Giovanni Zarra in cattedra a 30 anni, il più giovane docente del Dipartimento

Quando nel 2014 lo intervistammo per la prima volta, Giovanni Zarra era un giovane laureato che aveva appena iniziato il Dottorato di Ricerca ed era in attesa di ricevere il premio come ‘Top student of the year’ nella materia dell’arbitrato internazionale, rilasciato dalla Queen Mary di Londra. All’epoca aveva appena lasciato il lavoro in uno studio italiano internazionale per inseguire un unico sogno: diventare professore universitario. A distanza di cinque anni lo ritroviamo in cattedra, professore associato in Diritto Internazionale, a soli 30 anni. “Sono il docente più giovane del Dipartimento di Giurisprudenza – dice – Forse sono anche il più giovane fra gli internazionalisti di tutta Italia. La mia grande passione mi ha aiutato moltissimo, in questo mondo sei sempre un precario e solo grazie alla mia voglia di investire e ai miei grandi Maestri, i professori Massimo Iovane e Fulvio Maria Palombino, sono arrivato fin qui senza mai demordere”.
Ciò che aveva previsto tempo fa si è realizzato, una sorta di premonizione sul futuro che, a quanto pare, ha portato bene. “Non credo molto nel destino, quello che sono diventato me lo sono guadagnato sul campo. Mi sono laureato nel 2012 a soli 23 anni con 110. Subito dopo mi sono dedicato al Dottorato di Ricerca, scrivendo molti articoli in contemporanea”. 
Nel 2016, concluso il Dottorato, dopo aver abbandonato la pratica forense, “perché non compatibile con le mie ambizioni”, ha iniziato a tenere lezioni all’università di Diritto Internazionale Privato e Processuale, insegnamento complementare. Una scelta economicamente non conveniente – “nello studio, da avvocato, guadagnavo molto di più” – quella di lasciare la carriera forense della quale non si è assolutamente pentito: “Fino al 2018 ho continuato a dedicarmi alla scrittura di articoli scientifici e di manuali. Ho vinto anche il premio della Società Italiana Diritto Internazionale, per il miglior articolo in materia dei danni punitivi nell’arbitrato internazionale. Non avevo davvero tempo per altro”. Nel 2018 arriva l’abilitazione scientifica come associato: “Adesso aspetto che trascorrano i 3 anni per diventare ordinario”. 
Dall’aula alla cattedra: è passato davvero poco tempo. Che tipo di lezione conduce il prof. Zarra? “Il mio è un corso all’inglese, gli studenti hanno uno schema completo di quello che ci si occupa ogni giorno. Sanno già quali pagine del manuale tratterò, hanno le slide in anticipo, così arrivano al corso già preparati e la lezione diventa interattiva perché conoscono l’argomento. Il livello diventa decisamente più alto”. E agli esami? “Sarò un docente disponibile. Chiederò ai ragazzi di essere ricambiato, con ciò che mi aspetto: una preparazione che esula dal numero di pagine da imparare. A me interessa che si prenda il buono dal corso, sfruttando tutte le attività di accrescimento che propone”. I consigli: “Seguire con assiduità e arrivare a lezione preparati sull’argomento, per essere pronti alla condivisione e alla crescita. La Federico II è ancora un’ottima università ed è bene che gli studenti lo rammentino ogni giorno, durante la frequenza”. 
Crederci sempre, arrendersi mai, recita un famoso motto: “I sacrifici vengono ripagati. Non sono figlio di docenti, nella mia famiglia non ci sono professori universitari, eppure ho realizzato una prima parte del sogno contando sulle mie forze”. Per fare carriera: “Consiglio di intraprendere il percorso in modo convinto, dedicandovi tempo. E poi, occorre scrivere tantissimo. Sarà banale ripeterlo ma in Italia la scrittura di testi ed articoli scientifici conta ancora moltissimo nella professione universitaria”. 
Susy Lubrano
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