai rappresentanti degli studenti? Risponde Raffa “affiancamento e collaborazione”.
Paolo Iannotti
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