Ingegneria cerca un Preside, ma anche certezze per il futuro

Ingegneria al voto giovedì 12 maggio per eleggere il suo nuovo preside, dopo gli anni entusiasti della Presidenza di Vincenzo Naso. Ma come vive la Facoltà questa competizione?
Il prof. Luigi Nicolais è considerato fra i grandi elettori del prof. Cosenza. Favorevole ad un rinnovamento anche generazionale, alla Presidenza di Ingegneria. Del resto nella sua squadra di consulenti, in Regione, c’è un giovane quarantenne accademico di belle speranze come il prof. Gaetano Manfredi, fra i più stretti collaboratori del prof. Cosenza nonché direttore e suo successore al Dipartimento di Ingegneria (DAPS). Ma il prof. Luigi Nicolais tende a separare con nettezza la sua funzione istituzionale in Regione con la politica accademica: “attualmente faccio solo l’Assessore Regionale e dunque non mi occupo di politica accademica. Fra l’altro Mario Raffa ed Edo Cosenza sono entrambi dei cari amici e degli eccellenti studiosi, che portano vanto alla Facoltà”. Almeno una dichiarazione programmatica, non di voto? “La Facoltà è molto fortunata ad avere due candidati di grande valore e quindi sono convinto che sarà un ulteriore momento di crescita della nostra Facoltà. Non mi fate aggiungere altro”, sarebbe al di fuori dei suoi compiti istituzionali, lascia intendere. Mentre non è un mistero che larga parte dell’Ingegneria dei Materiali e dei Chimici in generale, siano più propensi per la candidatura di Edoardo Cosenza, -e non gli è piaciuta l’uscita a gennaio di quella di Raffa, visto che la prima era ormai ufficiale da tempo-. Così anche larghissima parte dei Civili (che pur essendo una grande area disciplinare con oltre il 30% di voti complessivi, come è naturale che sia, non vota mai compatta). Un voto, quello che incrocia l’Ingegneria dei Materiali, Chimici e Civili, fatto anche di folte collaborazioni scientifiche ed economiche. Ad esempio nei centri di Competenza della Regione, con attività finanziate per 800.000 euro, in pratica lavoro scientifico certo per i prossimi 5 o 10 anni. A dimostrazione che il mite Cosenza non pensa solo alle fondamenta della Facoltà, ai servizi di base, come si è potuto capire al dibattito pubblico del 14 aprile, ma è anche uomo di relazioni istituzionali, procacciatore di finanziamenti e garante di una proiezione anche esterna alla Facoltà. Proiezione esterna che è anche la caratteristica del prof. Mario Raffa, gestionale e politico accademico da sempre, sin da quando era giovane professore associato, spesso nel ruolo di innovatore scomodo, sin dai primi anni ’80 quando faceva battaglia in Consiglio di Facoltà. 
Dove sono 
gli associati?
E qui necessita una parentesi: che fine hanno fatto i professori associati? In questo dibattito accademico, forse per la prima volta nella storia di Ingegneria, non si sono visti: niente interventi niente proposte di categoria, niente sollecitazioni di alcun genere. Eppure, anche per loro, i problemi non mancano, anche per loro ci sono carenze di certezze e preoccupazioni per il futuro. Forse la paura di prendere posizioni per il candidato sbagliato? Qualcuno in privato afferma: “in passato una presa di posizione errata ha fatto pagare un prezzo alto alla mia area disciplinare: fuori da tutti i momenti decisionali ed i flussi di finanziamenti. Bisogna capire”. Forse il riferimento è alla competizione elettorale di quattro anni fa per il rettorato, che avrebbe escluso alcuni dal governo dell’ateneo come dai finanziamenti regionali, perché fuori dall’asse di ferro Trombetti-Nicolais. Ma le mancate prese di posizione di categoria anche dei ricercatori è un fenomeno più generale che attualmente si nota in tutto l’ateneo: anche ad Economia, a Lettere, a Medicina, a Giurisprudenza, ecc., l’assenza del dibattito di queste due categorie è una costante –forse dovuta ad un certo riflusso, giustificato anche generazionalmente. Eppure, c’erano stati, negli anni passati, momenti di gloria, ad esempio con il CIPUR, Coordinamento Professori Universitari di Ruolo, quando, una dozzina di anni fa, nel ’93, con 300 voti, fecero saltare l’elezione di un Rettore nei primi due turni (competizione fra Ciliberto e Tessitore), e nel ’90 furono determinanti nel promuovere più candidature, non solo di bandiera. Ma erano altri tempi, nel CIPUR c’erano Raffaele Porta (Agraria), Pino Petrella (Medicina), Alberto Incoronato, Giovanni Maglio, Federico Giordano (Scienze), Antonio Romano (SUN). Oggi, di quel gruppo, Porta è da otto anni assessore, prima alla Provincia e poi al Comune; Petrella è da tempo parlamentare e braccio destro di Antonio Bassolino, (entrambi sono diventati ordinari); Incoronato è ordinario anche se continua a fare battaglia. Ma le istanze di questa categoria sono un po’ sfumate, sotto i colpi delle riforme e controriforme di Berlinguer, Zecchino e Moratti. Ed anche per il successo di alcune battaglie: da un po’ di anni i professori associati possono dirigere Corsi di Laurea e Dipartimenti o coordinare strutture di ricerca, anche se non in tutte le facoltà questa linea è passata (si veda ad esempio Giurisprudenza), ed anche sotto il rettorato Trombetti, associati e ricercatori trovano ascolto. Ma forse la crisi deriva soprattutto la mancanza di leader carismatici e l’invecchiamento di queste due categorie.
Capitolo finanziamenti. Ebbene, prima abbiamo parlato di Cosenza, ma anche i gestionali italiani, di cui il prof. Mario Raffa è da un anno Presidente, hanno capacità di attrazione. Basti pensare ai fondi FIRB, fondi ministeriali per la ricerca applicata: su 15 progetti finanziati, 5, per ben 15 miliardi di vecchie lire hanno come capofila i gestionali italiani, ben relazionati con Raffa. Visibilità esterna. In questo, il prof. Raffa è fra i maestri, è l’uomo ovunque: sempre presente nei dibattiti cittadini, scientifici e politici, sul futuro della città come sulle architetture istituzionali. Prima del voto alle regionali Raffa è stato a Bologna alla “Fabbrica del programma” di Romano Prodi, invitato a parlare sui temi nazionali dell’Università (con Prodi c’è un legame scientifico e consulenziale dai tempi in cui era Presidente del Consiglio), durante la campagna elettorale per la Presidenza della Regione è stato fra i dodici economisti e studiosi di politica economica invitati ad incontri sul programma regionale dei prossimi 5 anni; da sempre è vicino al progetto di Città della Scienza, è fra i maggiori collaboratori del prof. Vittorio Silvestrini, al punto da essere presente anche nel nuovo Consiglio di Amministrazione della società consortile a maggioranza regionale che gestirà il suo definitivo (questa l’ipotesi) consolidamento. Senza dimenticare la fitta rete di seminari ed incontri scientifici, che vedono i gestionali coordinati da Raffa relazionarsi continuamente con Unione Industriali, Associazione nazionale e regionale delle piccole e medie imprese, una fitta rete di aziende nazionali interessate agli studi napoletani di Ingegneria gestionale come ai suoi laureati, équipe di ricercatori internazionali sui temi delle piccole imprese e dell’organizzazione aziendale.
“Perché non 
eleggiamo
due Presidi?”
Aspetti che durante questa campagna elettorale hanno fatto affermare a più di un docente di Ingegneria (fra questi Pasquale Erto): “ma perché non eleggiamo due Presidi, uno che pensa alle fondamenta (Cosenza), ed uno alla gestione e alle relazioni esterne (Raffa)?”. Non è detto però che questa collaborazione non possa avvenire, dopo il voto, chiunque vinca.
Cascetta 
“indipendente”
Chi si è sempre tenuto fuori dalla competizione elettorale, probabilmente più di Nicolais, è stato certamente il prof. Ennio Cascetta (stando ai si dice). Illustre professore di Ingegneria dei trasporti, poco più che cinquantenne, Cascetta, già Direttore del Progetto Nazionale Trasporti del CNR, scienziato di fama ed attualmente assessore regionale ai trasporti è stato già scelto da Prodi anche alla sua Fabbrica del Programma. Ebbene, a Cascetta questa competizione fratricida tra Cosenza e Raffa pare non sia mai piaciuta. Si dice che fra i due propendesse per il secondo oppure per un accordo, o più preferibilmente per una terza candidatura. Le sue ipotesi non sono andate in porto, in fondo gestisce solo 12 voti che potrebbero  non andare su Cosenza. Comunque il professore ha cose più importanti da fare. 
“I professori di
Ingegneria 
ci hanno da fare”
Cose più importanti. È un’altra costante della Facoltà di Ingegneria di Napoli: “i professori di Ingegneria ci hanno da fare” dice qualcuno. Una facoltà forte, storica, internazionalmente apprezzata, con un ruolo di primo piano in città, al punto da svolgere un ruolo sul futuro di Napoli e della Campania, con due assessori regionali in ruoli strategici (Cascetta e Nicolais), il vicesindaco Rocco Papa (che è anche assessore all’Urbanistica ed a cui si deve il primo piano urbanistico approvato da 30 anni a questa parte, che sta svolgendo un ruolo importante sul futuro di Bagnoli come di Napoli Est). E poi una sfilza di accademici impegnati sui temi più diversi, dall’emergenza rifiuti (Vanoli), ai comitati tecnico scientifici (Reale), ad una serie di elevate consulenze, ai Centri di Competenza, a tant’altro. Tutti impegnati, ma soprattutto in proiezione esterna, -prova ne sia che ai Consigli di Facoltà è presente solo un terzo o al massimo la metà del corpo docente- ed anche questo pesa nelle scelte della Facoltà, nella distrazione anche dai momenti istituzionali. E dunque dal dibattito accademico, almeno da quello pubblico.
Il prof. Gennaro Volpicelli, fra i padri nobili della facoltà, ingegnere chimico, già per 9 anni Presidente di Corso di Laurea e Preside per 9 anni nei primi anni ’90, è fra coloro che sono impegnati in ruoli cittadini. Dopo essersi occupato dell’emergenza ambientale ai tempi dello scoppio dei serbatoi petroliferi a Napoli Est, è oggi Presidente di ‘Diametro’, la lobby dei professionisti vicini all’on. Petrella ma soprattutto al Presidente Bassolino, che fornisce competenze scientifiche e consigli sui temi più diversi ed importanti a quanti governano enti locali o ricoprono incarichi nazionali, nel centro sinistra. Come vede lui questa campagna elettorale per la Presidenza? 
Volpicelli: occorre 
volare alto
“E’ un momento di grande importanza, significativo e pericoloso per l’università italiana e per il futuro della Facoltà di Ingegneria. L’Università deve essere gelosa custode della sua autonomia. Questo il tema principale”. I rischi? “La situazione politica che subisce delle involuzioni, distaccandosi sempre più dai cittadini, dal paese reale e dalle sue problematiche”, allude al governo Berlusconi bis. “In questo senso la facoltà è ben vaccinata, ma preoccupazioni la sfiorano comunque. Perché le insignificanze della destra provocano, talvolta, cadute anche a sinistra”. “Poi c’è il problema del rapporto interno alla facoltà: bisogna andare avanti uniti, superare le divisioni del passato, anche fra i singoli settori, soprattutto fra chi ha gestito e chi ritiene di sentirsi escluso”. Elezioni di Facoltà: “due grandi personalità, ma i problemi sono il futuro, un salto di qualità, non solo organizzativo, ed un ricambio generazionale. Insieme all’attenzione sui temi della città”. “Invece di parlare di contrapposizione fra candidati, pure eccelsi, sarebbe stato meglio elevare i temi del dibattito. Penso insomma che c’è tanto da fare”. “Mi riservo quindi, dopo l’elezione del Preside, di effettuare una pubblica riflessione in Facoltà”.
Chi voterà chi?
Chi voterà chi e perché? È difficile raccogliere dichiarazioni ufficiali fra i 370-380 docenti che andranno alle urne: “sono entrambi amici e studiosi stimati”, “non mi metta in difficoltà”, sono le frasi ricorrenti. Difficile stilare una lista anche di chi è proCosenza e chi pro Raffa. Non ci sono ufficiali prese di posizione, ne documenti con firme di appoggio al candidato, come accadeva un tempo. Ci sono quelli che sostengono che hanno “già preso da tempo impegno con Cosenza, pensando che fosse candidato unico e largamente unitario. Ma alla luce della seconda candidatura” sono stati colti di sorpresa. Ci sono quelli che: “abbiamo avuto un ripensamento, da gennaio a questa parte”. Ci sono quelli, molti, per i quali: “chiunque vince saremo in buone mani”. Quelli che: “la candidatura Raffa è in crescita, dopo le previsioni bulgare per Cosenza, della prima ora”. Ci sono quelli che: “prima si vota prima sciogliamo questo rebus e si torna al lavoro solito”. Ci sono quelli che: “chiunque vinca ci sono tanti problemi da risolvere: dalla triennale, alla riforma ad Y, agli sbocchi occupazionali, alla carenza di fondi”
Il voto
Si sa che chimici, materiali, aeronautici, elettrici, civili, parte dei meccanici, sono a maggioranza pro Cosenza. Mentre i tre Corsi di Laurea di Gestionale (140 insegnamenti, ma poche titolarità disciplinari), gli informatici, automatici e telematici (frutto anche della spaccatura sulle elezioni del rettore), parte degli elettronici, dovrebbero essere proRaffa. In più il voto sciolto di parte dei docenti del biennio e le incertezze del personale-amministrativo (ma qui c’è chi considera “il voto già scontato”) e degli studenti. Mentre le ultime chiamate dei ricercatori (una trentina circa), potrebbero giocare soprattutto a favore del prof. Cosenza.
Due linee a confronto. Ma anche due generazioni e due tematiche. Sarà scelta la linea del rinnovamento generazionale, portando il quarantasettenne prof. Cosenza, detto ‘il giovane’, alla Presidenza: scienziato già affermato, mite, con ottime relazioni accademiche ed istituzionali e nel proprio humus la mediazione fra le posizioni come metodo di lavoro, poco incline a stare sotto i riflettori? O un rinnovamento anagraficamente più soft, con il 58enne Raffa, anch’egli dal lungo curriculum, forse più noto all’esterno, ma considerato caratterialmente meno incline alla mediazione (forse errando), troppo forte per una facoltà con tanti principi e personalità di primo piano, in parte turbati dall’idea efficientista di una Giunta di Presidenza -per quanto ‘larga’ come da programma ma che comunque restringe l’asse di comando, relegando pur nobilmente, al Consiglio di Facoltà le funzioni “di indirizzo e progettualità”? Vincerà  “l’internazionalizzazione e l’ottimismo”, su cui si caratterizza la candidatura Cosenza, o le barricate di Raffa, contro “le nubi sul futuro e l’incertezza” che avvolge “il sistema universitario”, compreso il futuro di tanti giovani ricercatori ed associati? 
Una cosa è certa, i termini in negativo, come “nubi e incertezza” non fanno parte della storia e della tradizione dei docenti e degli studenti di Ingegneria. Più abituati al termine: primati. Primati in tutto, nella ricerca, nell’occupazione, nei posti di comando. Ma nubi ed incertezze, fanno già parte, invece, del futuro e dell’attualità dei neolaureati e dei laureati triennali di Piazzale Tecchio, che vedono le certezze di un tempo in serio pericolo; insieme ad anni di studio, sacrifici ed a propositi per il futuro. Certezze che non consentono più di garantire neppure i servizi essenziali di una facoltà che si relaziona con il mondo: dai servizi igienici sempre più vomitevoli, alla carenza di aule e laboratori, ai furti e rapine (“riceviamo studiosi internazionali ma sotto via Claudio di sera ci accrastano” aveva detto il prof. Antonino Mazzeo nel dibattito del 14 aprile). Forse è per questo che coloro che tengono vivo il dibattito in queste settimane sono soprattutto le organizzazioni studentesche. Mai così vivaci come in questi giorni.
Paolo Iannotti 
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