Studi Internazionali: novità per il prossimo anno

“Avviare una riflessione con gli studenti volta all’individuazione e analisi dei punti di forza e delle criticità nella didattica”: è la prerogativa a cui deve sottoporsi ciascun Corso di Laurea sulla base della normativa riguardante il cosiddetto ‘rapporto di riesame’. Una procedura di autovalutazione del percorso formativo che avviene su richiesta dell’Anvur, in genere al termine di un triennio, con l’obiettivo di isolare problematiche diffuse e intervenire per superarle. Questi i temi di discussione emersi nell’ambito dell’incontro organizzato nella mattinata di venerdì 7 giugno dal prof. Antonio Lopes, Coordinatore del Corso di Laurea Magistrale in Studi Internazionali, a Palazzo Giusso. Circa 150 gli studenti invitati a partecipare. “L’obiettivo è stimolare una discussione sui risultati del questionario di valutazione della didattica al quale gli studenti hanno risposto negli ultimi tre anni”, dall’anno accademico 2015-16 ad oggi. I questionari prevedono, in particolare, un set di domande standardizzate riguardanti l’orientamento in entrata e in uscita, il ciclo di studi, il conseguimento del titolo e la collocazione sul mondo del lavoro. “Confronteremo questi dati con la media dei punteggi riportati da altri Corsi di Laurea del Dipartimento”, continua il docente di Economia Politica e di Mercati finanziari e creditizi dell’Unione Europea. Costante che affiora nelle domande è il grado di soddisfazione degli studenti in relazione ai contenuti dei singoli corsi offerti dalla Magistrale con “risposte positive o molto positive”. Quando si chiede agli studenti se rifarebbero la stessa scelta, “il sì è preponderante”, una risposta fortemente connessa ai dati forniti dalle indagini AlmaLaurea sulle condizioni dei laureati a tre anni dal titolo. Stando alle percentuali, “il 60% dei nostri studenti trova lavoro in Regione, elemento che contribuisce alla formazione di capitale umano sul territorio”. Per converso una criticità riguarda “la quota di laureati che si sposta all’estero, solo il 20%”. Un punto da incentivare è, quindi, l’internazionalizzazione con l’aumento di opportunità per gli studenti di conseguire crediti e fare stage in altri Paesi, considerato che “Studi Internazionali si proietta per sua natura in una dimensione mondiale”. D’ora in avanti, “i tirocini saranno solo esteri”. Una buona cifra di studenti, dopo la laurea, va a collocarsi nel settore privato, “anche se le loro massime aspirazioni convergono nella carriera diplomatica”. Prospettive interessanti si situano anche nella comunicazione, nell’editoria e in aziende. “Nelle imprese che s’internazionalizzano occorre sempre un laureato che abbia conoscenza approfondita delle relazioni internazionali, delle problematiche geopolitiche e dei complessi processi di integrazione economica”. Al fine di facilitare i rapporti tra l’Università e i ‘portatori di interessi’ nei contesti professionali, “nella progettazione dell’offerta formativa ogni Dipartimento si avvale di un Comitato di indirizzo, che può evidenziare aspetti da rimodulare o da privilegiare nella didattica”. E l’interesse da parte delle imprese per un profilo che abbia una formazione a cavallo tra il diritto, l’economia e le istituzioni rappresenta un elemento certo. “Abbiamo, intanto, per l’anno prossimo cercato di rinforzare, in aggiunta alla preparazione teorica, le conoscenze applicative in senso professionalizzante, con Laboratori (di 12 ore) su tematiche più specifiche: come si redige un question paper? Come si fa una scheda paese? Competenze che potrebbero tornare utili un domani nel lavoro”. 
Tre curricula
“Abbiamo deciso di suddividere il Corso in tre curricula: il primo con il focus sulle relazioni internazionali in Europa e negli Stati Uniti, specializzazione areale non contemplata da altri Corsi; il secondo con un’attenzione particolare all’ambito economico e giuridico, con esami di diritto, tutela dei migranti e finanza internazionale; il terzo a vocazione politologica”. Novità che verranno presentate nel corso dell’Open Day di settembre. Introdotta, inoltre, un’annualità di Lingua obbligatoria. “Intendiamo rafforzare il percorso linguistico insieme alle conoscenze di base in possesso dagli studenti”. Si rileva dai questionari, infatti, che non tutti coloro che scelgono Studi Internazionali posseggano adeguate competenze nelle materie specialistiche. “Questo perché alcuni dei nuovi immatricolati – quest’anno circa 60 – non provengono dalla Triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, bensì da Triennali più orientate sulle lingue e le letterature”. Per ovviare alla problematica, da qualche anno “abbiamo predisposto a partire dal mese di settembre lezioni integrative, che non possono sostituire un’intera laurea, però servono a rendere gli studenti ben consapevoli di ciò a cui vanno incontro”. Si possono colmare le lacune, “tuttavia gli studenti devono essere motivati a impegnarsi. Noi li seguiremo passo dopo passo, approfittando di tutte le occasioni per continuare ad alimentare uno scambio di idee per il miglioramento del Corso”. Il dialogo con la componente studentesca rientra, del resto, tra i compiti precipui di un coordinatore. “Dal ’91 sono docente all’Università, ho quasi sempre insegnato in Corsi di Laurea di Economia. Trovo, invece, che l’esperienza con gli studenti de L’Orientale sia molto più stimolante rispetto al confronto con gli aspiranti economisti, perché l’interdisciplinarità dei percorsi da cui provengono ha sviluppato in loro uno spiccato senso critico che rende ogni incontro, anche per me, motivo di arricchimento”.
Sabrina Sabatino
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