In giro per il mondo con l’AIESEC

Esperienze forti, che lasciano il segno. Sono quelle raccontate in occasione della presentazione Aiesec del 19 ottobre da chi ha avuto recentemente occasione di trascorrere un periodo all’estero, in uno dei tanti Paesi che dell’associazione studentesca internazionale fanno parte. L’Aula Piccagli dell’Università Parthenope ha accolto tutti coloro che volevano saperne qualcosa in più, e l’associazione si è presentata attraverso due racconti, uno più straordinario dell’altro. Maria D’Onofrio, 25 anni, neolaureata in Economia del commercio internazionale e dei mercati valutari, è tornata il mese scorso dal Perù. Attraverso il programma CEED (Cultural Exchange Educational Development), uno di quelli organizzati dall’Aiesec per favorire gli scambi internazionali, è venuta in contatto con un mondo che le è rimasto nel cuore. Un luogo di indescrivibile bellezza, dove è possibile trovare deserti, altipiani, mare, montagne, una sorprendente varietà geografica e climatica. “Le persone avevano le guance bruciate dal sole perché lì di giorno fa molto caldo e di sera molto freddo – racconta Maria – La nostra stagione estiva coincide con la loro stagione delle piogge”. Un posto con abissi di ricchezza e abissi di povertà: “in Perù i poveri sono davvero poveri, vivono in case con i tetti di lamiera, senza acqua, senza luce, senza strade. Anche i ricchi sono davvero ricchi, e vivono in case blindatissime, con le guardie del corpo. Blindati i negozi di generi alimentari: le loro porte sono protette da grate sempre chiuse perché c’è il pericolo che la gente rubi i prodotti. La cosa mi ha colpito molto”. Ma perché Maria è stata da luglio a settembre in Perù? La neodottoressa confessa che di capitare lì proprio non se lo aspettava. E’ successo un po’ per caso, come per caso è entrata a far parte dell’Aiesec, associazione molto presente all’Università Parthenope. “Sono iscritta da tre anni – dice – Ora che mi sono laureata potrò restare ‘interna’ per altri due anni, dopodiché diventerò una degli alunni, collaboratori esterni. Venni a conoscenza dell’associazione e delle sue iniziative passando per caso ad un convegno. Pensavo che iscrivendomi avrei potuto affrontare diversi temi di carattere internazionale più da vicino. Poi è successo che, recentemente, il comitato Aiesec presente in Perù chiedesse aiuto per la realizzazione di un progetto. Ho proposto la mia candidatura e, con mia sorpresa, sono stata selezionata. Di candidature ne vengono presentate tante…”. Il progetto prevedeva la realizzazione di un’attività di alfabetizzazione e di supporto alla creazione di impresa, ad opera di un’Università cattolica peruviana, in favore di 25 donne locali. Maria D’Onofrio si è occupata della pianificazione e dei contatti con aziende, organizzazioni non governative, docenti, con le stesse donne interessate dal progetto. “Si trattava di articolare un piano di responsabilità sociale. Trascorsa la fase dell’alfabetizzazione, ci si è avviati verso la microimpresa”. Un vero e proprio lavoro, dunque.  Non a caso, Maria è stata contattata per un lavoro part-time sia dall’Aiesec del posto che da un’organizzazione non governativa. “Mi piacerebbe molto tornare in Perù e lavorare in questo settore. E’ stata una scoperta bellissima”. Di paura di viaggiare da sola verso un posto tanto lontano non se ne parla neppure, perché l’Aiesec è come una grande famiglia, non ci si sente mai soli. “I membri del comitato locale mi hanno accompagnato ovunque e mi hanno fatto sentire protetta. L’accoglienza che riserviamo noi in Italia a chi ci viene a trovare dall’estero l’ho ritrovata dai ragazzi peruviani”. Condicio sine qua non per partire senza avere problemi è piuttosto la conoscenza di una lingua straniera. Non c’è bisogno di parlare come un madrelingua, ma un po’ di inglese e di spagnolo bisogna masticarli. Maria ha parlato sempre in spagnolo. “Per entrare a far parte dell’Aiesec e vivere pienamente le sue attività basta conoscere un po’ di lingua straniera, avere una certa flessibilità per gli spostamenti e voglia di conoscere nuove culture –  afferma Maria –  La cosa che maggiormente ho apprezzato è il fatto che tramite quest’associazione è possibile dedicarsi alla mobilità internazionale senza essere vincolati dalla media dei voti o dal tipo di esami superati, come in genere avviene quando è l’università a organizzare queste iniziative ”. Il mese scorso è tornato da un viaggio importante anche Luigi Masucci, 26 anni, laureando in Economia e Commercio Internazionale e dei Mercati Valutari, ex presidente di Aiesec Parthenope. Non era la prima volta che Luigi faceva un’esperienza del genere. Lo scorso anno era stato in Equador, per uno scambio come quello cui ha partecipato Maria D’Onofrio in Perù. In India ha invece preso parte all’organizzazione del congresso internazionale dell’Aiesec, che si è tenuto dal 25 agosto al 5 settembre ad Agra, la città del Taj-Mahal. Un evento di grande impatto: 800 rappresentanti provenienti da 91 paesi, 60 le persone che hanno lavorato nell’organizzazione. Anche in questo caso non è mancata l’opportunità di interagire con l’ambiente circostante. Luigi rievoca qualche aneddoto divertente: “è capitato che noi dell’organizzazione ci fermassimo all’esterno dell’albergo per giocare a pallone. Subito venivamo accerchiati da una trentina di ragazzini che volevano imparare. In cambio ci hanno offerto di insegnarci a giocare il loro sport nazionale: il cricket”. E’ l’incontro con una cultura ‘altra’. “Io ho vissuto per la prima volta un periodo di scambio culturale a 25 anni –  racconta Masucci – ho iniziato tardi. I ragazzi degli altri paesi a 19-20 già vanno in giro per il mondo. Far parte di un’associazione come la nostra aiuta a sbloccarsi, dà il coraggio di uscire fuori. Fuori non solo in senso fisico, ma anche emotivo: si impara a parlare in pubblico, a organizzare eventi, a preparare dei progetti, a lavorare in gruppo”. 
Sara Pepe
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