INTERVISTA AI DUE NUOVI PRORETTORI

“Credo nelle istituzioni e mi sento onorato ed in dovere di servire quest’Ateneo. Non cambierei l’Orientale per niente al mondo, mi piace questa realtà e sono contento di poter lavorare su un progetto culturale unico” afferma il nuovo ProRettore vicario de L’Orientale, prof. Giuseppe Cataldi.
Da esperto di rapporti internazionali, nella sua agenda, il prof.Cataldi,  inserisce tra le priorità quella dell’internazionalizzazione e dei rapporti con il territorio. “Tra le urgenze rientra la necessità di difendere la specificità de L’Orientale, superando il rischio di diventare un’università di nicchia. Abbiamo una storia che ci onora, ci occupavamo di questioni oggi attualissime ed urgenti come la Cina o l’India, già nel 1700. C’è però una tendenza all’omologazione negli studi, quindi  per conservare la nostra specificità abbiamo bisogno di aiuto. Per diffondere l’unicità dei nostri studi non dobbiamo chiuderci in una torre d’avorio, ma aprirci all’internazionalizzazione e ai rapporti col territorio campano, e portare la nostra realtà culturale all’attenzione esterna”. A questo proposito Cataldi sottolinea che una grande eredità l’ha lasciata proprio il precedente rettorato che “ha lavorato per creare una rete di rapporti col territorio che prima non esisteva. E’ un paradosso che l’Orientale sia più conosciuto all’estero che in Campania. Questo Ateneo è come un Giano bifronte:  con una faccia guarda alla realtà locale, con l’altra proietta  lo sguardo lontano. E’ questa la nostra missione”. Prosegue: “abbiamo un network di rapporti con diversi atenei stranieri, in Europa, in America, in Asia, in Africa. Viaggiando capita spesso di trovare pezzi di Orientale per il mondo, colleghi o studenti che si trovano presso altre università. Anche grazie all’Erasmus abbiamo creato una rete di collaborazioni  e i nostri ragazzi riescono a studiare e a fare ricerca senza problemi in tante realtà straniere. E’ importante sviluppare ancora di più i rapporti con le imprese, con il settore privato e il pubblico, con gli enti e le organizzazioni internazionali per offrire ai nostri laureati i contatti giusti per un facile inserimento lavorativo. Credo che Napoli possa dare tanto all’Orientale proprio perché è un crocevia, un punto di passaggi e di incontri, e potrebbe dare molto di più se alcuni problemi venissero risolti, tra cui il porto”. I rapporti con la città non possono che migliorare “anche noi abbiamo tanto da offrire come realtà universitaria in termini di cooperazione e collaborazione con le realtà locali e per i rapporti con le istituzioni straniere”.
Per accrescere sempre più le potenzialità dell’Ateneo, un obiettivo da raggiungere, è un forte spirito di gruppo, sentire di far parte di un progetto, di un’idea comune. “Deve crescere il senso di appartenenza a questa Istituzione e questo punto riguarda non solo i docenti, ma anche tutto il personale tecnico amministrativo e gli studenti”. 
“Governare un ateneo è un po’ una sfida. Sicuramente dal punto di vista culturale non abbiamo niente da invidiare a nessuno, ma abbiamo ancora defaillance nei servizi, sui quali si è già operato un netto miglioramento. Poi c’è il grande lavoro da fare per completare il passaggio al nuovo ordinamento del 270”, conclude il ProRettore. 
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