Scoppia la pace tra studenti e rettore

La protesta ha sortito gli effetti sperati: è pace fatta tra gli studenti del Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali della Seconda Università di Napoli ed il Rettore Antonio Grella. Ma la parola d’ordine è “mai abbassare la guardia e, soprattutto, vigilare sugli impegni assunti da parte delle istituzioni”. Ora può tirare un sospiro di sollievo, dopo giorni di attesa estenuante, il collettivo studentesco. A parlare a nome di tutti è, ancora una volta, Salvatore Marino: “abbiamo smesso con l’occupazione ad oltranza dopo un incontro avuto, proprio in queste ultime settimane, con il professor Grella, con la preside Rosanna Cioffi, con la presidentessa del Corso di Laurea, Stefania Gigli Quilici, il sindaco di Santa Maria Capua Vetere, Vincenzo Iodice, la professoressa Maria Luisa Chirico, assessore alla cultura – per altro nominata da pochissimo vice sindaco. Siamo arrivati al punto di stabilire regole precise, senza mai più trovarci in situazione come queste che ci hanno visti schierati per reclamare il nostro inviolabile diritto allo studio”. Un incontro positivo, dunque, che ha fatto seguito alle deliberazioni del Senato Accademico che ha stabilito il trasferimento del Corso di Studi nell’ex casa circondariale di Santa Maria. Una delibera che ha preso in considerazione le motivazioni del corteo studentesco che ha sfilato per le vie della città, ribadendo una richiesta precisa, poi accolta favorevolmente dal Rettore. Dal prossimo anno accademico Conservazione inizierà ad operare a pieno regime nell’ex convento di San Francesco, poi carcere borbonico, ripristinando l’attuale struttura e riutilizzandola  a sede universitaria. Sono state già fissate delle scadenze perentorie; dei termini improrogabili che danno un margine di garanzia gli studenti. “Ora -prosegue Salvatore- il nostro ruolo sarà quello di controllare che gli accordi vengano mantenuti; per questo abbiamo deciso di tenere occupata una sola aula dell’immobile del Centro C1 Nord ovest. L’occupazione non è dovuta soltanto ad un atto simbolico, ma anche dalla necessità che abbiamo come collettivo di poterci incontrare ed organizzare iniziative varie a seconda delle situazioni che si presenteranno”.
Elviro Di Meo
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