“Gli studi giuridici sono impegnativi”

Due anni fa la Facoltà di Giurisprudenza del Suor Orsola Benincasa decise di introdurre il numero chiuso ma senza piegarsi alla logica della selezione basata su quiz a risposta multipla o monosillabica. Chi aspira a diventare una delle sue 150 nuove matricole deve confrontarsi con almeno quattro facciate di foglio protocollo su cui mettere per iscritto il proprio pensiero in materia di attualità, storia, filosofia o politica. La prova selettiva consiste infatti nell’elaborazione di un tema a scelta tra tre tracce, una di attualità, una di argomento storico-politico e una di argomento filosofico-politico. Un metodo molto più efficace e significativo dei quesiti alla “Chi vuol esser milionario” per scegliere chi ammettere a frequentare il corso di laurea, dato che, come spiega il Preside della Facoltà, prof. Franco Fichera, “i ragazzi bravi si riconoscono subito da come fanno il compito, quelli che svolgono un buon tema sono anche quelli che si laureano bene”. Il tema come una sfera di cristallo per prevedere il futuro? “La scuola di oggi abitua i ragazzi a esprimere se stessi con grande libertà, ma un buon elaborato non è solo quello in cui ci si manifesta con immediatezza, è anche quello da cui si evince la presenza di basi concettuali strutturate. Gli studenti che possiedono queste basi procedono all’università con migliori risultati”. 
In vista della prova del 5 ottobre non è però necessario angustiarsi più di tanto poiché “la preparazione necessaria è quella già acquisita per affrontare l’esame di maturità”. Vietato fraintendere: non presentarsi all’appuntamento muniti di temari e cartucciere, ma armati di buona volontà e sufficientemente concentrati per offrire una dimostrazione delle proprie capacità logiche e di analisi nonché del proprio bagaglio culturale. Perché il segno distintivo della scuola giuridica targata Suor Orsola è lo spessore culturale, non solo dei docenti, dei ricercatori, delle attività didattiche, ma anche degli allievi. Chi è lo studente di Giurisprudenza del Suor Orsola? “Mi piacerebbe un tipo estroso, attivo, vivace, magari anticonformista – dice il Preside- vorrei che fosse un giovane interessato ai cambiamenti, alle innovazioni. La vivacità è importante, anche se è chiaro che deve essere accoppiata alla qualità culturale, perché gli studi giuridici sono molto impegnativi”. Impegnativi per via delle molteplici funzioni che il giurista è chiamato a svolgere. “Il giurista deve affrontare un mondo un po’ complesso – dice il prof. Fichera- Mi viene in mente una delle nostre ultime lezioni magistrali, appuntamenti che la facoltà organizza con docenti importanti proprio per arricchire sotto il profilo culturale la preparazione degli studenti. Il prof. Guido Alpa relazionava sulla certezza del diritto. Abbiamo osservato insieme che il giurista cerca la certezza in una realtà fatta di incertezze, e deve avere le doti che gli consentano di trovarla. Non è semplice, basti pensare a quanta varietà c’è di fonti normative e di possibilità interpretative”. 
L’obiettivo è dunque quello di formare un laureato in Giurisprudenza che oltre ad avere le fondamentali competenze tecniche sia anche colto. Obiettivo che viene perseguito attraverso un percorso ideato due anni fa, vigendo l’ordinamento del 3+2, e che sostanzialmente non è cambiato nonostante l’introduzione del nuovo corso di laurea magistrale quinquennale denominato 1+4. Tre anni di base cui seguono due anni più settorialmente indirizzati nel campo forense oppure in quello amministrativo. Quelli che oggi sono il quarto e il quinto anno del corso di laurea magistrale, fino a ieri erano i due anni di laurea specialistica, ma la formula non cambia. “Vogliamo che immediatamente dopo la laurea i giovani siano pronti a entrare nel mondo del lavoro, senza necessità di ulteriori lunghissimi periodi di formazione. Al limite potrà esservi una fase breve e concentrata di specializzazione, come quelle che proponiamo con le nostre offerte formative post lauream, ma non di più. C’è una pericolosa tendenza, tra laurea e post, a trascinare gli studenti fino ai 30 anni. Quando finalmente arrivano a confrontarsi con il mercato sono stanchi e demotivati. Per i nostri allievi le cose devono andare diversamente, è per questo che chiediamo loro di scegliere già al quarto anno tra l’indirizzo forense e quello amministrativo. Si tratta di una vera scelta, non di un’opzione tra due percorsi che si differenziano per uno o due esami complementari. I nostri indirizzi hanno molti esami che differiscono, docenti diversi, un taglio diverso nei contenuti. Solo l’approccio metodologico è il medesimo, decisamente incentrato sullo studio dei casi pratici”. 
Prove scritte,
laboratori e inglese
In cinque anni gli studenti saranno chiamati a sostenere 29 esami, tutti scritti e orali, contrariamente a quanto avviene nelle altre facoltà giuridiche. “Tutti gli insegnamenti prevedono una prova scritta finale, di cui ogni singolo docente deve stabilire le modalità di svolgimento e a cui deve attribuire il valore che ritiene più opportuno. Le ragioni sono facilmente intuibili. All’università non si scrive quasi mai, i ragazzi scrivono meglio quando escono dalla scuola che quando escono dottori dalle aule universitarie”. 
A parte gli insegnamenti tradizionali, ne sono previsti alcuni davvero peculiari: Introduzione alle scienze giuridiche e Lessico storico concettuale (basato sull’analisi di 30 termini-chiave, un insegnamento che “è un po’ come la cassetta degli attrezzi del giurista, caratterizzato dall’approfondimento di concetti che lo studente dovrà tenere sempre presenti”); Lingua italiana e scrittura di testi giuridici; Lingua straniera/Inglese-ESP Inglese giuridico (“diversamente dalle altre facoltà abbiamo rafforzato l’inglese, prevedendo nei primi tre anni un modulo da 4 CFU per ciascun anno, più, per i più bravi, un modulo di inglese giuridico di secondo livello al quarto anno, oltre alla possibilità di fare al termine dei cinque anni la tesi comparata in lingua”); Nozioni di contabilità e bilancio; Tecniche e metodologie informatiche per giuristi. Quanto è pesante un corso di laurea così congegnato? Molto poco. I corsi sono semestrali, e se si rispetta l’obbligo di frequenza non si cade in fallo, parola del Preside, che non se la sente neppure di consigliare di partire dedicandosi in particolare ad un esame piuttosto che a un altro. 
“Le lezioni sono organizzate in maniera da non accavallarsi con le sessioni d’esame, ragion per cui basta seguirle e studiare per riuscire a preparare tutti e tre gli esami del primo semestre contemporaneamente”. Niente carichi eccessivi, niente orari massacranti: si segue tre volte a settimana più una mezza giornata per Inglese e Italiano. “Cerchiamo di non farci scappare i ragazzi – dice il prof. Fichera- scandendo il loro cammino con la lentezza necessaria all’apprendimento”. Sentir pronunciare la parola lentezza di questi tempi è confortante, soprattutto quando si pensa che, paradossalmente, è la modalità temporale prescelta per fare in modo che le aule di università non siano popolate da studenti di 30 anni e che invece le aule dei tribunali, gli uffici delle aziende e della pubblica amministrazione si riempiano di giovani giuristi ben preparati. “Davanti al laureato in Giurisprudenza si aprono ancora sbocchi validi: quello forense, quello della P.A., quello rappresentato dalle aziende. Il punto è presentarsi con una preparazione di qualità. Per questo invito gli studenti e le loro famiglie a fare bene attenzione alla scelta della facoltà. Sul nostro territorio ce ne sono molte, ma non sono tutte uguali. Alcune, come la nostra, rilasciano un titolo che viene riconosciuto immediatamente come espressione di qualità della formazione. Basti pensare che una indagine Istat del 2005, pubblicata nel 2006, colloca la Facoltà di Giurisprudenza del Suor Orsola al terzo posto tra quelle che hanno il maggior numero di occupati a tempo indeterminato, a pochi mesi dalla laurea”. 
Sara Pepe
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