A Farmacia la ricerca unisce Oriente e Occidente

La Cina è sempre più vicina per il Dipartimento di Farmacia. Una datata collaborazione con lo Shanghai Institute di materia medica è pronta ad assumere una veste ufficiale. A parlarne è il prof. Orazio Taglialatela Scafati, docente di Chimica Organica e responsabile per la Federico II della convenzione tra le parti: “si tratta di un accordo bilaterale di ricerca e, eventualmente, anche di didattica. È una collaborazione scientifica e quindi un arricchimento per il Dipartimento”. Per ora il termine dell’agreement tra le due università è fissato al 2016, sebbene non manchino possibilità di rinnovare l’intesa. Taglio del nastro fissato, salvo imprevisti, al 24 novembre. Per quella giornata, questo il programma, in attesa di approvazione, pensato dal professore: “con i loro fondi dovrebbero venire in visita qui alla Federico II otto ricercatori dello Shanghai Institute, tra cui il direttore, il vicedirettore e anche il responsabile della convenzione”. Volo per Capodichino già prenotato per “una delegazione di un certo rilievo, anche numerico”, che fa parte di “un istituto prestigiosissimo dove si realizza una ricerca di alto livello e nel quale sono state anche fatte scoperte molto importanti, come l’artemisinina, che è un farmaco antimalarico e che adesso è l’unica opzione vera contro questa malattia”. La tipologia dell’accordo tra le parti non è casuale: “la convenzione incoraggia il presentare alle autorità internazionali i progetti in comune. Si fa capire che le due istituzioni non si incontrano per caso, ma hanno già una collaborazione efficace per la quale ora presentano un progetto in comune. È questo il senso delle convenzioni”. Ricercatori in primis, con un occhio anche agli studenti: “all’università, anche per i corsi di base, la didattica è molto influenzata dalla ricerca. C’è uno scambio continuo, perché ci si arricchisce e si presentano le cose in maniera diversa. Quindi è vero che questa collaborazione è finalizzata alla ricerca, ma non potrà che avere delle conseguenze anche sulla didattica”. Compresa quella post laurea: “il dottorato di ricerca è, in questo Dipartimento, il livello più alto di didattica. La mia dottoranda è stata sei mesi a Shanghai”. Già chiari i programmi di lavoro, in linea con quanto realizzato nel recente passato: “la ricerca già fatta insieme era sulle sostanze naturali. L’obiettivo è la scoperta di nuovi farmaci a partire da organismi marini e piante terrestri. La tematica sarà pertanto chimica”. Tutto in un’ottica di integrazione: “per un Dipartimento di Farmacia, avere una collaborazione con un’istituzione cinese è una ricchezza enorme. Perché la farmacopea cinese, analizzata con gli occhi occidentali, è uno stimolo continuo, dato che ci sono tradizioni che hanno basi scientifiche che vanno approfondite. Poi Shanghai è una città avanzatissima, quindi potrebbe addirittura darci una mano dal punto di vista dell’equipment. Hanno attrezzature molto avanzate”. 
Ciro Baldini
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