Carta dei Diritti dello Studente

Un’iniziativa studentesca non aveva mai richiesto tanto impegno e un tempo così lungo di realizzazione. Il progetto Carta dei diritti dello studente è nato più di un anno fa su proposta dell’Unione degli Universitari ed ha quasi subito attratto i consensi e le energie di tutte le altre associazioni studentesche della Parthenope. Il principio che lo ispirava era unanimemente condiviso dagli universitari: certezza delle regole che disciplinano il vivere quotidiano tra le aule, a lezione, durante gli esami, nei rapporti con i docenti in genere. Per scongiurare le disparità di trattamento degli studenti da una cattedra all’altra, si sancisce il divieto per tutti i professori di guardare sul libretto dei candidati d’esame i voti riportati agli esami precedenti. Si prevede che soltanto in alcune ipotesi coloro che non hanno superato un esame non possano rifarlo il mese successivo. Si fa divieto ai titolari di cattedra di adibire al compito di esaminatori neolaureati privi di qualsiasi titolo per farlo. Sembrava un’utopia, e invece era un ideale al quale tendere e per il quale lavorare. Martedì 13 febbraio è stato presentato al Senato Accademico un documento composto di 70 articoli, la Carta dei diritti dello studente appunto, che entrerà a far parte delle leggi di ateneo. Un nuovo complesso di norme dalla parte dello studente. Il Rettore Gennaro Ferrara si è complimentato con i ragazzi per il lavoro svolto, ma ha anche rimandato il testo all’approvazione dei singoli Consigli di Facoltà, data l’importanza della materia. La speranza è che questi ultimi passaggi non comportino intoppi lungo il percorso finale di un progetto che anche altri atenei hanno provato a realizzare in passato e che l’Università Parthenope potrebbe portare a compimento per prima. Ne parliamo con Alberto Corona, rappresentante dell’Udu in CdA, che insieme ad Antonio Prisco è referente del progetto. Come è nata l’idea della Carta dei diritti? “In maniera molto spontanea. L’università è piena di problemi da risolvere, farlo di volta in volta lascia il tempo che trova e così abbiamo pensato che fosse meglio portare avanti un lavoro di prospettiva. Ne trarrà vantaggio anche chi verrà dopo di noi”. Un’operazione simile è stata realizzata anche in altre università? “Se ne è parlato più di una volta anche altrove, ma senza concludere nulla. La Carta dei diritti dello studente rappresenta un nuovo sistema normativo che si va ad inserire nella vita dell’ateneo, accanto allo statuto. Per questo motivo richiede un processo di costruzione piuttosto complesso e lungo, che nelle altre università le rappresentanze studentesche non sono riuscite a seguire fino alla fine”. Voi come ci siete riusciti? “Con tanta perseveranza, mettendoci alle costole delle persone che avrebbero potuto aiutarci, soprattutto nell’ambito del personale tecnico-amministrativo. Inoltre è stato prezioso l’aiuto della prof.ssa Maria Rosaria Giampetraglia, la docente di Diritto civile che il rettore ci ha affiancato per il supporto giuridico”. Quali tappe hanno scandito la vita del documento? “Il Senato Accademico ci diede mandato per svolgere il lavoro, nel dicembre 2005 somministrammo agli studenti un questionario, elaborato in collaborazione con il Dipartimento di Statistica e Matematica, i cui risultati ci hanno consentito di ricostruire con precisione le loro esigenze. Poi ci sono state riunioni con le rappresentanze studentesche per la redazione del testo, l’approvazione in Consiglio degli Studenti, i passaggi all’Ufficio Legale per le valutazioni di conformità della Carta con le leggi dello Stato e con lo Statuto di Ateneo”. In una battuta, cosa conquisteranno gli studenti quando la Carta dei diritti diventerà legge? “L’effettività del diritto di piena cittadinanza all’interno dell’università, che significa la possibilità per lo studente di muoversi nell’ambito di regole certe”. Sarà una conquista per tutta la Parthenope. “In effetti la nostra università avrà un piccolo primato. Con l’associazione Esip stiamo studiando una direttiva dell’Unione Europea per la quale le università che riconoscono i diritti degli studenti possono ottenere una sorta di marchio di qualità come ‘università diplomatica’ ”.
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