Dalle biotecnologie allo spazio: “le sfide dell’esplorazione non possono essere affrontate da una singola disciplina”. Intervista a Francesca Ferranti, ricercatrice dell’Agenzia Spaziale Italiana

Quando si pensa al settore spaziale, l’immaginario collettivo corre immediatamente a ingegneri, astronauti e fisici. La storia professionale di Francesca Ferranti, ricercatrice dell’Agenzia Spaziale Italiana, dimostra invece come questo mondo abbia bisogno di competenze molto diverse e come percorsi apparentemente lontani possano trovare applicazione nella ricerca spaziale.
Dopo il liceo scientifico, Ferranti ha scelto di iscriversi alla Sapienza di Roma, conseguendo una laurea in Biotecnologie Genomiche e successivamente un dottorato in Scienze e Tecnologie Cellulari.

Al termine del percorso universitario aveva però già chiaro quale direzione intraprendere: “Concluso il percorso di ricerca, mi sono affacciata al mondo del lavoro con una convinzione ben precisa: volevo continuare a fare ricerca”. Una scelta che l’ha portata nel 2012 all’Agenzia Spaziale Italiana grazie a una borsa di studio dedicata allo studio delle variazioni morfologiche e biochimiche indotte dalla microgravità.

Per chi sogna una carriera nella ricerca, la preparazione disciplinare resta fondamentale, ma non basta. “La ricerca spaziale è un settore di frontiera e fortemente interdisciplinare”, sottolinea Ferranti, evidenziando come la disponibilità a confrontarsi con saperi differenti rappresenti oggi una competenza essenziale.

Accanto alle conoscenze scientifiche, la ricercatrice individua altre qualità indispensabili: “considero essenziali la capacità di lavorare in squadra, il pensiero critico e l’attitudine ad affrontare e risolvere problemi complessi. Infine, credo siano indispensabili la perseveranza e la capacità di adattamento.

I risultati non sempre arrivano nei tempi desiderati e il progresso scientifico impone un aggiornamento continuo. Saper imparare costantemente, accogliere il cambiamento e trasformare le difficoltà in opportunità di crescita rappresenta, a mio avviso, una delle qualità più preziose per chi desidera intraprendere una carriera nella ricerca in generale”.

L’interdisciplinarità rappresenta una delle caratteristiche distintive del settore. “L’esplorazione dello spazio pone infatti sfide estremamente complesse, che non possono essere affrontate da una singola disciplina”. Per questo, accanto a ingegneri e fisici, trovano spazio biologi, medici, biotecnologi, psicologi, neurofisiologi, economisti e giuristi, chiamati a contribuire da prospettive differenti alle future sfide dell’esplorazione.

Le opportunità professionali per i giovani laureati appaiono oggi particolarmente significative. “Il settore spaziale sta vivendo una fase di straordinaria crescita e trasformazione”, spiega Ferranti, facendo riferimento agli obiettivi internazionali legati al ritorno dell’uomo sulla Luna e alla realizzazione di future basi permanenti. In questo scenario, aggiunge, “i giovani ricercatori hanno oggi la possibilità concreta di contribuire in prima persona a risolvere problemi scientifici e tecnologici ancora aperti”.

Un ruolo decisivo è svolto dal rapporto tra università, enti di ricerca e Istituzioni. Secondo Ferranti “la formazione dei futuri professionisti del settore spaziale dovrebbe basarsi sempre più su una stretta collaborazione tra università, enti di ricerca, istituzioni e industria”. Le università forniscono infatti le basi teoriche e metodologiche, mentre enti di ricerca e agenzie spaziali permettono di confrontarsi con attività sperimentali, programmi di formazione e progetti innovativi.

Oggi la ricercatrice coordina attività dedicate allo studio degli effetti dell’ambiente spaziale sul corpo umano. “Partecipo in prima persona e/o coordino, in qualità di Responsabile di progetto, attività di ricerca finalizzate allo studio degli effetti degli hazard spaziali sul corpo umano”, racconta. Tra i progetti più recenti figura il programma Science for Bed-Rest, che simula a Terra alcune condizioni tipiche della microgravità per comprendere meglio le risposte dell’organismo umano.

Guardando al futuro, Ferranti individua nuove prospettive di ricerca legate agli ambienti estremi. “Un altro ambito molto promettente e di crescente interesse per l’Agenzia Spaziale Italiana riguarda lo studio degli effetti della permanenza umana in ambienti terrestri isolati, confinati ed estremi”.

Studi che potranno rivelarsi fondamentali per preparare le future missioni verso la Luna e Marte.
Il percorso della ricercatrice dimostra come la ricerca spaziale sia oggi un terreno aperto a competenze diverse e come la collaborazione tra discipline rappresenti una delle chiavi per affrontare le sfide scientifiche dei prossimi decenni.
Daniela Francesca De Luca

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