Dopo 41 anni a L’Orientale, va in pensione la prof.ssa Jocelyne Vincent

Concluderà i suoi 41 anni di lavoro all’Orientale invitando a Palazzo del Mediterraneo, simbolo della Nuova Università, esperti italiani ed internazionali, come a raccogliere il frutto di tante ricerche e di tanti legami di stima stretti nel tempo. La prof.ssa Jocelyne Vincent saluta i suoi studenti e i colleghi, il 31 ottobre, con una giornata di studi sul tema ‘Inglese: lingua minaccia o minacciata?’, prima di andare in pensione e lasciare, quindi, la didattica. Il titolo dell’incontro, volutamente provocatorio, vuole stimolare la discussione su uno dei temi cari alla docente di Lingua e Letteratura Inglese, e che ha scatenato non poche polemiche tra gli esperti del settore linguistico. “Si tratta di una delle tematiche che mi stanno più a cuore, anche perché ha diverse implicazioni – racconta – Il ruolo dell’inglese suscita reazioni forti da parte di quelle culture che si sentono minacciate. E quindi ha anche un risvolto politico, oltre che culturale. Io credo che l’inglese dovrebbe semplicemente essere un ‘in più’ e non un sostituto delle altre lingue. La mia opinione come anglista, però, potrebbe essere di parte! Ma non si tratta naturalmente di difendere l’inglese. La questione è molto più complessa, per questo ho voluto invitare colleghi sia dell’Orientale che di altri Atenei per discutere in maniera completa di questo argomento, che credo interessi un po’ tutti e che spesso ha portato a dibattiti accesi”.
Alla giornata di studi, ospitata nell’Aula 1.1, interverranno per i saluti naturalmente il Rettore Lida Viganoni ed il ProRettore Elda Morlicchio, l’Assessore regionale Guido Trombetti, insieme a sinologi, africanisti, italianisti, antropologi. Sono previsti, tra gli altri, gli interventi della prof.ssa Rita Librandi, in rappresentanza dell’Accademia della Crusca, della prof.ssa Annamaria Lamarra per il Centro Linguistico della Federico II, della Direttrice dell’Istituto Confucio Annamaria Palermo, dell’ex Direttore del British Council di Napoli, nonché docenti della Scuola Interpreti e Traduttori di Forlì e una professoressa dall’Università di Oxford.
“I miei ragazzi
mi mancheranno”
Un saluto dovuto a chi ha dato tanto a questo Ateneo ed è stato un punto di riferimento per migliaia di studenti. “I miei ragazzi mi mancheranno, mi mancherà la didattica, mi mancherà stare in aula – confessa la prof.ssa Vincent – Ma ormai sono stanca e questo modo di fare didattica oggi non mi piace più”. Negli anni sono cambiati gli studenti e la Riforma ha portato anche ad uno stravolgimento del lavoro in cattedra: “Non credo che i risultati di queste riforme dell’ordinamento siano state positive. Molto spesso i programmi degli esami non sono stati adattati alle nuove tempistiche, e il carico risulta essere eccessivo. Con una così elevata quantità di esami, da sostenere ogni sei mesi, i ragazzi non hanno il tempo di assimilare nulla. Rimpiango quei corsi annuali dove c’era il tempo per discutere e ‘digerire’ le nozioni apprese. Oggi si fa solo una corsa”. Spesso si accavallano le lezioni e i ragazzi non possono neanche seguire tutto! “Il carico di lavoro è eccessivo per loro, che sono solo inondati di informazioni veloci, e per noi, che, sempre di meno, siamo sommersi da impegni burocratici e di didattica senza soluzione di continuità e che non ci dà spazio per la ricerca e per dedicarci ad ogni ragazzo come dovremmo. È difficile fare lezione di lingua a 300 studenti, spesso seduti per terra e che non riescono neanche a sentire quello che dici”. Ma sono cambiati anche gli studenti ribadisce: “le loro scelte sono veloci e spesso immature. Molti non si rendono conto che studiare le lingue è una cosa difficile, che richiede dedizione e amore. Spesso, invece, e parlo soprattutto per il mio campo, si sceglie l’inglese come fossero patatine fritte: inglese e cinese, inglese e arabo, inglese e svedese. La scelta della lingua va fatta seguendo i propri interessi culturali, non per fini utilitaristici. I giovani che si avvicinano alla mia cattedra perché hanno un amore per la cultura anglofona riescono molto bene in questi studi e raggiungono livelli alti. Gli altri no. Questo mi dispiace molto, perché così perdono il loro tempo e rendono questo corso ancora più affollato. L’Orientale offre un ventaglio unico di opportunità linguistiche del quale i giovani dovrebbero saper approfittare”.
Le traduzioni
dal napoletano
“lingua minacciata”
La proposta che la docente si sente di lanciare per quanto riguarda l’inglese, invece, è di offrire esclusivamente dei corsi avanzati: “Operando una selezione in entrata si potrebbe offrire agli studenti un corso di inglese che non trovano in altri Atenei. L’Orientale è un’università speciale, e deve saper offrire qualcosa di speciale anche per l’inglese”.
Con il pensionamento, la prof.ssa Vincent si augura di poter continuare a “fare qualcosa con i ragazzi, magari con pochi, su tematiche specifiche” e si potrà dedicare ad uno dei suoi interessi originali, cioè gli studi di linguistica teorica, in particolare sulla sincerità e la menzogna analizzate dal punto di vista della pragmatica contrastiva, e quelli sulla lingua napoletana. “Potrò dedicarmi con calma alle mie ricerche, sviluppando i temi di linguistica che ho dovuto trascurare in questi anni – pregusta così la calma del suo studio – E potrò dedicare tempo alla traduzione dal napoletano: questa sì che è una lingua minacciata! Mi piacerebbe lavorare sulla riscrittura de ‘Lo Cunto de li cunti’ fatta da Peppe Barra e sulla ‘Cantata de Pastori’, per far conoscere la cultura partenopea anche all’estero. È un lavoro difficile, perché significa trasmettere tutto un bagaglio culturale, ma credo sia di grande valore scientifico. Nel frattempo interverrò ad un convegno in Inghilterra sui vari adattamenti di Filomena Marturano. Con la pensione avrò anche il tempo di partecipare agli incontri internazionali!”.
Valentina Orellana
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