Crimini e misfatti: un’analisi dei gialli in Oriente e Occidente

7-8 maggio. Due giornate di convegno a L’Orientale presso l’Aula Conferenze al secondo piano di Palazzo Corigliano per scoprire le intersezioni di un genere letterario tra i più amati dal pubblico di lettori, il giallo, a metà tra Oriente e Occidente. Noir, thriller, detective story: protagonista degli interventi il crimine da un lato e la ricerca della verità dall’altro. Storie che pur partendo da questa base comune sono affrontate secondo declinazioni diverse a seconda della cultura di riferimento. Sono intervenuti, perciò, docenti e studiosi di lingue e letterature distanti nel tempo e nello spazio per comprendere in che modo le forme della narrazione, la serialità televisiva e anche il cinema (se si pensa al ruolo che fi lm come Assassinio sull’Oriente Express o a Dieci piccoli indiani hanno avuto nell’immaginario collettivo) raccontano il giallo, mettendo a confronto mondi che hanno una concezione diversa della morte e della vita. Non è un caso che nella giornata dell’8 maggio l’intervento del prof. Giancarlo Lacerenza, docente di Lingua Ebraica biblica e medievale, abbia analizzato in chiave storico-letteraria una crime story della Bibbia: “perché la prospettiva delle religioni, se pensiamo al cristianesimo e al buddhismo ad esempio, sulla fi ne della vita e una sua possibile continuazione è radicalmente diversa”. Saghe antiche, come quelle descritte dai resti di Pompei, di cui ha parlato il professore e archeologo Fabrizio Pesando, romanzi giudiziari, spionaggio alla James Bond, o storie poliziesche televisive che vanno tanto di moda adesso – lo ha dimostrato il prof. Giuseppe Balirano – sulla scia del fenomeno binge watching ma che traggono spunto dalle rispettive letterature medievali e hanno incrociato nel corso dei secoli la fortuna dei romanzi di Arthur Conan Doyle e Agatha Christie. Indagini in corso a noi contemporanee, continuamente riscritte, dalla cronaca o dalla letteratura italiana più recente individuando in autori come Sciascia e Gadda un continuo ritorno sul genere che non va affatto incasellato nella produzione letteraria minore, al contrario valutato – Eco avrebbe scritto – tra le più originali creazioni del nostro tempo.
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