Le professioni dopo la laurea in Giurisprudenza

Grande entusiasmo agli Incontri Introduttivi allo studio del Diritto. Più di tremila studenti hanno affollato la Facoltà di Giurisprudenza per una manifestazione che ha acceso i riflettori sul mondo del diritto, collegando passato, presente e futuro di una tradizione giuridica che non ha eguali nel resto d’Italia. Cinque giorni di incontri, 3 aule video collegate all’aula Coviello, tanti ospiti illustri, la maggior parte laureati al Federico II, per fornire ai nuovi iscritti una rappresentazione ‘vivente’ delle possibili scelte occupazionali post- laurea. E’ stato il Rettore Guido Trombetti a dare il via, il 28 settembre, alla manifestazione. “Sono molto lieto ed onorato di partecipare a quest’evento di grande valenza culturale, dove l’università si apre ad una realtà esterna in stretta connessione con il proprio territorio. La Facoltà si rapporta a chi lavora quotidianamente nel mondo giuridico, a quelle figure competenti che rappresentano un’eccellenza assoluta nel panorama italiano. L’università statale più antica del mondo  raccoglie i contributi di chi ha scritto una pagina di storia, indicando ai neo iscritti le possibilità future da prendere in considerazione, nella consapevolezza delle risorse che la stessa Facoltà offre”, ha detto il Rettore. 
Coordinatore dell’evento, il Preside Lucio De Giovanni, visibilmente emozionato, il quale ha saputo valorizzare ogni incontro fornendo una chiave di lettura diversa. E ha donato nuova linfa vitale ad un Corso di laurea spesso demonizzato. “La presenza di così tanti giovani riempie di gioia – ha commentato il Preside –  E’ una risposta che certifica la voglia di sapienza dei giuristi del domani. I neo iscritti si presentano con un carico di incertezze e speranze, saranno i racconti  degli ex studenti della Facoltà ad aprire le porte del mondo giuridico, rivalutando la funzione nobile del giurista”. A fare la differenza, durante il percorso universitario, è la consapevolezza di seguire un ideale, “ciò che ha distinto i nostri relatori è la vocazione che essi hanno trovato lungo la via. Solo così, da studenti, si può trovare la strada che raggiunge le vette più alte. Considerare il diritto come un ideale da perseguire è il primo passo del buon giurista”.
Il Magistrato
Dedicato ad una delle carriere più ambite del post-laurea, quella della Magistratura, il dibattito del 28 settembre ha coinvolto ‘due celebri ex studenti’ che hanno saputo portare nelle aule giudiziarie quella passione incontrata in Facoltà molti anni prima. Lieto di poter partecipare ad uno scambio di esperienze tra giovani studiosi, il Presidente della Corte Costituzionale Francesco Amirante ha elargito pillole di saggezza ad una platea quasi immobile. “Sono stato un giudice civile tutta la vita, non sono abituato alle grandi folle – racconta – perché più che parlare di diritto, io ne ho scritto”. Studente al Federico II nel 1951, Amirante diventa magistrato nell’immediato post-laurea. “Laureato nel 1955, sentivo forte in me il senso di indipendenza, volevo svolgere le mie funzioni da uomo di diritto in nome del popolo e decisi di provare il concorso perché mi aspettavo un lavoro stimolante”. Concorso meno complesso rispetto ad oggi. “Era un’epoca diversa, i tempi brevi ed i guadagni più o meno immediati. Oggi a chi vuole fare il concorso è richiesta una buona dose di pazienza e volontà: bisogna calcolare tempi lunghi, pause in cui non bisogna mai smettere di studiare, nella speranza di raggiungere l’obiettivo previsto”. A quasi 50 anni dalla sua prima sentenza, il giudice Amirante svela il segreto del buon giurista: “in ogni carriera ci sono momenti bui, a volte si dubita del lavoro scelto, ma un buon magistrato deve saper andare avanti. Un buon giudice deve saper guardare oltre, non limita la propria cultura al diritto, ma prende spunto dalla realtà che lo circonda. Il mondo vivente parla di diritto più di quanto lo possa fare un buon manuale di ultima generazione”. Anche il Presidente del Tribunale di Napoli Carlo Alemi, laureato al Federico II, non ha avuto alcun dubbio sulla carriera da affrontare: “dopo la laurea, passata la classica fase di smarrimento, ho stabilito fin da subito le tappe del mio percorso: il tirocinio, la preparazione del concorso e la pratica forense, senza precludermi nessuna via d’accesso”. A capo di 1400 magistrati nella sezione del Tribunale di Napoli, Alemi sa quanto sia difficile accedere alle aule giudiziarie. “Il concorso rappresenta uno scoglio difficile da superare, molti candidati a volte vengono tagliati fuori per errori di ortografia che si rilevano nei temi svolti. Il compito dell’università dovrà essere quello di creare studenti preparati anche alla scrittura, d’altro canto i ragazzi devono studiare ogni disciplina in modo serio. Solo con una preparazione ottimale si arriva ad essere concorrenziali nel mondo lavorativo”. Prospettata la possibilità, nel prossimo anno accademico, di stage e tirocini presso gli uffici giudiziari. “L’università è una scelta di vita e qualsiasi mestiere deve essere svolto con consapevolezza e felicità”, conclude Alemi. 
Il Dirigente
Al di là delle tre tradizionali professioni legali, l’incontro del 29 settembre su “Il Dirigente pubblico e il Dirigente privato tra sapere giuridico e saperi gestionali” ha voluto mostrare ciò che si può ottenere con la laurea in Giurisprudenza. “Il laureato in Giurisprudenza – spiega Filippo Patroni Griffi, Segretario generale dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali – non deve fermarsi solo alle competenze di diritto, deve inevitabilmente occuparsi di storia, economia e politica al fine di intraprendere ulteriori percorsi professionali. Il dirigente pubblico o privato è un ruolo di grande prestigio da considerare nell’immediato post-laurea”. Aprirsi a ruoli ‘insoliti’ crea più opportunità lavorative. “Alla fine della laurea non bisogna sapere tutto, occorre semplicemente una preparazione generalista sugli istituti che permetta di spaziare. In questo modo il laureando si approccia al mondo del lavoro scegliendo solo successivamente l’ambito in cui vorrà specializzarsi e la dirigenza che vorrà assumere”. Quindi un buon manager deve essere “responsabile ed autonomo, preparato e porsi da intermediario tra politica ed amministrazione. Consiglio, oltre ad una buona preparazione giuridica, un’ottima conoscenza economica al fine di poter trovare lavoro in più realtà aziendalistiche”, conclude Griffi. Rispetto al resto d’Europa c’è un numero esiguo di laureati in Giurisprudenza che opta per una carriera alternativa, fa notare l’ing. Alessandro Cugini, Consigliere di amministrazione di Unimpiego-Confindustria. “L’università – dice – deve indirizzare i laureati presso le aziende e importare un cambio di mentalità”. Un consiglio agli studenti: “se non si ha una particolare vocazione, meglio portare le proprie capacità e conoscenze in nuovi settori. In questo modo talenti inespressi hanno la possibilità di intraprendere nuove professioni manageriali, uscendo dal circolo vizioso delle carriere classiche”. 
La testimonianza di Ilaria Cirillo, Segretario comunale in tirocinio. “Dopo la laurea ho cercato di guardarmi intorno senza soffermarmi alle solite professioni. Ho continuato a studiare partecipando ad un concorso con più di 3000 partecipanti, affinando le mie competenze economiche e amministrative. Dopo tanto tempo, sapere di averlo vinto mi ha ripagato dei sacrifici vissuti durante l’iter universitario”, racconta. “I concorsi pubblici sono un’ottima risorsa e non vanno considerati un ripiego, perché danno ugualmente prestigio e soddisfacimento economico di tutte le altre professioni considerate più nobili ed antiche”, sottolinea. 
Il Notaio
Prove selettive complesse, fama di casta chiusa: l’alone che avvolge la professione notarile. “Fare il notaio è una scelta di vita coraggiosa perché la strada è in salita e attraversa uno studio costante e lunghi periodi di attesa per poter svolgere la professione a pieno titolo”, avverte il Presidente del Consiglio Nazionale del Notariato Paolo Piccoli e aggiunge: “negli ultimi decenni ci sono state diverse riforme che hanno reso più agevole l’ingresso, la pratica notarile si è ridotta da 24 a 18 mesi, con la possibilità di iniziare a svolgere i primi 6 mesi durante l’ultimo anno universitario, avvicinando in questo modo la professione agli studenti”. Riforma che però non ha agevolato il percorso. “Il notaio ha una funzione sociale, è il garante della certezza dei diritti ed è normale che l’ingresso di nuovi adepti sia monitorato attraverso prove selettive che verifichino le conoscenze acquisite. Chi sogna questa carriera non deve fermarsi mai, deve studiare l’evolversi del diritto in tutti i suoi momenti, per poter fare da ‘scrivano’ ai cambiamenti storici”. Anche per il Presidente del Consiglio Notarile dei Distretti riuniti di Napoli, Torre Annunziata e Nola Tommaso Gaeta il segreto è studiare costantemente: “il notaio riassume il diritto dando vita a quegli atti che esplicano transazioni e cambiamenti di posizioni giuridiche. Chi vuole intraprendere questa professione deve armarsi di pazienza e di spirito critico. Il notaio, come il confessore, prima ascolta, poi annota e poi dà le dritte giuste sul da farsi. La certezza economica che ne deriva testimonia solo l’importanza della professione, che richiede un’attitudine ad essere custodi e garanti del diritto, in tutte le sue sfaccettature”. 
L’Avvocato
Giovedì 1 ottobre l’incontro dal titolo: L’Avvocato profili evolutivi della professione. Relatori: Guido Alpa, Presidente del Consiglio Nazionale Forense; Aula gremita per l’incontro più atteso, quello che ha raccontato la  professione forense. “Per chi studia il diritto civile – spiega il Presidente del Consiglio Nazionale Forense Guido Alpa – Napoli è espressione di una tradizione alta e nobile, evoca un grande margine di professionalità, un contributo al mondo giuridico che non ha eguali e che onora il Paese”. L’emozione all’interno dell’aula Coviello è palpabile. “Siamo qui per creare un filo conduttore fra il passato ed il futuro promuovendo la professione dell’avvocato quale professionista che si occupa della difesa dei diritti”. E se l’Azzeccagarbugli del Manzoni sembra rispecchiare ancora l’immagine che i media danno della figura dell’avvocato, “bisogna andare oltre i pregiudizi – dice il Presidente – e scavalcare la proverbiale diffidenza che si ha nei confronti di chi fa questo mestiere. Il potere delle parole incute timore. L’avvocato è una persona libera, non controllabile dall’esterno e per questo ha la completa libertà di disporre delle formule giuridiche per tutelare l’interesse dei suoi clienti”. Presupposti essenziali del principe del Foro: “buona dialettica, elasticità mentale, conoscenza del mondo economico e sguardo presente ai fattori sociali. La società cambia rapidamente ed il diritto ha una funzione disciplinante, per cui deve essere vigile alle trasformazioni”. Un consiglio ai neo iscritti: “costruire fin da subito una predisposizione alla pratica forense in modo da non arrivare impreparati alla laurea, seguire una scuola di specializzazione che identifichi l’ambito del diritto su cui si intenda esercitare. La professione ha tante luci ma molte ombre – conclude Alpa – e deve essere esercitata con passione e coraggio”. Non sarà facile emergere in una realtà lavorativa come Napoli, dove ci sono 230mila avvocati iscritti all’Albo. “Numeri che non devono spaventare – esorta Bruno Piacci, Segretario del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli – in quanto non da tutti la professione è svolta con la stessa intensità. Il diritto ha bisogno di un tecnico che lo faccia valere e l’avvocato è il garante del sistema democratico fin dalle sue prime esperienze. Già dall’università si deve intraprendere un percorso serio, per poi affrontare l’esame e specializzarsi in ambiti specifici del diritto. La laurea non è un fine, è un mezzo attraverso il quale si realizzano i sogni e le aspettative”. Poi la parola va a Salvatore Ciccarelli, Presidente della Sezione di Napoli dell’A.I.G.A., Associazione Italiana Giovani Avvocati, che si dice “orgoglioso di essere avvocato”. “Siamo in tanti, il lavoro c’è, ma per farlo al meglio bisogna specializzarsi, la cultura arriva al potere e fa differenza”, sottolinea Ciccarelli e invita i ragazzi a riflettere sul proprio percorso “senza perdere mai la speranza di fronte alle difficoltà oggettive che si riscontrano quotidianamente”.
Il benvenuto
alle matricole
“Costruire solide fondamenta”, il tema dell’ultimo incontro della manifestazione. A dare il benvenuto ai neo iscritti oltre al Preside Lucio De Giovanni, il Presidente della Commissione Didattica prof. Giovanni Leone, “nella speranza che il percorso sia agevole e pregno di soddisfazioni, dove l’università aiuti lo studente a trovare la sua vera strada tra le tante che vengono propinate”. “Gli studenti non saranno mai soli e durante l’anno accademico saremo qui per qualsiasi dubbio”, afferma il Presidente del Consiglio degli Studenti di Facoltà Roberto Iacono. Antonio Felice Rescigno, rappresentante degli studenti nel Consiglio d’amministrazione dell’Ateneo, commenta la manifestazione: “è stata una importante opportunità per gli studenti di confrontarsi con alte cariche istituzionali che fanno da modello a chi voglia intraprendere la carriera giuridica”. 
Entusiasti coloro che hanno partecipato agli incontri. “E’ stata un’esperienza unica – dice Marta D’ambrosio, neo immatricolata – ho avuto la possibilità di vedere dal vivo chi ha fatto la storia del diritto. Dopo gli incontri sono ancora più sicura della scelta fatta”. “Cinque giorni magnifici – afferma Danilo Barbato – Non ho ancora fatto l’iscrizione perché ero in dubbio, ma le mille sfaccettature della laurea mi danno coraggio. Andrò a seguire i corsi e poi vedremo, anche se gli incontri mi hanno aperto la mente in varie direzioni”. Giuseppe Scialò, iscritto al terzo anno: “ho deciso di seguire la manifestazione per acquisire i 3 crediti formativi ma fin dal primo giorno sono rimasto entusiasta. E’ stata una grande occasione non solo per i neo iscritti ma per tutti gli amanti del diritto”. “Spero che l’iniziativa si ripeta ogni anno – commenta Daniela di Bonito, neo iscritta – perché dà la possibilità di conoscere ciò che si fa nelle aule giudiziarie. Questi incontri hanno fortificato la mia scelta e partirò con un presupposto diverso: voglio scoprire in questi anni qual è la professione che mi è più congeniale”. 
Susy Lubrano
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