La giornata degli studenti di Ingegneria: una maratona!

Lezioni, tanto studio e pause caffè. Non è una semplice routine, ma un vero e proprio stile di vita adottato fin dal primo giorno da universitari dagli studenti di Ingegneria. Per alcuni la maratona inizia molto presto. Sveglia “prima del sole” per Christian Russo, matricola ad Ingegneria Edile. Alle otto e mezza si è già seduti in aula per la lezione.

“Non voglio perdere neanche un minuto delle ore di Analisi I”, sottolinea Christian. Il suo collega Lorenzo Rea afferma: “La concentrazione durante le lezioni deve essere al massimo”. La più piccola distrazione fa perdere il filo logico dell’intera dimostrazione. È per questo che tra una lezione di Analisi e una di Geometria, le matricole considerano la pausa il momento migliore della mattinata.

“Sono i momenti di socialità a fare la differenza”, dice Rebecca Iazzetta, primo anno di Ingegneria Edile. Lei sognava “di diventare architetto, ma questo indirizzo di studio mi è sembrato il giusto compromesso tra i miei sogni e le richieste di mercato”. Prosegue: “sono solo al mio terzo giorno di lezione, ma la vita universitaria mi ha già travolta”.

Nuovi amici, gestione dei tempi, pranzi e studi condivisi, per Rebecca la cosa più bella della sua giornata universitaria è la compagnia: “è stato facile socializzare e creare un grande gruppo”. Dello stesso avviso è Annarita De Rosa: “Il vero valore aggiunto è il gruppo di studio, con cui condividere la complessità degli argomenti”. E questo lo sanno anche le matricole che hanno già affrontato un anno di università, è il caso proprio di Annarita, che si lascia alle spalle un anno di Ingegneria Civile: “il bello dell’università è la possibilità di tornare indietro e di scegliere il Corso che più sentiamo affine. Il passaggio non mi è pesato, soprattutto perché le mie giornate restano divise tra lezioni, amici e studio”. Un percorso simile è quello di Miriam De Simone, anche lei proveniente da Ingegneria Civile in un’altra città.

La studentessa si ritiene soddisfatta del suo cambiamento, ma per lei l’organizzazione ha qualche novità: “le lezioni di Analisi, di Geometria e di Storia dell’Architettura mi stanno piacendo, le aule sono meno affollate rispetto a quelle a cui mi ero abituata e questo mi consente di avere un confronto costante anche con i docenti, così da arricchire e agevolare le giornate di studio”. Alessandra Antonelli si ferma volentieri all’università: “quelli che mi sto abituando a definire ‘colleghi’ sono veri e propri amici con cui condividere ansie, risate e appunti”.

Corsi, pause e chiacchiere, queste giornate sono perfettamente collaudate in modo da far quadrare studio e frequenza in aula. Alessandra afferma: “Il bello dell’università è la gestione dei tempi: a differenza della scuola, qui posso seguire solo le lezioni di cui ho bisogno”. Anche Sara Cafaro, futura ingegnera edile, dopo due ore intense di Analisi I, dichiara: “Sono soltanto all’inizio e la cosa che trovo più complessa, ma anche più stimolante della mia nuova routine, è senza dubbio imparare a gestire i tempi”. Dopo le lezioni molti tornano a casa. Un riposino e poi di nuovo a studiare, come è abitudine di Lorenzo Rea: “ripeto quanto appreso a lezione, perché, tenendo il passo e la concentrazione, diventa tutto più facile”.

I vantaggi di stare al passo con le lezioni

Una conferma della bontà del metodo viene da uno studente del Corso di Laurea in Ingegneria Informatica, ormai al suo ultimo anno di Triennale, Vincenzo Maria Mungello: “Ormai ho capito che stare al passo con lo studio porta non pochi vantaggi per il rendimento”. La giornata di uno studente del terzo anno del Corso, scandita dalla parola chiave ‘ottimizzazione’, non può finire all’ora di pranzo. Ciro Paparo (Canale J-Z), imposta la sveglia due ore prima di uscire di casa.

Quando arriva all’università fa “un recap con i colleghi delle cose da fare, un momento fondamentale che mi aiuta a fissare gli impegni e gli orari”. Lo stesso vale per Simone Porricelli che già lavora nel settore tech fuori le mura universitarie e sfrutta il tempo prima dell’inizio di una lezione per portarsi avanti con lo studio e indagare sui propri interessi. “Il primo semestre è il mio momento preferito, quando iniziano corsi nuovi con cui prendere familiarità”. Alle prese con le recenti lezioni di Base dei Dati, Simone vive le giornate universitarie come fonti di stimoli che lo portano a conoscere nuove persone che parlano il suo stesso linguaggio, ovvero “la lingua della matematica e del tech”.

Il terzo anno una linea d’ombra

I corsi sono molto più specialistici al terzo anno, per questo la vita universitaria si sposta tra i banchi delle aule studio che si riempiono di libri, tablet, computer. Gli studenti sono incollati allo schermo, cercano di metabolizzare quanto appreso la mattina a lezione. Questo è quanto sostiene la studentessa iscritta al terzo anno di Ingegneria Chimica, Benedetta Russo: “finite le lezioni mi piace restare all’università, confrontarmi con colleghi e docenti, e gestire autonomamente lo studio”.

Infatti, è proprio il post-lezione a fare la differenza per alcuni studenti. È il caso di Federica, giunta quasi alla fine del suo percorso Triennale in Ingegneria Informatica, che afferma: “qui lo studio crea dipendenza. Resto in università per recuperare tempo. Dopo la lezione mi metto subito alla ricerca di una presa elettrica, che talvolta non si trova”.

Per Federica uno dei più grandi motivi di stress quotidiano sono i continui cambiamenti di insegnamenti, che non permettono di recuperare i corsi a cui si è iscritti in partenza, “per questo, almeno tre esami li preparo da autodidatta”. Gli anni della Triennale sono sempre i più difficili, racconta Maria Teresa Tambaro, iscritta a Ingegneria Meccanica: “il primo e il secondo anno sono decisamente quelli più complessi, comprendere i sistemi di valutazione non è stata per me una cosa immediata”.

La studentessa riflette sulla difficoltà di entrare nel mondo universitario senza una guida di riferimento, per questo “le persone che si incontrano cambiano le carte in tavola e permettono la creazione di una routine valida alla didattica – dice – Fare amicizia è facile, nessuno giudica, tutti vivono quello che vivi tu, e durante la mia giornata la cosa che faccio di più, oltre studiare, è raccogliere feedback su esami, docenti, metodi di studio”. Il terzo anno è una linea d’ombra, un momento fondamentale che permette di comprendere in che cosa ci si vuole specializzare. “La passione per le auto mi ha sempre spinta verso la meccanica del motore.

Volevo costruire auto – afferma la studentessa – Grazie a nuovi corsi, come quello di Disegno Tecnico Industriale, ho capito che un giorno vorrei diventare una disegnatrice e occuparmi del design delle vetture”. Superate le nuove consapevolezze e organizzato lo studio, non restano che gli esami. Dopo l’entusiasmo iniziale dei corsi e delle nuove amicizie maturate, arrivano i momenti centrali della sessione. “Corsi finiti e tanti esami da preparare, lì diventa tutto più pesante e sparisce anche il momento del pranzo e del caffè in compagnia, ma alla fine c’è tanta soddisfazione”, la considerazione di Luca, iscritto al secondo anno di Ingegneria Biomedica.

Alla Magistrale “faccio solo le cose che mi piacciono”

La soddisfazione culmina con l’inizio della Magistrale, dove la giornata tipo di uno studente subisce una profonda rivoluzione. I corsi generici della Triennale si trasformano in momenti di autentico arricchimento professionale. I ritmi restano serratissimi, come fa notare Giovanni Nappo, immatricolato al primo anno di Ingegneria Meccanica per la Progettazione e Produzione: “Mi sveglio alle 5.30 e per le 7.50 sono già operativo”.

Le materie cambiano, non ci sono più corsi generici come Analisi I, Geometria e Fisica I e II, ma lezioni mirate e specialistiche: “Seguo: Convertitori elettronici di potenza, corso a scelta che mi appassiona molto, e Progettazione e assistenza di strutture meccaniche e dinamiche”. Giovanni racconta che qualsiasi momento di spacco tra una lezione e l’altra è utile per studiare qualcosa, soprattutto perché la giornata culmina alle 19.30. “Tutto questo non mi costa – dice – Sta qui la differenza rispetto alla Triennale: in Magistrale i miei ritmi sono più intensi ma faccio solo le cose che mi piacciono”. Anche dinanzi ad attività extra proposte dall’Ateneo, la priorità degli studenti diventa gestire la propria vita accademica con serenità ed efficacia.

Questo è anche quello che pensa Diletta, secondo anno di Ingegneria Gestionale: “In Magistrale è tutto più interessante e coerente con quello che mi aspettavo dal mio percorso e le modalità d’esame sono molto diverse”. La routine di Diletta è organizzata intorno a scadenze e obiettivi concreti: “Quando non devo seguire, mi sveglio presto per studiare più cose possibili. Nel mio corso ho avuto la possibilità di cimentarmi in diversi progetti e lavori di gruppo”. Diventa evidente che la direzione è rivolta al mondo del lavoro e anche le modalità d’esame variano: “I lavori di gruppo mi hanno permesso di conoscere e lavorare tutti i giorni con persone diverse, sviluppando competenze di team working, indispensabili per una futura attività lavorativa”.

Le giornate di un futuro ingegnere sono per molti una vera e propria maratona. La sera c’è chi riposa come Simone, chi si dedica allo sport come Federica e chi continua a studiare fino a tardi, come Diletta. Quello che li accomuna è la consapevolezza di aver trovato il proprio posto tra una pausa e l’altra.
Carolina Ferraro

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Ateneapoli – n.16 – 2026 – Pagina 11

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