Come affrontare il primo esame/4

Esami dell’area romanistica: molti studenti del primo anno li scelgono come prove d’esordio. Cosicchè le cattedre subiscono una presa d’assalto delle matricole soprattutto negli appelli di maggio e giugno.
“Suggerirei agli studenti di preoccuparsi di come passare l’esame ad ottobre, non a giugno… – esordisce senza mezzi termini il professor Francesco Amarelli, docente della IV cattedra di Storia del diritto romano-. I mesi estivi devono rappresentare la fase conclusiva di un lavoro cominciato a novembre, quando iniziano i corsi che sono un po’ la parte centrale dell’offerta didattica, insieme agli incontri con gli assistenti di cattedra. Chi non frequenta sbaglia, poi all’esame lo si vede subito. Per gli studenti-lavoratori il caso è diverso, sono ragazzi maturi che, al più, avrebbero bisogno di una diversa sensibilità da parte della facoltà, sono gli altri che mi lasciano sbigottito”.
Amarelli
“Tre esami 
entro l’estate, 
uno ad 
ottobre”
“Non credo che l’emozione dell’esame giochi realmente un ruolo importante se si è frequentato, chi è mio corsista non sa dove sta di casa l’emozione. L’esame è solo una verifica, ecco perché secondo me si emoziona solo chi non ha la coscienza completamente a posto. Se uno studente si inceppa è perché non sa fare qualcosa di cui non ha pratica, i veri ‘emozionati’ forse sono un po’ da identificare con gli ‘avventurieri’, quelli che vengono agli esami a tentare il tutto per tutto. Ricordo di essermi emozionato, da studente, il primo giorno di lezioni all’Università con maestri come Guarino e Coviello. Soprattutto quando il professor Guarino, fumando la pipa, mi disse che avevo frequentato con profitto il suo corso e mi fece la prima domanda d’esame: l’actio iudicandi, la ricordo ancora… Oggi invece c’è un rapporto diverso e più paritario col docente, anche per questo l’indiscriminato afflusso di studenti che pongono spesso domande stupide al solo scopo di ‘farsi vedere’ dal docente va regolamentato deve essere visto come una piaga da sradicare. In definitiva io consiglio ai ragazzi di dare tre esami in estate ed uno ad ottobre, per ben cominciare. La sessione che comprende febbraio e marzo è straordinaria, per i ritardatari, e come tale deve essere vista, non bisogna ridurvisi se non in caso di necessità. Chiudo con una punta di rammarico perché, forse, quest’anno abbandonerò, senza possibilità di ripensamenti, la pratica, che per venti anni era diventata consuetudine, di portare i miei studenti in luoghi archeologici dove fare lezione all’aperto. Dopo gli scavi di Sepino, Pompei, Roma, i Fori e tanto altro mi sono stancato di confrontarmi con la burocrazia, hanno vinto loro”.
Va detto che in un “fuori onda” il professor Amarelli ha avuto anche parole di rimprovero per i suoi colleghi ‘rei’ di adottare programmi d’esame troppo lunghi ed anacronistici, che allontanano gli studenti dalla comprensione razionale delle materie romanistiche. Il docente ha portato come esempio il rinnovato manuale adottato dalla sua cattedra, che ha mandato in pensione lo stagionato, e ben più complicato, Guarino.
Masi
“Risultati 
deludenti”
Dopo Amarelli una gentile rappresentante della tradizione romanistica odierna della nostra facoltà, la simpatica professoressa Carla Masi. Autentica stakanovista alle prese con le cattedre di ben tre diversi esami: Storia del diritto romano, Diritto romano e Storia della Costituzione romana.
“Ho già esaurito anche l’appello di giugno di Storia del diritto romano – spiega la docente – e, purtroppo l’impressione offerta dagli studenti finora esaminati è stata deludente. Vengono agli esami sempre meno preparati, anche quelli che sembrano più ‘quadrati’ non rispondono poi alle aspettative. I bravi sono pochi, magari quelli che hanno fatto un liceo più duro si distinguono, ma in generale il livello è basso. Il consiglio che do quando rimando un ragazzo è quello di seguire gli assistenti e organizzare gruppi di lavoro con altri studenti. Ci sono ragazzi che mostrano di avere interessi specifici su alcuni aspetti della materia, ma ci sono anche quelli che fanno ‘scena’. Per mesi ho visto sempre le stesse facce sedute in prima fila alle mie lezioni e poi, all’esame, mi hanno deluso fortemente. All’opposto, fortunatamente, ho avuto qualche buona sorpresa, come quella di alcuni ragazzi provenienti da istituti tecnici, che hanno letteralmente sbaragliato la concorrenza di colleghi provenienti dai più titolati licei classici e scientifici cittadini”. Qual è il segreto per sostenere un buon esame? “venire tranquilli. Credo di essere una persona senza particolari isterismi, che mette il ragazzo a suo agio. Personalmente non ricordo di essermi particolarmente emozionata al primo colloquio di Istituzioni di diritto romano sostenuto col professor Labruna, forse perché la totale consapevolezza, e la conseguente forte emotività, ha fatto capolino soprattutto negli anni successivi, in occasione degli esami più decisivi. Chiuderei ricordando ai ragazzi che io concedo di sostenere l’esame direttamente con l’assistente col quale si è fatto il seminario, salvo fare in prima persona qualche domanda finale, magari sulle fonti… Giusto per dare una valutazione omogenea. Storia è un esame che va inteso in senso cronologico, è normale che le domande partano da Monarchia, Repubblica e Principato per finire a Giustiniano…”.
Giuffrè
“L’emozione 
gioca un 
ruolo 
importante”
Ultima voce, quella del professor Vincenzo Giuffrè, docente della II cattedra di Istituzioni di diritto romano.
“Ho esaurito la prima serie di sedute in preappello – commenta -, sedute in cui si sono presentati soprattutto i frequentanti. La media è stata buona, molti 26 e 27, non 30 e lode, ma preparazioni accettabili. Chi ha frequentato si distingue da chi ha una preparazione libresca. Le raccomandazioni per gli studenti che verranno agli altri appelli sono le medesime, venire tranquilli e riposati. Studiando fino alle due la notte prima dell’esame ed alzandosi alle cinque non si impara niente e si viene solo inebetiti. Nella mia cattedra si respira comunque un clima conciliante, domande approfondite se ne fanno in relazione allo studente che si ha di fronte. In generale è importante capire se il ragazzo ha prima ben chiari i concetti di massima della materia. L’emozione? Ma si che gioca un ruolo importante. Ricordo una signorina che, al colmo dell’emozione, si rifiutava di rispondere a qualunque domanda e chiedeva indietro il libretto. Glielo diedi, concedendole anche  l’opzione di prendersi 30 minuti di relax davanti ad una camomilla e poi tornare, se lo voleva, a tentare di superare l’esame. Tornò ed ottenne un onesto 25-26. L’emozione è una cosa delicata, devo dire che mi sono accorto che prende più i maschi che le femmine, quante mani sudate ho dovuto stringere alla fine dei colloqui! Il mio primo esame fu col professor Guarino, come premio per aver fatto buone esercitazioni sostenni tutto l’esame direttamente con lui. Ricordo di essere andato bene ma di avergli risposto… in trance. I ragazzi di oggi devono essere responsabilizzati, il primo esame è un passo importante. Mi arrabbio quando vedo intere famiglie e clan accompagnare un ragazzo al colloquio, il poverino va lasciato tranquillo, così invece si accresce solo la sua tensione. Sono accortezze assurde, dall’altra parte della cattedra non ci sono orchi, anche noi docenti siamo padri di famiglia. A volte arrivano ragazzi così stralunati che quando faccio una battuta per sdrammatizzare loro non la colgono, credo sia questo il segnale che fa capire che non sono presenti, chissà dove stanno viaggiando con la testa…”.
Marco Merola
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