Laboratorio teatrale plurilingue: studenti in scena

Cosa succede quando un testo del 1669 finisce tra le mani di un gruppo di studenti universitari? Dipende dagli studenti. Gli Ardenti, la compagnia del Laboratorio Teatrale Plurilingue, hanno preso La Falsa Astrologia, ovvero Vegghiar Sognando, rifacimento pugliese della Vida es sueño di Calderón de la Barca, e vi hanno costruito intorno un mondo sonoro di romanze, villanelle e ballate secentesche.

A cucire il tutto, come ogni anno, è la sceneggiatura del dott. Ignacio Rodulfo Hazen, capace di restituire vita e respiro ad una pagina di quattro secoli fa. Lo spettacolo finale è andato in scena lo scorso 4 giugno al Teatro Stabile Galleria Toledo, chiudendo la quarta edizione di un Laboratorio che non si ripete mai, guidato dalla prof.ssa Flavia Gherardi, docente di Letteratura Spagnola, che continua ad attrarre giovani capaci di tenere insieme la passione per il teatro e lo studio delle lingue.

Tra i protagonisti di quest’anno Christian Galluzzi, matricola della Triennale in Lingue, che ha interpretato Sigismondo, il principe imprigionato al centro della vicenda. “Sin da quando avevo 8 anni ho sempre fatto teatro perché mi affascina la possibilità di raccontare emozioni e mettermi nei panni degli altri”, racconta. Pur avendo già esperienza sul palco, il laboratorio lo ha colpito per “la professionalità nell’organizzazione, nella regia e nello studio dell’opera originale”.

Del percorso porta con sé nuove competenze attoriali e la riscoperta della letteratura barocca spagnola. Il ruolo di Sigismondo si è rivelato particolarmente impegnativo: “La sfida più grande è stata restituire tutte le sfumature di un personaggio complesso, sofferente, innamorato e ferito”. Ma il ricordo più bello resta il gruppo: “Lavorare con gli Ardenti mi ha fatto crescere e mi ha permesso di trovare amici con cui condividere una passione”.

Francesco Savastano, al quinto anno di Giurisprudenza, è arrivato al laboratorio quasi per caso. “Sono stato subito colpito dalla dedizione di chi ne faceva già parte”, spiega. Nei mesi di lavoro ha interpretato Crotaldo, precettore del principe Sigismondo, un personaggio con cui ha sentito fin da subito una forte affinità: “Il linguaggio aulico e il carattere del personaggio hanno richiesto un lavoro intenso, ma grazie alla guida del regista tutto è risultato più naturale”.

Anche per Francesco, ciò che più resta nel cuore sono i rapporti costruiti con gli altri partecipanti: “È nato un gruppo unito, solido ed eterogeneo. La crescita personale è andata di pari passo con quella artistica”. Per Annachiara Covino, al secondo anno di Lingue, il laboratorio ha rappresentato soprattutto un’esperienza di evoluzione interiore: “Mi sento molto diversa dal primo incontro in cui ci è stato presentato il progetto degli Ardenti. E sono sicuramente diversa da quando mi hanno affidato il ruolo di Elisa e provavamo insieme ‘All’Imperio d’Amore’, la canzone finale dello spettacolo, borbottando il testo ogni volta che lo dimenticavamo”.

Nel ruolo di Elisa si è confrontata con una sfida soprattutto emotiva: “Entrare nella psicologia del personaggio non è stato difficile dal punto di vista razionale quanto da quello emotivo”. Abituata a vivere le emozioni con intensità, ha dovuto imparare a contenerle per restituire la compostezza di una principessa alle prese con tradimenti e minacce di ripudio.

Al termine dell’esperienza resta la nostalgia della fine del percorso, un vuoto riempito in parte “dalla soddisfazione per il lavoro fatto e dalle persone meravigliose e appassionate che non si sono fermate davanti a nulla per far funzionare il complicato, meraviglioso spettacolo che abbiamo portato in scena”.

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Ateneapoli – n.11-12 – 2026 – Pagina 14

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