L’Orientale. Come raccontare la guerra? Riflessioni tra arte, politica, musica e filosofia

Riprenderà il 26 marzo la seconda parte del Laboratorio ‘Racconti di pace e di guerra’ coordinato da Viola Carofalo, ricercatrice a tempo determinato presso il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali de L’Orientale. L’idea alla base dei singoli incontri seminariali “è strettamente connessa al tema oggetto della discussione: la guerra e le sue trasformazioni nel mondo contemporaneo, argomenti attraversati nell’ottica di un confronto interdisciplinare”. Fulcro di ciascun intervento sarà la questione del conflitto bellico, declinato su tre aree di approfondimento: “l’aspetto filosofico, il ragionamento politico e le espressioni artistiche”. Da qui l’idea di coltivare attraverso la cooperazione tra discipline differenti – molte delle quali traggono fondamento dalla filosofia politica – considerazioni che incidono notevolmente sull’attualità, dove la guerra tende a manifestarsi attraverso due modalità di raffigurazione opposte: da un lato, la sovraesposizione del conflitto, con l’attenzione dei media, degli organi di informazione e comunicazione, se si pensa ai “fronti di guerra aperti, nell’area africana e mediorientale” e, dall’altro, “il silenzio che accompagna i conflitti sotterranei che lacerano l’Occidente”. Tra le due tendenze estreme sembra mancare, però, uno spazio di riflessione. Il Laboratorio si propone di colmare questo spazio nel tentativo di “comprendere la ragione di fenomeni storici e delle contese politiche, perché non si proceda come sonnambuli nella decifrazione dei fenomeni che investono la realtà contemporanea”. Un percorso ricco di spunti anche dal punto di vista etico, sociale, antropologico, giuridico che attraverso musica, immagini e parole consentirà agli studenti (sia dei Corsi di Laurea Triennale che Magistrale) di partecipare attivamente al dibattito. In particolar modo, in questa seconda parte si indagheranno con maggiore attenzione i modi in cui gli artisti hanno risposto al tema della guerra narrandola in maniera diretta o indiretta attraverso vari linguaggi, in primis la musica. “Per gli studenti è un’occasione per ascoltare punti di vista diversi sul tema delle guerre, potenzialmente infinito, a cui si è preferito dare un taglio specifico, da cui – speriamo – venga fuori un testo collettaneo”. Senza tralasciare che il Laboratorio possa rappresentare un mezzo per avvicinarsi alla filosofia. “Non esiste più in Ateneo un Corso di Laurea strettamente filosofico, ma la filosofia ritorna costantemente nei discorsi di altre discipline che con essa entrano in contatto, offrendo così alla platea possibilità di confronto con modalità didattiche e metodi d’insegnamento diversi”. Negli incontri tenutisi nei mesi scorsi ampio spazio è stato riservato “ai contributi di filosofi che nell’avvicendarsi delle epoche hanno restituito una lettura della guerra attraverso il proprio pensiero politico”. Per citarne alcuni: Erasmo, Spinoza, Hobbes, Foucault, Deleuze, Guattari e Schmitt (con interventi dei professori Giuseppe D’Alessandro e Delio Salottolo de L’Orientale, Bruno Accarino dell’Università degli Studi di Firenze, Gianvito Brindisi dell’Università Parthenope ed Eleonora de Conciliis della rivista di filosofia ‘Kayak’). “Il filo narrativo degli incontri si muove, principalmente, su due binari: la guerra come elemento ricorrente della storia umana e le forme in cui le esperienze della guerra si modificano nel corso dei secoli sullo scenario internazionale”. Su questo duplice aspetto, ad esempio, si è soffermata la prof.ssa Rossella Bonito Oliva, docente di Etica della Comunicazione Interculturale, parlando del connubio tra violenza e memoria connesse allo stato di guerra. Interesse e curiosità hanno riscosso le discussioni sulle parole della guerra, “campo d’indagine privilegiato per un Ateneo votato allo studio delle lingue straniere e dei contesti interculturali, con focus sui modelli etimologici e testuali”, illustrati dal prof. Alberto Manco. Con un’analisi “dall’idea di guerra in senso classico fino alle accezioni che ha assunto nel Novecento per aprire una finestra sul mondo attuale e l’Europa di oggi, analizzando fenomeni legati al terrorismo o alla crisi dei rifugiati”, come spiegato dal prof. Miguel Mellino. Ed è proprio sul valore delle ‘parole di guerra’ che la prof.ssa Carofalo ha incentrato il suo intervento, costruito intorno al pensiero di Simone Weil, “filosofa francese per ragioni biografiche visse tra due guerre”, e alla cui figura la docente ha dedicato una monografia, attualmente in corso di pubblicazione. “Il lessico detiene il potere di manipolare la narrazione. Pensiamo alla questione migrazioni: di fronte allo schema amico-nemico, la parola usata contribuisce a costruire un modello di comportamento, determinando un atteggiamento di chiusura o viceversa di dialogo nei confronti dell’altro”. All’Università e altri luoghi deputati alla formazione spetta il compito di “fornire gli strumenti per orientare verso il ragionamento critico e insegnare il dubbio verso ciò che si dà come assodato, ponendosi a monte l’obiettivo di prospettare un superamento della guerra e parlare di pace e gestione dei conflitti stessi”.                             
(S.S.)
- Advertisement -
spot_img
spot_img
spot_img

Articoli Correlati