Istituti privati, studente di Giurisprudenza truffato

Una storia di discussioni continue, di insulti e di soldi sprecati – 1.750 euro, tre milioni e mezzo delle vecchie lire – quella vissuta da Antonio Andreozzi, studente in Giurisprudenza iscritto alla Seconda Università, reo di aver chiesto aiuto per studiare – “in breve tempo” e “in modo efficiente” – l’esame di Diritto commerciale. A frodarlo, “Universitalia”, uno dei tanti istituti privati che millantano sostegni sicuri per la preparazione di esami universitari e che, invece, pensano solo ad intascare cospicue somme di danaro.
“Non ho mai avuto grossi problemi con gli esami. Sono stato semplicemente attratto dalla pubblicità di Universitalia”, afferma lo studente. Che dopo aver firmato il contratto – un aiuto da un tutor competente per 20 ore per un totale di 1.750 euro – ha dovuto subito scontrarsi con la indisponibilità dei funzionari e la scarsa preparazione dei suoi tutor. “Non hanno mai tenuto conto dei miei impegni, con un insegnante che non faceva altro che ripetere, in maniera sintetica, ciò che riportava il libro di testo”, racconta Antonio.
Di qui la decisione di cambiare esame. “Ho preferito buttarmi su Economia, per avere un supporto concreto da parte del tutor e non vanificare, quindi, la spesa economica”. Peggio che andar di notte: “mi è toccato un neo laureato, che non sapeva rispondere alle mie domande”. E via così, con altri due tutor e “con gli insulti da parte dei responsabili napoletani di Universitalia, che accusavano me di non capire le spiegazioni”.
Insomma, Antonio è riuscito a completare le venti ore solo dopo un anno, “senza che facessi troppe domande e senza neppure ricevere quell’assistenza per cui avevo pagato”. “Oltre al danno economico – dichiara Antonio – ritengo di aver subito anche danni morali, per i continui insulti che mi sono stati rivolti in più occasioni e le assurde discussioni che ho dovuto affrontare con persone che si spacciano per professionisti, prendono fior di quattrini e poi stentano a mettersi a disposizione, scaricando tutte le proprie colpe sull’ipotetica incapacità cognitiva dello studente”.
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