Api e Stoà insieme per la formazione manageriale

E’ stata sottoscritta lo scorso 10 aprile, nel corso di una conferenza stampa alla Camera di Commercio, una convenzione tra API Napoli e Stoà, Istituto di Studi per la Direzione e la Gestione d’Impresa, finalizzata alla realizzazione di attività congiunte di ricerca, alta formazione, servizi di assistenza e consulenza d’impresa. All’incontro, sono intervenuti: Emilio Alfano, Presidente API Napoli; Enrico Cardillo, Assessore alle Risorse Strategiche del Comune di Napoli; Gaetano Cola, Presidente della Camera di Commercio e Mario Colantonio, Presidente di Stoà. L’accordo che, come dicono Colantonio e  Cardillo, “consolida esperienze realizzate congiuntamente tra Api Napoli e Stoà nel corso degli ultimi anni e che, quindi, non nasce dal nulla”, vuole dare un contributo alla diffusione della cultura del management come catalizzatore di sviluppo delle piccole imprese della Campania. “La formazione manageriale è da anni al centro dell’interesse delle Camere di Commercio – dice Cola, in apertura della conferenza – che hanno riconosciuto l’importanza della formazione della classe dirigente come leva di sviluppo socio-economico per le regioni meridionali. Visto il prestigio e la qualità dell’Istituto, la Camera di Commercio di Napoli ha ritenuto opportuno aderire alla struttura societaria di Stoà, seguendo così in maniera più diretta le importanti attività che questa svolge da oltre vent’anni per la formazione manageriale dei giovani ad alto potenziale. Sono davvero convinto che lo Stoà possa rappresentare la Bocconi dell’Italia Meridionale. Tuttavia, occorre rilanciare l’integrazione tra il mercato del lavoro ed il sistema della formazione, attraverso legami sempre più stretti con le Università, gli enti di formazione, i consorzi, le business school…”. Nella provincia di Napoli, si contano 150mila piccole imprese che, secondo l’assessore Cardillo, “rappresentano la spina dorsale dello sviluppo della Campania”. “Certo – continua Cardillo – poi abbiamo bisogno anche delle grandi imprese ma sempre più diventa necessario il dinamismo delle piccole imprese”. Un’importante convenzione che, anche Cardillo ci tiene a sottolineare, “non nasce dal nulla, in quanto esiste già da tempo un rapporto di cooperazione tra API e Stoà, in quanto Stoà ha dimostrato di svolgere con molta efficienza un ruolo formativo, come emerge anche dal successo dei suoi diplomati”. L’insediamento di Stoà e della sua biblioteca a Palazzo Fuga, quindi vicino alle sedi universitarie, vuole confermare la missione della Scuola e la volontà del Comune di Napoli di investire in capitale umano. Mario Colantonio, Presidente di Stoà, spiega come si è arrivati alla stipula dell’accordo. “Per giungere a questo accordo e porre le basi di progetti futuri – dice – Stoà ed Api hanno scaldato i muscoli con una serie di incontri di formazione. L’impegno di Stoà è diretto su due fronti: è una scuola di alta formazione per post-laureati e/o non occupati (e da qui, l’idea dei Master che offriamo) e, in secondo luogo, facciamo formazione per le aziende (da qui, la convenzione con l’API, con la quale lavoriamo da tempo su diversi settori). Ciò che, per noi, risulta fondamentale è il rapporto continuo con le aziende piccole, medie e grandi”. Per fare in modo che si accrescano le competenze, aumenti la professionalità e, soprattutto, non si verifichi la tanto discussa fuga di cervelli, occorre, però, che anche il territorio sia favorevole alla nascita di imprese. “Attualmente – dice Alfano, Presidente dell’API Napoli – il territorio in cui operiamo non è pronto ad accogliere le imprese, non è un territorio fertile, non è vicino agli imprenditori e ciò dipende anche dalle amministrazioni pubbliche”. Il vero problema del Sud è un altro, e lo spiega il prof. Marcello Lando, docente di Economia all’Università Luiss, e, da ben diciassette anni, docente allo Stoà. “A Napoli, non ci sono mai state aziende, ma fabbriche! – dice Lando – Non c’è mai stato un centro decisionale. Quando si è trattato di decidere sull’acciaio, lo si è fatto a Genova, delle auto ad Arese, della chimica negli Stati Uniti, dell’aeronautica a Milano… qui rischiamo solo di formare cervelli che poi fuggono!”. “Ma perché i ragazzi preferiscono spostarsi  a Milano o Roma, pur avendo la stessa offerta formativa a Napoli, con Stoà per esempio, e la stessa alta percentuale di placement?”, è Paolo Iannotti, direttore di Ateneapoli, a chiederlo. “Perché sono città che presentano più attrattive – risponde Lando – come qualità della vita, come opportunità, c’è humus… e a Napoli non c’è”.
Maddalena Esposito
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