Sognava di tuffarsi in un bidone di nutella per controllarne la qualità, ma ha finito con l’occuparsi di ricerca nel campo della microbiologia, e oggi il suo nome è molto in vista nel panorama scientifico internazionale. Danilo Ercolini, 32 anni, laureato a 24 nel 1999, si iscrisse al Corso di Laurea in Tecnologie alimentari quando era alle prime battute. “Esisteva da pochi anni”, racconta, “e all’inizio aveva un altro nome: Scienze delle preparazioni alimentari. Faceva pensare proprio a qualcosa che aveva a che vedere con la salumeria. Scherzi a parte, mi attirò perché io provenivo da un liceo scientifico, e si trattava di affrontare studi scientifici che avevano un’applicazione nuova. Il mio sogno era la Ferrero, ma poi durante l’università nascono passioni in tante discipline”. A conquistare il dott. Ercolini è stata la Microbiologia, che si studiava al terzo e al quarto anno (allora il Corso durava 5 anni, ndr). “E’ lo studio degli organismi infinitamente piccoli che però hanno un ruolo infinitamente grande. L’ha detto Pasteur, non io. Però lo ripeto spesso”. Lo ripete ai suoi studenti, perché Ercolini è ricercatore già da sei anni. Dopo la laurea ha svolto il dottorato di ricerca e poi ha vinto il concorso da ricercatore. Ha all’attivo più di 40 pubblicazioni internazionali, l’edizione di un testo di impatto mondiale (Molecular techniques in the microbial ecology of fermented foods) e tanta didattica agli studenti. “Quella della ricerca è una realtà dura, ci vuole tanta passione. In me è cresciuta mentre facevo l’università. E dire che quando mi iscrissi non sapevo nemmeno che il pane si fa con i microrganismi. Sì, perché il lievito contiene miliardi di cellule di microrganismi. Tecnologie Alimentari è un Corso simpatico e rivela delle sorprese, si imparano anche tante cose di economia domestica”. Le mamme dei suoi studenti non dovranno stupirsi se i loro ragazzi cominceranno a buttare più frutta del solito. “Prima era normale togliere un po’ di muffa da un’arancia e mangiarla lo stesso, mentre dopo… Ma lo scopriranno studiando”.
Laurea in tempo, inglese e spigliatezza per lavorare
in una multinazionale
in una multinazionale
Non è detto che non si possa passare dalla ricerca all’azienda. Tiziana Giancone, 29 anni, si è laureata in Scienze e Tecnologie alimentari (così si chiamava il Corso quinquennale) con 110 e lode cinque anni fa e immediatamente ha vinto un dottorato di ricerca. Conclusi i tre anni di dottorato, ha continuato a fare ricerca per un po’, poi un colloquio le ha aperto le porte di un’importante multinazionale, la Unilever. Dallo scorso gennaio la dott.ssa Giancone lavora al centro di eccellenza Unilever di Caivano, nell’ambito del product development. “E’ un’attività perfettamente aderente a ciò che ho studiato”, dice, “inoltre l’aver fatto ricerca mi dà una marcia in più. Ma ciò che è davvero essenziale per entrare a far parte di una multinazionale come questa è laurearsi in tempo, conoscere l’inglese ed essere spigliati”. I voti? Sono importanti anche quelli, ma c’è 30 e 30, spiega la dottoressa. “Conta studiare con coscienza. Può capitare di prendere 30 e il giorno dopo dimenticare quello che si è appreso, trascurarlo. Non è importante la fila di numeri che si scrivono sul libretto, è importante capire ciò che si studia”.







