Quinto posto assoluto nel medagliere generale grazie a 20 medaglie totali. Il Cus Napoli esce con un buon risultato dai Campionati Nazionali Universitari Primaverili (CNU) che si sono disputati dal 22 al 31 maggio a Novara e organizzati dal Piemonte Orientale. Questo lo score: 6 ori, 6 argenti e 8 bronzi. La rappresentativa napoletana, pur avendo portato a casa meno medaglie rispetto allo scorso anno, quando sono state 36, ha migliorato la posizione nel medagliere generale (la polisportiva partenopea si è classificata ottava nel 2025). Si conferma trainante il karate che ha collezionato 7 medaglie (2 ori, 4 argenti, 1 bronzo), seguito a ruota dal judo con 3 medaglie (2 ori, 1 argento) e dalla lotta con 3 bronzi.
La Commissaria Straordinaria, l’avv. Paola Del Giudice, ha detto: “sono molto soddisfatta innanzitutto per la grande partecipazione degli atleti, che sono partiti in tanti dalla Campania per rappresentare il nostro Cus.
I risultati, poi, sono una conferma del fatto che siamo ai primi posti in Italia e al primo posto tra i Cus di Centro e Sud. Inoltre, ci ha inorgoglito ciò che hanno detto ragazze e ragazzi, che si sono espressi con parole bellissime verso il team tecnico che li ha accompagnati per tutta l’organizzazione di una manifestazione molto importante, che vede al centro il binomio sport-università”. Poi aggiunge: “per piccole difficoltà incontrate e per il fatto che siamo in regime di commissariamento, questo risultato vale ancora di più per noi”.
Chiara, quinto anno di Medicina Tecnologica, medaglia di bronzo nel karate
Karateka da una vita, oncologa per la vita. Con empatia, rispetto e testardaggine. Qualità che si riconosce e che mette negli sforzi per raggiungere il suo obiettivo professionale – diventare medico – e sul tatami, quando si trova di fronte un’avversaria. Come accaduto agli ultimi Campionati Nazionali Universitari, durante i quali ha vinto un bronzo nella categoria -61 Kg di karate. Orgoglio per la Federico II, dove è iscritta al quinto anno di Medicina Tecnologica (MedTech), Chiara Formisano, 24 anni, è una delle atlete che hanno portato in alto il nome del Cus Napoli in Piemonte.
Una veterana, a ben vedere, date le due partecipazioni alla manifestazione all’attivo e un bronzo nel medagliere personale ottenuto proprio lo scorso anno. Ma l’emozione suscitata da questa vittoria è stata tutt’altra cosa: “ha un sapore diverso – ha detto ad Ateneapoli – la fatica universitaria si è sentita di più, ho iniziato a lavorare alla tesi, gli impegni sono stati notevoli, quindi la soddisfazione si è rivelata più grande rispetto alla medaglia precedente”.
Durante la competizione, con forza, tanto fisica quanto morale, è caduta e si è rialzata. Dopo diversi combattimenti vinti, infatti, Chiara ha perso in semifinale: “mi ha lasciato l’amaro in bocca, perché credo di essere arrivata a un bel livello sportivo. Nonostante tutti gli impegni riesco a ottimizzare il tempo e ad essere sempre lì in quelle posizioni, anche ai campionati italiani.
Sono arrivata davanti all’avversaria molto carica; tuttavia non ce l’ho fatta, ho fatto del mio meglio ma l’altra atleta era davvero forte. Ed è per quell’amaro in bocca residuo e una certa voglia di rivalsa che ho scelto di partecipare all’Europeo che si svolgerà a Tirana il prossimo settembre”.
Restando sui momenti decisivi dei Cnu, dopo la sconfitta è arrivata la possibilità di riscattarsi: “con il ripescaggio sono arrivata a giocarmi la finale per il terzo posto: avevo una fame incredibile, la volevo con tutta me stessa”.
E ci è arrivata dopo essersi preparata a lungo su determinati aspetti tecnici: “mi sono concentrata tantissimo sull’avversaria, osservandola molto, stimolandola attivamente per farla sbagliare e approfittare dell’eventuale errore”.
Nonostante la grande competitività che anima questa giovane atleta-studentessa, per lei il momento più bello di tutto il campionato non è stato il bronzo: “finito il terzo incontro, cioè la semifinale persa, mi sono gettata nelle braccia del mio Maestro, Salvatore Tamburro, e della squadra. Li ho sentiti presenti, non mi hanno fatto mai sentire sola. Non c’è medaglia che tenga rispetto al poter contare su tutti loro”.
Verso gli Europei di Tirana
Una riflessione che rivela un modo di intendere il rapporto tra vittoria e sconfitta affatto scontato, in un tempo in cui il risultato conta più del percorso: “la prima è bella perché si raggiunge l’obiettivo per il quale ci si impegna e si lavora, ma è quando si perde che si capisce davvero come e dove migliorare. Sono così nella vita: chiedo sempre qualcosa in più a me stessa, lo faccio anche nello studio”.
Aspetto, quest’ultimo, che apre una parentesi anche sull’equilibrio necessario tra impegni universitari e sportivi: “vado tutti i giorni al Policlinico per l’internato per la tesi, sia per la parte medica che ingegneristica, poi effettuo i tirocini, torno a casa e studio. Per fortuna gli allenamenti sono alle 19.00 e riesco a incastrare tutto. È stata dura quest’anno, anche mantenere il peso per la categoria, mangiare fuori e in orari sfasati non ha aiutato. Ma ho voluto farlo. Strenuamente”.
Gli Europei di Tirana sono il prossimo obiettivo sportivo (avranno luogo tra l’8 e il 16 settembre): “voglio vivermi questa bella esperienza, al di là della medaglia, sono fiduciosa, emozionata e orgogliosa di rappresentare la Federico II in una competizione così prestigiosa.
Mi sto allenando per arrivarci al meglio delle mie possibilità”. D’altronde, il karate, per Chiara, è quasi la storia di una vita, iniziata quando aveva sei anni: “non ho mai lasciato e continuo a volerlo fortemente nonostante tutti gli impegni. È il mio sport”.
Oncologia, la “specializzazione dei miei sogni”
Anzi, molto di più: “ti insegna il rispetto, a guardarti dentro per trovare equilibrio e forza per affrontare l’avversario con la testa giusta. Ma la parte fondamentale è la squadra con cui ti alleni. Quindi a chi sta pensando di intraprendere questa strada, dico di mettere i guantini, sfogarsi e sentirsi liberi”.
Sul tatami scatta la magia: “lì, niente può far male, solo la paura”. Chiara chiude raccontando dove si vede tra qualche anno, sportivamente e professionalmente: “sul fronte medico, la specializzazione dei miei sogni è l’oncologia, quando sono entrata in ambulatorio la prima volta è scattata una scintilla che non so spiegare.
D’altra parte non mollo: voglio il terzo Dan (ora è cintura nera secondo Dan, ndr)”. Cosa la spinge ad andare sempre in palestra: “voglio trasmettere ai più piccoli che non bisogna per forza lasciare lo sport per lo studio, sono parti della vita che non si escludono. Anzi, si completano”.
Claudio Tranchino
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Ateneapoli – n.11-12 – 2026 – Pagina 20








