Studenti in scena con il CIT

Entrare in un’aula e trovare degli studenti che provano una commedia è una sorpresa possibile solo in poche università. Certamente potrebbe capitare se si studia all’Orientale. Ed è proprio nella R1, un’aula occupata del palazzo della sede via Duomo, che abbiamo trovato il CIT, “Centro di Igiene Teatrale”, una compagnia formata quasi interamente da studenti. In parte dell’Orientale, in parte del Suor Orsola e della Federico II, questo gruppo di circa 40 ragazzi quasi ogni mese mette in scena uno spettacolo. Il progetto nasce nel 2007 grazie ad Antonio Lepre, studente dell’Orientale con la passione per il teatro. Nel 2009 lo raggiunge Andrea Bonetti, un altro studente di Storia del Teatro. “Avevo già calcato le scene – racconta Andrea – e in più avevo frequentato un corso come tecnico del palcoscenico, nella compagnia mi occupo di tutto l’aspetto tecnico”. Andrea entra nella compagnia come disegnatore/ tecnico di luci, ma oggi affianca Antonio nella regia. Il suo spettacolo di esordio è stato “Polisteroide”, nell’aprile 2010. La storia narra di un giovane ateniese che scosso da ciò che accade nella sua Polis decide di porre fine alla sua vita. A salvarlo è un extraellenico che gli propone di andare via dalla Terra, su un asteroide, alla ricerca di un nuovo mondo. “Successivamente abbiamo deciso di scrivere uno spettacolo a quattro mani – continua Andrea – che poi sono diventate sei grazie all’aiuto di Antonio Ianuale. Così nasce “Mundo … italiano”, un modo diverso di guardare all’Unità d’Italia senza i soliti lustrini che ci vogliono propinare per i 150 anni ma attraverso il fenomeno della migrazione. Questo è il nostro modo di fare controinformazione. Noi, attraverso l’arte, cerchiamo di dare una chiave di lettura diversa da quella che ci forniscono i media!”. Per entrare a far parte di questa compagnia non si deve essere per forza attori professionisti. “Noi cerchiamo gli attori tra i palazzi dell’Università offrendo la possibilità di partecipare attivamente alla cultura in modo diverso da quello istituzionale – afferma Andrea – Poi se c’è qualcuno che non è mai salito su un palco non fa nulla. Intanto, noi gli offriamo la possibilità di provare”. I ragazzi stanno anche avviando un progetto “cittadino” con l’aiuto di Michele Maria Lamberti e Roberto Minichini che prevede di trasformare il CIT da gruppo studentesco ad associazione teatrale per “uscire dalle mura universitarie e aprirci alla città. In quanti uffici o negozi c’è qualcuno che vorrebbe cimentarsi e provare almeno una volta ad essere attore?”, ci dicono. Certo già all’interno dell’Università le difficoltà non sono poche. I ragazzi non hanno uno spazio fisso. “Di solito proviamo due volte a settimana dove poi mettiamo in scena gli spettacoli, presso il Teatro Spazio Libero (una sala storica del teatro d’avanguardia degli anni 70). Quando non possiamo lì, cerchiamo un’alternativa o in un’aula o a casa di qualcuno di noi. Non abbiamo chiesto uno spazio all’università, perché, tra la didattica e le altre associazioni, ci rendiamo conto che non sarebbe possibile”, asserisce Andrea. A volte sono gli stessi docenti ad aiutarli indicando loro le aule libere quando non tengono lezione e spesso vanno ad assistere agli spettacoli. Come si scelgono le opere da interpretare? Di solito a proporle è Antonio Lepre, il regista, ma poi vengono discusse insieme. Al momento, stanno cercando di creare un gruppo a più teste per poter muoversi con più facilità ed organizzare più cose. “Il teatro è una grande macchina – spiega Andrea – tutti hanno un ruolo. Io, lavorando nelle retrovie, ho la possibilità di vedere tutto nel suo complesso e sono contento quando mi rendo conto che la macchina ha funzionato bene”. E le soddisfazioni arrivano. Quando? “Nel sentire gli applausi delle persone e nel vedere le facce soddisfatte dei ragazzi che escono dal teatro”. Uno degli obiettivi della compagnia è di poter un giorno riuscire ad inscenare un’opera all’interno dell’Università.
Marilena Passaretti
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