A lezione con i RIS

I RIS docenti per un giorno a Biotecnologie. In cattedra, il Maggiore Gianpaolo Iuliano, laureato in CTF alla Federico II, Comandante della Sezione Impronte del Reparto Investigativo dei Carabinieri. “La chimica e la biologia applicate alle tecniche investigative”, il tema del seminario che si è svolto il 23 maggio nella nuova sede della Facoltà. “L’argomento era affascinante. I ragazzi sono accorsi numerosi. L’aula era strapiena”, racconta la prof.ssa Gerolama Condorelli che ha organizzato l’incontro. 
Iuliano si è soffermato sulle diverse tecniche da adoperare per condurre un’indagine: ha spiegato come si rilevano le impronte digitali, le tracce di esplosivo, come funziona la cromatografia per l’identificazione dei vari tipi di inchiostro, il luminol per rilevare le tracce di sangue con la luminescenza, come si effettua l’identificazione di fibre o di sostanze stupefacenti e l’analisi del DNA. Poi ha fornito informazioni sui vari reparti dell’Arma dei carabinieri ed ha spiegato le modalità per accedere al nucleo investigativo che ha sedi a Roma, Cagliari e Messina oltre ai SIS, i Reparti distaccati di primo intervento.
Il corpo dei RIS bandisce uno o due posti all’anno in uno specifico settore: per chimici, biologi, biotecnologi e medici oppure fisici ed ingegneri. Se si viene selezionati, si entra direttamente come ufficiali. L’altra possibilità è diventare carabiniere semplice e poi partecipare ad un concorso interno. “Dovrebbe essere un percorso più agevole, anche se più lungo”, afferma Francesco, iscritto al I anno di Biotecnologie Mediche. Alessandro, studente del II anno, concorda: “Proverò di certo il concorso interno. Chi lavora nei RIS ne è contento. E’ un mestiere che va fatto con convinzione, altrimenti non si sopporta la vita militare”. “E’ da parecchio tempo che sto pensando di provare ad entrare nei RIS ma la vedo dura – aggiunge Michele – Secondo me è meglio cominciare come carabiniere semplice”. 
“Abbiamo cercato di dare un’idea di quali siano gli sbocchi occupazionali – sostiene la prof.ssa Condorelli – I posti sono pochi ma vale la pena provarci”. 
Le domande dei ragazzi si concentrano soprattutto sulle modalità di reclutamento: dalla preparazione necessaria per superare la selezione ai requisiti fisici richiesti.  Lavorare con i RIS non è solo interessante ma anche alla moda. L’omonimo telefilm televisivo l’ha reso un corpo molto popolare. “E’ una pubblicità che potrebbe creare aspettative eccessive. Non possono fare miracoli – spiega una studentessa – Nelle fiction il ritrovamento di un’impronta è già una prova schiacciante. Nella vita reale ci sono contesti complessi di cui bisogna tener conto”. Le attrezzature che si vedono sullo schermo corrispondono a quelle reali mentre le modalità dell’indagine sono romanzate. “Nel telefilm la tempistica è molto accelerata – afferma Alessandro – Inoltre è raro che intervengano sulla scena del crimine. Sono i reparti investigativi a mandare i campioni ai RIS. Loro vivono più che altro in laboratorio”. Secondo Giusy, il Maggiore Iuliano corrisponde di più all’immagine di un carabiniere che a quella di uno scienziato: “Ha sempre parlato a nome del gruppo. Le sue finalità non sono mai scientifiche ma forensi”. “A me sembrava più che altro un docente. E’ stato chiaro nello spiegare le varie tecniche”, commenta Marcello.
La prof.ssa Condorelli vorrebbe rinnovare la collaborazione con l’Arma, “magari con una visita nel loro laboratorio di Roma ma le procedure burocratiche con il Ministero sono lunghe e complicate. Mi piacerebbe anche organizzare un corso abbinato ad un esame a scelta sulle tecniche chimiche e biologiche che adoperano e su nozioni forensi”. Un nuovo incontro l’anno prossimo è nei piani della Condorelli: “Se per quella data avremmo nostri laboratori, sarebbe bello realizzare anche delle esercitazioni pratiche”.
Manuela Pitterà
- Advertisement -




Articoli Correlati