Un Dipartimento a misura di studente

A pochi passi dal II Policlinico e dalla fermata della metro che dalla struttura ospedaliera prende il nome, si può imboccare, a piedi o in auto, la rampa di via Montesano. È qui, nella zona collinare di Napoli, che al numero civico 49 si incontra una struttura imponente e curata. Si tratta della sede del Dipartimento di Farmacia.
Le attività didattiche si svolgono in un ambiente accogliente e funzionale alle esigenze di studio. Un’ampia aula studio, infatti, fiancheggia un punto PastaRè, sala ristoro messa su da un gruppo di ex studenti di Economia della Federico II. Il corner è a misura di universitari, per prezzi (tre euro per un piatto di pasta, cinquanta centesimi per un caffè) e per spazi, organizzati in modo da permettere a chi consuma una pietanza di continuare a studiare su uno dei tavolini messi a disposizione dai proprietari.
All’ingresso uno schermo proietta informazioni su ore, aule, corsi, insegnamenti e docenti, riportando sia l’orario quotidiano sia quello settimanale del calendario accademico. Nei periodi più caldi, quando incombono gli esami della sessione estiva, molti studenti portano appunti e libri nell’ampio spazio verde esterno, organizzato con tanto di gazebo e panchine. Su questo giardino affaccia anche la piccola segreteria di Dipartimento.
“Le strutture qui sono molto buone. L’unica pecca forse è la biblioteca perché è difficile entrare, per questo sto studiando qui in giardino”, confessa uno studente iscritto al secondo anno del Corso Triennale in Informazione scientifica sul farmaco e sui prodotti diagnostici. Studiano all’aperto anche Eleonora Bartolomeo De Iuri e Arianna Zanfardino, due giovani studentesse iscritte al secondo anno di Farmacia, che ricordano bene le caratteristiche del test di ammissione: “le domande del test sono scelte dall’Ateneo. La proporzione tra posti disponibili e candidati per Farmacia è terribile, circa tremila persone per 250 posti. Tentano il test molti di quelli che non sono entrati a Medicina”. Questi i consigli che danno per affrontare al meglio la prova: “le domande di Matematica sono facili. Meglio affidarsi alla memoria per quelle di Biologia, Chimica e Cultura generale. Per quest’ultima parte ci sono cinque domande sul lavoro che andresti a fare, tipo qual è la distanza tra le farmacie o che cos’è una ricetta”. Passato il test, inizia un cammino difficile ma non impossibile: “il rapporto con lo studio è fattibile. Forse qualche problema in più lo danno alcuni esami a cattedra unica. Tra gli esami più ostici ci sono sicuramente Chimica farmaceutica e Farmacologia. Il Corso dura cinque anni. È necessario raggiungere un determinato numero di crediti per poter passare all’anno successivo. Ad esempio, per passare al secondo anno servono 20 crediti, cioè due esami pesanti. Gli anni più difficili sono il secondo e il quarto”. Con questa laurea è anche possibile guardare all’estero: “il titolo conseguito qui è valido in tutta Europa. C’è anche gente che decide di studiare in altri paesi e poi ritornare in Italia, perché fuori ti trattano come un semplice commesso”. Carmelina Ruollo, una loro collega, spiega quelli che, a suo avviso, sono i pro e i contro di questi studi: “ci sono esami, come quello di Chimica e di Biologia, nei quali il rapporto tra mole di lavoro e crediti è ben proporzionato. Altri esami invece, tipo quello di Informatica, sono troppo specifici e non insegnano cose che serviranno poi nel lavoro”. Anche il futuro è una medaglia a due facce: “sicuramente consiglio questo Corso di Laurea. Il mio sogno è aprire una farmacia tutta mia, ma so che è molto difficile. Il problema è che servono tanti soldi per comprarne una. L’alternativa è vincerla, ma in quel caso servono tanti anni di sforzi e, nel frattempo, se lavori come dipendente sei sottopagato”.
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