Il 29 gennaio scorso a Roma, durante l’evento ‘Futuro Presente – le iniziative strategiche per la formazione continua dei dirigenti’ promosso da Fondirigenti, Federmanager e Confindustria, il percorso di Pietro Campana ha trovato la sua consacrazione ufficiale con il conferimento del Premio Giuseppe Taliercio.
Il venticinquenne, laureato Magistrale in Innovation and International Management, ha ottenuto il prestigioso riconoscimento grazie a una tesi d’eccellenza dal titolo ‘Performance aziendale e trasformazione digitale: costruzione e validazione di un modello ad equazioni strutturali’. “È stata un’emozione fortissima, una soddisfazione grande quanto inaspettata”, confessa con la lucidità di chi ha da poco tagliato un traguardo importante.
Ma non chiamatela fortuna: per Campana questo premio rappresenta la piena validazione di un percorso accademico che non si è limitato allo studio sui libri. “Nonostante le piccole gioie quotidiane agli esami e poi all’esposizione del mio elaborato di tesi, il premio è stato il vero coronamento del lavoro sul campo, dello studio e della costanza”, dichiara, sottolineando come il traguardo sia il frutto di un impegno che ha saputo coniugare teoria e pratica.
In mezzo non c’è un exploit improvviso, ma un cammino costruito passo dopo passo, iniziato con l’esame di Statistica e Modeling con il prof. Pasquale Sarnacchiaro – dove è emersa una sua particolare capacità nell’utilizzo dei modelli statistici – e proseguita con la partecipazione a un laboratorio attivato insieme al Campania Digital Innovation Hub, di cui lo stesso professore è coordinatore scientifico. Qui l’ex studente si è messo in gioco analizzando il processo di digitalizzazione delle imprese, ed è in questo contesto che la formazione si è trasformata in esperienza concreta.
Eppure, la strada all’inizio non era così chiara; come molti studenti sospesi tra aspettative e incertezze, Pietro ammette: “non sapevo bene cosa volessi fare dopo”. Ed è proprio grazie al laboratorio che ha capito la sua direzione: “volevo un elaborato che si differenziasse dai classici lavori teorici. Sentivo la necessità di toccare con mano dati concreti”. Una spinta che lo ha portato ad analizzare circa 170 aziende, trasformando la tesi in un vero e proprio ponte verso l’impiego che oggi ricopre proprio presso il Digital Innovation Hub (DiH) Campania. Il suo ruolo consiste nell’accompagnare le imprese verso l’evoluzione tecnologica attraverso la raccolta di dati che rappresenta una vera ‘fotografia’ dello stato di salute aziendale.
Ma la tecnica, da sola, non basta: “la cosa più sorprendente? La resistenza al cambiamento – spiega – Spesso si pensa che la digitalizzazione significhi soltanto acquistare macchinari grazie ai finanziamenti, ma poi quegli strumenti restano sottoutilizzati. C’è chi usa ancora carta, penna e post-it che poi, puntualmente, si perdono”. Per Campana deve esserci uno switch mentale: “non si può entrare in azienda dicendo ‘stai sbagliando’, ma bisogna far comprendere che quello che fanno bene può essere fatto meglio”.
Il salto da studente a consulente è stato vertiginoso ma naturale; mentre molti coetanei si godevano il post-laurea, Pietro era già operativo, una scalata rapidissima che lo ha visto sostenere i colloqui decisivi proprio con DiH nei giorni frenetici della tesi. La sua fortuna, per sua stessa ammissione, è stata la guida del prof. Sarnacchiaro e della dott.ssa Irene Ariante: “spesso sento di colleghi in difficoltà con i relatori; io invece ho avuto punti di riferimento costanti che mi hanno sostenuto in ogni passo”.
A chi oggi si trova davanti al foglio bianco della tesi, lancia una sfida: “cercate un tema non banale e impegnatevi come se fosse l’esame più difficile della carriera. È quasi impossibile che i sacrifici non vengano ricompensati se ci si mette l’anima”. Nonostante il premio nazionale, il suo sguardo resta umile: “siamo solo all’inizio. Voglio arricchire il mio bagaglio di competenze, perché nel mondo del lavoro bisogna studiare ogni giorno per migliorarsi”. Quella di Pietro, dunque, è la dimostrazione che quando l’università incontra l’impresa il talento non deve aspettare il proprio turno: sa prenderselo.
Lucia Esposito
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Ateneapoli – n.4 – 2026 – Pagina 20







