Una giornata con gli studenti di Ingegneria

Zaino porta computer in spalla, alla mano una valigetta bianca plastificata in cui si notano album e strumenti da disegno, si muovono velocemente tra piazzale Tecchio e via Claudio, per poi correre al mezzo di trasporto più veloce che li conduca in via Nuova Agnano oppure a Monte Sant’Angelo. Ecco l’identikit degli studenti di Ingegneria: un nuovo anno è cominciato e al Polo Ovest la vita universitaria riprende a scorrere regolare tra lezioni, esami, nuove problematiche, vecchie criticità in via di risoluzione e qualche novità.
Sul web
Il sito web dell’università… “O forse sarebbe meglio parlare di siti web al plurale – esordisce Vincenza Esposito, al primo anno di Ingegneria Aerospaziale – Il sito dell’Ateneo per le comunicazioni, quello della Scuola Politecnica per le news che riguardano Ingegneria, il sito del Corso di Laurea e poi ci sono le singole pagine dei docenti su docenti unina.it, e ancora Segrepass e il sito per il Tolc test che dobbiamo ancora consultare perché ci è stato chiesto di stampare una ricevuta. È tutto molto dispersivo”. La differenza con la scuola si sente immediatamente e urge cambiare la forma mentis: “Certo, l’università è un’altra cosa e dobbiamo imparare a cavarcela da soli, ma a volte è troppo. I docenti, poi, ci chiedono di registrarci sulle loro pagine e ci rimandano ad altri siti che magari non sono nemmeno direttamente connessi con le lezioni e per i quali dobbiamo creare delle nuove credenziali”. Martina Faggiano, matricola di Ingegneria Meccanica è, invece, a caccia di informazioni: “Possibilmente di quelle giuste. Sono tornata di nuovo in presidenza per un modulo relativo al TOLC che ho sostenuto e di cui non sapevo nulla perché non mi sembra sia indicato nella modulistica. Il fatto è che sono già venuta una volta a consegnare dei documenti e non mi è stato detto nulla. Avrebbero potuto darmelo in quel momento e non farmi tornare qui ancora”. “Entrare nel sistema è complicato – conferma Angelo Ferrarelli che ha appena ottenuto il passaggio da Ingegneria Elettrica a Ingegneria Meccanica – Troppi siti e, a questo, si aggiunga la lentezza con cui, talvolta, caricano le pagine”. Una proposta di risoluzione al problema, però, è già partita alla volta dell’Ateneo dall’Associazione ASSI Ingegneria. La illustra brevemente Domenico Di Nardo: “Abbiamo ricevuto molte lamentele da parte degli immatricolandi che faticano ad orientarsi nel mondo del web universitario. E così abbiamo proposto di ideare un’app che possa convogliare tutti i siti e permettere di raggiungere più facilmente tutte le informazioni utili. Speriamo che l’Ateneo la prenda in considerazione”.
Gli spazi
Sembra risolta, invece, l’annosa questione della corsa al posto e delle mattinate passate a prendere appunti in piedi o seduti sui gradoni delle aule, sebbene alcuni studenti lamentino ancora dei disagi. “Al secondo anno di Ingegneria Informatica siamo ad Agnano – spiega Alessandro Riccitiello – mentre l’anno scorso le lezioni erano in via Claudio. Nulla da ridire sulla gestione delle aule se non, forse, l’assenza di climatizzatori che d’estate rende arduo seguire perché le finestre aperte non bastano soprattutto quando in aula ci avviciniamo ai duecento ragazzi. Anche ad Agnano si segue tranquillamente, ma ho sentito che gli studenti di Aerospaziale hanno dei problemi”. E proprio da una studentessa al terzo anno di Ingegneria Aerospaziale, Nicole Perone, che con pazienza attende il suo turno per entrare in segreteria, arriva la conferma: “Negli anni ho seguito in via Claudio,  Piazzale Tecchio e Monte Sant’Angelo, ma è solo ad Agnano che si pone questo problema sia nelle aule al piano terra che in quelle al primo piano che sono un po’ troppo piccole per il numero di studenti che ospitano. E così vivi le lezioni con quell’ansia di doverti alzare presto e dover correre all’università per riuscire a sederti”. Azzardando un’ipotesi, “il numero degli studenti sulla carta è minore di quello che si materializza effettivamente in aula. Questo perché, quando si viene bocciati, c’è la necessità di seguire di nuovo il corso e, a onor del vero, il problema del sovraffollamento c’è solo in relazione ad alcuni corsi, quelli con le più alte percentuali di bocciati come, ad esempio, Strutture Aerospaziali”. A caccia di aule è anche Vincenza Esposito che, dopo aver tenuto compagnia alla collega Martina in attesa del suo turno per consegnare i moduli in presidenza, è ora alla ricerca dell’aula di disegno di Piazzale Tecchio e che con ironia racconta: “L’altra volta sono entrata in quella sbagliata. C’erano dei ragazzi più grandi che mi fissavano incuriositi e anche il professore mi ha notata. Sono uscita silenziosamente cercando di dare nell’occhio il meno possibile… la mia prima figuraccia all’università!”. Ma, scherzi a parte, “tranne per le aule di disegno seguiamo sempre a via Claudio nell’edificio 2 dove ci sono le aule da 180 posti. Pur essendo tanti al primo anno e seguendo insieme ai colleghi di Meccanica, non abbiamo problemi di sovraffollamento, anzi, le ultime file restano quasi sempre vuote. Non c’è nemmeno la corsa al posto perché ormai tendiamo a sederci rispettando sempre lo stesso ordine. Le aule sono grandi e non abbiamo problemi di temperatura, ma forse perché siamo ad ottobre e non fa ancora né molto freddo né molto caldo. L’unica cosa su cui si potrebbe lavorare è l’audio perché chi è seduto in fondo non riesce ad afferrare tutto. Si potrebbe proporre ad alcuni docenti di usare correttamente il microfono”, conclude sorridendo. È critica Francesca Bagnaro, Magistrale in Ingegneria Strutturale e Geotecnica (STReGA), che si sfoga: “Le nostre aule nell’edificio 6 sono inadeguate. Sono piccole e capita che siano sovraffollate soprattutto all’inizio dei corsi, non sono funzionali e andrebbero ristrutturate. Dalla terza fila in poi hai difficoltà a vedere la lavagna e il professore. Le sedie hanno il banchetto pieghevole, ma in molti casi è rotto o manca proprio”. Un problema sentito ancora dalla quasi totalità degli studenti, invece, è l’esiguità di aule studio a fronte di un numero estremamente alto di frequentanti, in più sempre piene dalla mattina. Ogni studente ha i suoi trucchi. “Se proprio non trovi un posto puoi metterti a studiare in un’aula vuota. I contro? Magari comincia la lezione oppure l’aula è prenotata per un esame. Devi spostarti e può capitarti di fare questo per tutta la mattina – ricorda Fabrizio Barutto, Magistrale di Ingegneria Meccanica per la Progettazione e la Produzione – Il nostro Dipartimento ha una biblioteca dove puoi studiare, ma io non ci vado dall’estate. Mancando l’aria condizionata era assolutamente invivibile”. Apprezzata, comunque, la possibilità di usufruirne fino al tardo pomeriggio.
Orari delle lezioni 
ed esami
“Scherziamo? – prosegue ridendo Francesca – Sono a dir poco pessimi. Due giorni a settimana seguiamo dalle 10.30 alle 15.30. Quando mangiamo? O facciamo un’abbondante colazione prima oppure uno spuntino dopo. Ma se anche volessimo mangiare, o portiamo il pranzo da casa o ci accontentiamo di un camioncino che prepara panini ma che li esaurisce subito, oppure ci sono ristoranti e pizzerie al di là dello stadio, ma non sempre abbiamo il tempo di andarci”. Molti studenti, anche matricole, sembrano, invece, apprezzare gli orari concentrati in tre giorni alla settimana e con al massimo un’ora buca tra una lezione e l’altra, il che è “utile se vuoi studiare”, a parer di Martina Faggiano. Ha terminato i corsi Gaetano Abate, al terzo anno di Ingegneria Civile: “Il mio terzo anno non è stato male perché seguivamo solo al mattino e questo ci dava la possibilità di studiare. I miei colleghi quest’anno sono stati più sfortunati perché sono all’università dalle 10.30 alle 18.30 con spacchi piuttosto lunghi, il che rende complicato concentrarsi per lo studio. Quel che c’è di buono, invece, sono le nostre sessioni d’esame che prevedono molte date. Ad esempio, l’esame di Tecnica che si può sostenere ogni settimana, Idraulica e Scienze delle Costruzioni che hanno date disponibili ogni quindici giorni. In realtà, le date straordinarie sarebbero solo i per i fuoricorso, ma abbiamo dei docenti molto comprensivi che spesso le aprono a tutti gli studenti”.
A.A.A. 
cercasi manuali 
per lo studio
Ne parla Valentina Buonocunto, Magistrale STReGA e membro dell’Associazione Apotema, basando il suo racconto anche sull’esperienza di colleghi iscritti ad altre Magistrali e centrando l’attenzione su quello che per molti studenti si rivela un problema non di poco conto: “Fotocopie, appunti digitalizzati degli anni precedenti, slide e soprattutto i tuoi appunti. O il docente ha scritto da sé il libro che puoi utilizzare oppure devi arrangiarti in altri modi. In questi casi seguire le lezioni è fondamentale. Ma anche per gli appunti bisogna stare attenti perché le nostre discipline si aggiornano continuamente e quanto studiato anche un paio di anni prima potrebbe essere stato superato”. Conferma Emmanuele Lautieri, altro membro di Apotema, che illustra anche le novità che coinvolgeranno la Magistrale di Ingegneria Edile a partire dal prossimo anno accademico: “Negli ultimi anni il nostro Corso aveva risentito di una diminuzione del numero degli iscritti, sia perché sembrava non riuscire a formare una figura specifica, sia per una disorganizzazione che portava, ad esempio, ad avere programmi simili in esami differenti come Fondamenti 1 e Fondamenti 2. La modifica dell’offerta formativa va in direzione del BIM e dell’efficientamento energetico. Resteranno i tre esami a scelta. Fondamenti diventerà un unico esame da nove crediti, ci sarà Inglese 2, un esame dedicato alle certificazioni energetiche. Edifici in cemento armato si sdoppierà in due moduli e da obbligatorio passerà ad essere a scelta, mentre diventerà obbligatorio Modellazione avanzata”.
Differenziare 
i rifiuti
I laboratori e la questione della pratica. “È una delle richieste che salta sempre fuori dai questionari degli studenti – prosegue Tommaso Giampaolino, ex presidente di Apotema ed ex rappresentante STReGA – E, infatti, una delle nostre proposte era che si incrementasse l’utilizzo dei laboratori per i corsi e che si proponessero più visite tecniche. I docenti, purtroppo non tutti, si sono sensibilizzati negli anni a tal proposito e portano gli studenti nei laboratori di idraulica, di geotecnica… è un’esperienza preziosa per loro. Qui abbiamo delle tavole vibranti tra le più grandi in Italia, ad esempio”.
Un’università poco ecologica? In un momento in cui l’ingegneria si sta aprendo a temi come la sostenibilità, dal punto di vista pratico si potrebbe fare di più. Riprende la parola Valentina Buonocunto: “Vorremmo che ci fosse più pulizia nei plessi. Della sede della nostra associazione ci occupiamo personalmente: spazziamo, portiamo fuori i sacchi della spazzatura e li gettiamo nei bidoni appositi. Abbiamo provveduto da soli a procurarci il dispenser dell’acqua con i boccioni e arriveranno anche le borracce. Lo scopo è quello di ridurre l’uso della plastica. Di bidoncini per la raccolta differenziata interni all’università ce ne sono veramente pochi e all’esterno ci sono mozziconi ovunque. Come Apotema avevamo appoggiato il progetto Mozzibox dei ragazzi di Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio. Di Mozzibox ne sono rimasti veramente pochi e quelli ormai li svuotiamo noi, ma dentro ci troviamo bicchierini di plastica, carte…”. “Quello che noi chiediamo è la collaborazione di tutti perché se manca quella…”, conclude Tommaso Giampaolino.
Carol Simeoli
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