Santini: “il Policlinico di Caserta si realizzerà se e quando entrerà nella testa dei miei colleghi”

“Non ho mai ricoperto incarichi in Ateneo”. Un candidato Rettore che rivendichi la sua estraneità, ad oggi, ai ruoli istituzionali non è vicenda comune. Parte da questa apparente anomalia la conversazione di Ateneapoli con Luigi Santini, napoletano, 63 anni, candidato al rettorato della Seconda Università. Chirurgo, sarà anche il protagonista di un derby a Medicina, che esprime anche la candidatura del cinquantasettenne Giuseppe Paolisso, ordinario di Medicina interna e Geriatria. 
Professore Santini, perché enfatizza il dato che non ha ricoperto, ad oggi, incarichi in Ateneo? In genere i candidati rettori tendono a valorizzare la propria esperienza istituzionale. “Lo sottolineo perché mi aiuta a far comprendere che la mia candidatura vuole porsi in una linea di netta discontinuità rispetto alle precedenti gestioni, in particolare a quella del Rettore uscente, il professore Rossi. Il collega Mustilli era Prorettore con Rossi. Il professore Giuseppe Paolisso è stato Preside a Medicina. Io sono nuovo e conto di fare di questa mia caratteristica un punto di forza per cambiare. D’altronde, non è che ci sia molto da vantarsi del passato. La Sun è agli ultimi posti nella graduatoria degli Atenei italiani”. 
Sarà nuovo agli incarichi istituzionali in Ateneo, ma non è un mistero che sia amico molto stretto di Ciriaco De Mita e che sia stato anche candidato con la Margherita al Senato e con l’Udc al Comune di Napoli. Anni fa, c’è chi aveva proposto il suo nome come Assessore regionale alla Sanità. Insomma, non è che sia proprio estraneo alle stanze del potere. “Mi onoro della stretta amicizia con De Mita, persona di grande cultura, di straordinaria esperienza, di sottile intelligenza. Ho cercato, in passato, di portare le mie idee nelle istituzioni. Credo sia il momento di provare a compiere la medesima operazione nell’università dove insegno. Sin da ragazzo sono abituato a credere che valga la pena impegnarsi per ciò in cui si crede. Frequentavo all’epoca il Petraio, a Napoli, dove si viveva una bella stagione di fermento ed impegno politico. Ho conosciuto persone come il fisico Gustavo Hermann, uno che dell’impegno e della passione politica fece una ragione di vita”. 
C’è spazio per due candidati di Medicina? “È riduttivo che si identifichi la mia candidatura solo con Medicina o con una parte di essa. Ho ricevuto sollecitazioni da più Dipartimenti: Ingegneria, Architettura, Giurisprudenza. Se sarò eletto, non sarò certamente il Rettore di Medicina, pur provenendo da lì ed avendo piena consapevolezza delle specificità e dei problemi di quell’area in particolare”. 
Quali sono le priorità che intende perseguire, se sarà eletto? “Occorre, innanzitutto, che si riparta dalla centralità dello studente, dal miglioramento della didattica e dei servizi per gli iscritti. Solo così possiamo diventare competitivi”.
Come si può migliorare la didattica? “Questione complessa. Non esistono, naturalmente, formule magiche. Si può fare molto attraverso il miglioramento delle strutture, la vigilanza sulla qualità del reclutamento, la disponibilità dei docenti, che devono dedicare agli studenti il tempo dovuto e le attenzioni necessarie. La didattica è qualcosa di più complesso che svolgere solo le ore di lezioni frontali. Quanto ai programmi, mi piacerebbe che fossero discussi attraverso il confronto tra docenti, ricercatori e studenti. Non che questi ultimi decidano od impongano, sia chiaro, ma vanno consultati. Accade negli Stati Uniti, sarebbe bello potesse succedere anche qui alla Sun”. 
Secondo punto in agenda? “Non so se sia il secondo, perché è una questione non meno urgente. Occorre valorizzare al massimo la componente dei ricercatori, che oggi è ingiustamente sacrificata e penalizzata, pur sobbarcandosi una parte fondamentale dell’attività didattica, oltre che della ricerca. Bisogna impegnarsi a garantire una progressione di carriera ai ricercatori che la meritano, ma stentano ad ottenerla”. 
Quali sono gli altri punti all’ordine del giorno? “È fondamentale che la Seconda Università finalmente instauri un rapporto ed una relazione forte col territorio sul quale insiste. Bisogna che si faccia promotrice di iniziative, convegni, proposte per migliorare il contesto nel quale è ubicata”. 
A proposito di rapporti col territorio, si realizzerà mai il Policlinico di Caserta? “Dopo due rettorati e 4 mandati non è stata posta neppure la prima pietra, nonostante l’impellenza di realizzare il Policlinico sia stata ampiamente sottolineata dai professori Grella e Rossi, coloro i quali hanno guidato l’Ateneo negli ultimi 15 anni. Dico questo non certo per addebitare loro colpe specifiche, ci mancherebbe, ma per esemplificare un concetto al quale tengo moltissimo: il Policlinico di Caserta si realizzerà se e quando entrerà nella testa dei miei colleghi. Senza una forte spinta da parte di tutto l’Ateneo, in primis da Medicina, non si riusciranno a superare i mille intoppi ed ostacoli emersi nel corso degli anni. Il Rettore, dunque, potrà e dovrà svolgere una opera essenziale di sensibilizzazione e di convincimento”. 
Sulla campagna elettorale: “i colleghi i quali hanno già svolto incarichi istituzionali, da Prorettore o da Preside, hanno avviato già da tempo la campagna elettorale. Diciamo che forse hanno cominciato un po’ troppo presto la corsa per il rettorato. Questa, almeno, è la mia opinione”. 
Sarà eletto al primo turno il nuovo Rettore? “Con due soli candidati in lizza, non sarebbe stato improbabile. In tre, immagino che difficilmente uno di noi potrà prevalere sin dalla prima tornata elettorale”.
Il suo sponsor più caloroso? “Un amico, ma non lavora alla Sun. È il professore Giuseppe Galasso, lo storico. Mi ha incoraggiato ad impegnarmi in questa sfida”.
Fabrizio Geremicca
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