Erasmus Placement, gli studenti raccontano la loro esperienza lavorativa all’estero

Nato più di vent’anni fa il programma di scambio Erasmus si è andato sempre più diffondendo. Non tutti sanno che non è riservato esclusivamente agli studenti, ma possono parteciparvi anche gli allievi dei Master ed i dottorati. Accanto a questa formula consolidata, dal 2007 è in vigore il Lifelong Learning Program, nel quale è compreso l’Erasmus Student’s Placement, una nuova modalità di soggiorno-scambio. Si svolge presso aziende, centri di formazione e di ricerca, studi professionali, o enti pubblici stranieri. Lo scopo è quello di consentire ai giovani un’esperienza lavorativa che può tramutarsi in uno sbocco occupazionale concreto. Per promuovere questa nuova formula, la Commissione Europea ha previsto borse di studio più ricche – seicento euro al mese contro i circa duecento degli scambi tradizionali. Prima di partire, gli studenti stipulano un contratto, approvato dal promotore e firmato dal Presidente del Corso di Laurea e dal Preside di Facoltà, con il quale si impegnano a svolgere delle attività specifiche, corrispondenti ad un pacchetto di crediti che i docenti riconosceranno senza ulteriori colloqui integrativi. 
La Facoltà dell’Ateneo federiciano che, fino ad ora, ha saputo coinvolgere più studenti, è Ingegneria. Grazie all’impegno dell’ufficio competente ed ai docenti che hanno invogliato i ragazzi a partecipare, sono partite più di una ventina di persone, dirette soprattutto verso Inghilterra, Belgio, Francia, Spagna e Svezia. Ci sono già stati diversi bandi, un altro è previsto per la fine del mese ed entro questo lasso di tempo è in programma un incontro pubblico, per rispondere alle domande e aiutare gli studenti a fare scelte consapevoli. “Informatevi in anticipo, è questo il consiglio più importante, perchè i bandi restano aperti solo un mese. Muoversi in tempo consente di verificare se c’è bisogno di studiare una nuova lingua o apprendere conoscenze specifiche propedeutiche all’attività che si vuole svolgere” sottolinea il prof. Giorgio Serino, docente di Tecnica delle Costruzioni e referente di Facoltà per l’Erasmus Placement. 
Ed ora il racconto dei primi partecipanti al progetto. Libertà di azione e responsabilità nelle decisioni, sono queste le parole più ricorrenti nei discorsi degli studenti di ritorno dall’esperienza all’estero.
Federico 
a Barcellona
presso un Centro di
microelettronica
“Ho lavorato in un Centro di microelettronica a Barcellona. Mi sono occupato di studiare i guasti nei dispositivi”, dice Federico Perillo, studente specialistico di Ingegneria Elettronica, originario di Caiazzo, in provincia di Caserta. Non è la sua prima esperienza all’estero. “Mi piace viaggiare e conoscere nuove culture. Sono già stato a lavorare a Londra per imparare l’inglese. Inoltre, ho preparato la tesi di laurea triennale in azienda a Torino”. È entusiasta: “ho scoperto una città che non conoscevo e che mi ha molto colpito. Perdersi nelle sue strade è una cosa speciale. E poi ho imparato lo spagnolo ed un nuovo programma. Quello che più conta, però, è che sono stato in contatto con una realtà diversa e distensiva. Le pressioni non mancano, ma i professori sono stati molto disponibili, quasi amichevoli. Nell’ultimo mese di permanenza nel Centro, sono stato coinvolto nell’organizzazione di un congresso”. L’interesse per il computer ha guidato la sua scelta universitaria. “La passione è immutata però troppo spesso l’Ingegneria Elettronica si traduce in applicazioni informatiche, perché si fa poca progettazione. A me, invece, piacerebbe proprio continuare a fare il progettista elettronico, magari anche all’estero, o nel Centro in cui sono stato ospite. Per questo ho mantenuto i contatti”.
Lorenzo: altrove 
“meno burocrazia” 
e gerarchia
Lorenzo Scognamiglio, 24 anni, di Ercolano, è uno studente specialistico di Ingegneria Aerospaziale e Astronautica. Anche lui è stato a Barcellona – “città bella ed espansiva”- presso uno studio di progettazione civile dove subito si è trovato a suo agio per “l’ambiente giovane e amichevole, per niente gerarchico”. “Ho fatto i conti aerolastici, sulla resistenza al vento e alle sollecitazioni per la struttura di un ponte che dovrà essere costruito in Messico”. L’assunzione di responsabilità: uno degli aspetti più gratificanti del suo soggiorno spagnolo: “ho dovuto gestire alcune cose in prima persona. Mi è stata data grande fiducia. Le aziende italiane hanno un’altra concezione del lavoro, sono più chiuse. All’estero trovi meno burocrazia e formalità anche nell’abbigliamento; il primo giorno mi sono presentato con la giacca, ma tutti vestivano in jeans e maglietta”. Lorenzo è rimasto in contatto con il suo responsabile spagnolo. Dopo la laurea lo hanno invitato a ritornare allo studio.
La curiosità per il volo ha spinto le sue scelte universitarie. “La complessità del fenomeno mi ha sempre incuriosito e poi Ingegneria è delle Facoltà che garantisce maggiori opportunità di lavoro perché è ancora un po’ di nicchia”. Il lavoro autonomo, la sua aspirazione per il futuro. “Mi piacerebbe lavorare nel settore delle energie alternative, magari dopo qualche anno di esperienza in azienda”.
Roberta potrebbe
tornare a Bruxelles
per un dottorato
Roberta d’Alessandro 23 anni, napoletana, ha conseguito la laurea specialistica in Ingegneria Aerospaziale e Astronautica a dicembre, discutendo la tesi in inglese. E’ stata ospite del Centro di Ricerca sulla Microgravità di Bruxelles per studiare i nano fluidi. Descrive l’esperienza come “un’opportunità sia sul piano personale che sociale. Mi ha insegnato a capire i miei limiti e le mie potenzialità. Ho incontrato persone diverse e imparato il francese che non avevo mai studiato. Poi ho avuto responsabilità e libertà mai viste, così come mi era successo quando ho fatto la tesi triennale in azienda”. Durante il soggiorno all’estero “ho capito i limiti dell’università italiana che fornisce un’invidiabile preparazione di base, ma è poco pratica. Il primo giorno in laboratorio non sapevo nemmeno come prendere una siringa”. 
La scelta della Facoltà non ha costituito un problema: “tutti davano per scontato che avrei studiato Ingegneria, perché ho sempre avuto una grande passione per lo spazio” . Il futuro è ancora incerto: “mi è stato proposto il dottorato a Bruxelles, ma ci devo pensare perché si tratterebbe di stare fuori qualche anno”. 
Jerzy, polacco, a Napoli per la ricerca
Jerzy Nowakowki è polacco, viene da Lodz. A febbraio terminerà il dottorato in Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni. “Sono venuto a Napoli da studente per il mio primo Erasmus ed ho deciso che avrei fatto qui anche il dottorato. I programmi sono interessanti, la ricerca è importante e i tutor bravi”. La sua seconda esperienza Erasmus l’ha vissuta a  Tolosa, in Francia, presso il Laboratorio di Analisi e Architetture dei Sistemi, “un centro internazionale, frequentato da persone di tutto il mondo. È stato bello trovarsi in un posto così dinamico, con la libertà e la responsabilità di lavorare ed un’ottima organizzazione -mensa e uffici sempre aperti, senza la burocrazia che trovi in Italia”. 
È diventato ingegnere seguendo le orme del nonno e del padre. “Mi è sempre piacuta la matematica e da piccolo mi appassionavano i computer. Ho scelto di fare ricerca perché consente di risolvere dei problemi, trovare soluzioni per migliorare il funzionamento delle cose. La ricerca è molto pratica da questo punto di vista”. Ha alle spalle molti cambiamenti e trasferimenti in pochi anni. E in futuro? “Non so ancora. Mi piacerebbe tornare nel mio paese dove ci sono interessanti possibilità di sviluppo, ma il contesto è ancora poco dinamico. Non ci ho ancora pensato”. 
La borsa di studio 
spesso non basta
a coprire i costi
Tutti contenti insomma per l’esperienza vissuta. Ma le borse di studio previste dall’Unione per sostenere la mobilità dei giovani sono adeguate? “Siamo stati i primi a partire, quindi eravamo un po’ tesi e tutti si raccomandavano molto. Però so che la convenzione è stata rinnovata, quindi vuol dire che tutto è andato bene. Le borse sono adeguate, almeno per vivere a Barcellona, probabilmente altrove non bastano” afferma Federico che racconta di un “piccolo problema: la firma del contratto è avvenuta solo un paio di giorni prima della partenza”. Il punto è che il 70% del finanziamento viene erogato solo 45 giorni dopo la stipula definitiva del contratto. Firmare in extremis, significa partire senza borsa, per alcuni senza alcun supporto. “I documenti non erano mai a posto. Alla fine è andato tutto bene, però c’è voluto troppo sforzo”, sottolinea Jerzy. “Barcellona non è una città carissima ma, in ogni caso, è difficile trovare un affitto al di sotto dei trecento euro, perciò ho dovuto chiedere un po’ d’aiuto ai miei”, dice Lorenzo. Più problematica la situazione per Roberta: “Bruxelles è una città cara. La borsa non basta nonostante il viaggio lo paghi lo studente. Mi sono dovuta appoggiare ai miei. Penso che tutti dovrebbero poter vivere un’esperienza simile, ma chi non se lo può permettere?”. 
Il prof.Serino, dal canto suo, spiega la complessità delle procedure e la situazione organizzativa. “L’Ufficio centrale di Ateneo è oberato di lavoro. Gestisce le pratiche di tutti i programmi Erasmus ma è il personale di cui è dotato è insufficiente. Se gli studenti presentano richieste a breve scadenza, si rischia l’affanno”. Per questo è nata forte l’esigenza di internalizzare le procedure, magari con un piccolo finanziamento, ma per questo ci vorrà ancora del tempo. Diversa è la situazione per quanto riguarda l’importo della borsa. “La filosofia dell’Erasmus non è quella di finanziare l’intero programma, ma di coprire la differenza tra le spese che si sarebbero normalmente sostenute nella propria sede e quelle ulteriori che si presentano all’estero. I tempi di erogazione dipendono dagli accordi che l’ateneo ha con il suo istituto cassiere. Una volta i soldi della borsa Erasmus arrivavano addirittura dopo il rientro. È stata la prof.ssa Fucci ad impegnarsi per modificare la prassi”, conclude il docente 
Per ulteriori informazioni, consultare il sito di Facoltà o rivolgersi allo sportello attivo presso gli Uffici della Presidenza (dal lunedì al venerdì, ore 9.00-12.00).
Simona Pasquale
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